Home > Recensioni > Daniel Martin Moore: Stray Age

Un capolavoro, con la minuscola

Quando esce un album così prezioso, la voglia di mettersi ad urlare “capolavoro!” è forte, molto forte. Certe volte troppo forte, e si rischia di spaventare qualcuno, o di provocare l’effetto opposto.
Così, non lo nascondiamo, quando sul sito della Sub Pop abbiamo letto la pagina in cui lo sconosciutissimo Moore veniva accostato a Nick Drake e Neil Halstead, le parole “cugino povero” ci hanno attraversato la mente, prima ancora di ascoltare l’album, e saremmo stati quasi tentati di non sentirlo, appunto, e di limitare il nostro parere a questo.

Con torto marcio.
Perché certe volte è tutto nelle premesse.
Togliendo il paragone scomodissimo con l’eminente fantasma di Rangoon, provate ad immaginare l’Andrew Bird sobrio di “Sovay” piuttosto che quello sopra le righe di “Fake Palindrome” o di qualsiasi altra cosa abbia partorito. Ora immaginatelo un po’ più pensoso e meditativo. Oppure immaginate un Damien Rice meno scontato, o il genietto del folk Bright Eyes che fa il suo (“That’ll Be The Plan”), o un Elliott Smith da abbozzo breve (“Restoration Sketches”), o dei Perishers minimali (“By Dream”) o degli Amandine ispiratissimi (la serenata sporcata di violino e jazz di “It’s You”) mentre fuori è notte, piove ed a riscaldarvi c’è solo il chiarore di una Benson&Hedges.
Come? Così non sembra Nick Drake? Sì, ma il trucco è tutto nel non dirlo.

Non dirlo e lasciarsi cullare dalla voce mesta eppure caldissima di quest’esordiente, che ha cominciato a registrare l’album con il fratello al piano dopo aver girato il mondo ed ha continuato con Joe Chiccarelli (già con Shins e White Stripes), colorando le canzoni il minimo che basta a dare coesione al loro fragilissimo equilibrio: il violino di Petra Haden, il basso di Justin Meldal-Johnsen, la seconda voce di Jesca Hoop.
Senza mai aggiungere una nota di troppo, un passaggio in più, dosando folk, fraseggi esili di chitarra acustica, qualche settima dolcissima e intuizioni strappalacrime.
Un peccato lasciarsi sfuggire questo capolavoro.
Con la minuscola, sì.
Ma piccola gemma preziosa che assomiglia davvero a quello che potrebbe fare, oggi, un Nick Drake.

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