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Daniel Merriweather: L’australiano che ha conquistato New York

Nell’accogliente sala conferenze della Sony Music abbiamo avuto il piacere di fare una chiaccherata con il simpatico ed estroverso Daniel Merriweather.
Daniel sta presentando il primo album pubblicato “Love & War” di cui abbiamo avuto un assaggio in anteprima.
Il primo singolo “Change”, già ascoltabile in rete, presenta bene quella che è la sonorità, o meglio quelle che sono le sonorità, della musica del giovane australiano: pop con contaminazioni soul e folk. Molto interessanti sono i brani “Change” e “Impossible” che risultano ben arrangiati e con una ritmica coinvolgente. Superata la poco interessante “Red” la mia attenzione è caduta su “Cigarette” che esprime al meglio l’influenza folk americana sulla musica di Daniel.

Ma veniamo alla nostra chiaccherata, ecco cosa ci ha raccontato.

Abbiamo letto sulla tua biografia che con la tua musica cerchi di spiegare qualcosa al tuo pubblico; cosa quindi stai cercando di comunicare con questo album?
Non so, non vorrei iniziare parlando del mio album per poi finire a parlare di astrofisica (ride, ndr). Realizzare questo disco è stato per me come ripercorrere gli anni ’90. C’era tantissima musica e si potevano ascoltare molti generi musicali per la prima volta anche attraverso la televisione. Io ascoltavo hip hop, Stevie Wonder, Jeff Buckley ma anche musica classica. Quindi questo lavoro è la mia risposta al caos di quel periodo, il tentativo di costruire qualcosa di semplice ed immediato.

Secondo te questa decade è molto diversa dalla scorsa?
si, l’industria musicale è cambiata, non ci sono più i soldi per realizzare enormi progetti. Negli anni ’90 c’erano musicisti che lavoravano con 10 produttori. Adesso c’è quasi un ritorno alla produzione indipendente e si cerca di suonare spesso in collaborazione con altri professionisti amici. Inoltre le persone sono più sensibili e riconoscono quando un lavoro è fatto male quindi si è chiamati ad essere più puri, meno artefatti. Io credo che sia questa la tendenza per i prossimi dieci anni.

E il tuo futuro?
Il mio futuro? Non mi è mai piaciuto fare progetti ma direi che continuerò a scrivere canzoni e ad andare in tour per il mondo.

Il tuo prossimo singolo è “Red” e parla della relazione con una ragazza. Se innamorato di qualcuno in questo momento?

Non so bene come definire l’amore. Ho chiamato “Love & War” il mio album per sottolineare il contrasto tra questi due concetti. Ero innamorato di una ragazza quando ero un ragazzino, ho anche lottato per amore. Ora l’amore ha un significato diverso per me, è difficile da esprimere… Ci vuole un altro singolo (ride, ndr).

Sei giovane, hai 27 anni; cosa vuol dire essere giovane nel mondo della musica? È difficile lavorare senza una lunga esperienza alla spalle?
Non mi sento molto giovane… Tu sei giovane (mi sorride e gli spiego cha abbiamo solo due anni di differenza, ndr). Sai per poter avere una lunga carriera nella musica devi essere estremamente onesto con te stesso e fare quello in cui credi veramente. Suono da quando avevo 19 anni e questo è il mio primo album ma è come se fosse il quarto. Ho composto circa 300 canzoni e quindi spero di riuscire a continuare a fare musica per molto tempo. Mi piacerebbe essere come Johnny Cash: è il mio idolo e ha prodotto sempre ottima musica.

Sei nato e cresciuto in Australia, c’è qualcosa che ti piace in particolare e che vuoi segnalarci della musica della tua Terra?
Si sono nato a Melbourne ma mi sono trasferito a New York tre anni fa quindi non sono molto aggiornato su ciò che accade in Australia. Posso dire, comunque, che ci sono molti musicisti validi. Posso segnalarvi i JacksonJackson una band di miei amici che fanno ottima musica. Comunque si possono trovare molti musicisti australiani anche a Londra e a New York.

Quando hai iniziato la lavorazione del tuo album?
Ho iniziato a scrivere i primi brani per “Love & War” diciotto mesi fa, ma le canzoni che sono nell’album le ho scelte solo sei mesi fa. Ho scritto canzoni per diversi anni arrivando ad averne circa trecento nel mio database, ma quelle inserite in questo album sono le più recenti. Quindi è un album molto fresco.
[PAGEBREAK] Ti sono state date delle indicazioni quando sei entrato in studio di registrazione, ad esempio su come cantare, sullo stile da adottare?
No, sono molto fortunato perché riesco a fare musica secondo il mio stile. Ho la fortuna di avere una etichetta che crede in me e che mi ha lasciato spazio per lavorare liberamente seguendo i miei ritmi. Probabilmente è per questo che c’è voluto molto tempo per far uscire l’album (ride, ndr).

È cambiato qualcosa in te dopo questa esperienza?
Certo, sento di essere cresciuto, migliorato. Ho imparato molto dalle persone con cui ho lavorato e siamo rimasti tutti soddisfatti quando abbiamo ascoltato l’album. Inoltre è cambiato il mio spirito critico nei confronti della musica. Quando sei molto giovane ascolti di tutto e ne rimani influenzato in diversi modi ma ora mi rendo conto che sono maturato anche in questo. Sono più attento a quello che ascolto e riesco a tirar fuori canzoni più personali al di là delle influenze.

Come hai conosciuto il produttore Mark Ronson?
Ho conosciuto Mark sei anni fa. Qualcuno gli aveva portato un mio demo, lui l’ha ascoltato e mi ha chiamato. Così sono volato a New York per incontrarlo. A quei tempi lui era più un DJ che un produttore, ed era molto diverso dalla sua figura professionale attuale. Ci siamo trovati bene a lavorare insieme e così ho fatto il pendolare da Melbourn a New York per diverso tempo fino a quando non mi sono definitivamente trasferito. Mi piace molto suonare a NY, è una città molto produttiva e stimolante. Inoltre mi piace molto il cibo messicano, soprattutto i tacos; a NY li puoi trovare ovunque.

In un’intervista hai dichiarato di non essere un grande fan di Duffy.
Si, ho detto che non sono un grande fan di Duffy, non che non mi piace (ride, ndr). Non so, ad esempio mi piace molto Amy Winehouse che ha un stile ed un suono più originale e definito. È simile al mio modo di fare musica, cerca qualcosa di nuovo, di fresco. Duffy mi sembra più programmata. Certo è molto giovane e quindi può migliorare… Ha una bella voce… Il prossimo album sarà più bello… ehm… io non sono un grande fan di Duffy.

Qual è il tuo pubblico? Chi ascolta le tue canzoni?
Non lo so, non ci ho mai pensato. In genere tendo a concentrarmi solo sulla musica e non leggo molto i giornali, le interviste o i tabloid. Quando sono in studio sono molto egoista in questo senso, penso solo al lavoro che sto facendo, alla mia musica. Penso che se un artista comincia a pensare al suo pubblico dimentica se stesso.

Hai detto: “voglio fare molti soldi per comprarmi una capanna nella foresta“. Quale foresta?
Nella foresta di Sherwood come Robin Hood (ride, ndr). No scherzavo; nella foresta di Sherbrooke in Australia, vicino a dove sono nato. Sarò sincero adesso, mi piacciono queste cose (indica uno smartphone, ndr) però immagino quando avrò cinquantacinque anni e vivrò nella mia capanna nella foresta con una bella moglie e due bambini. Sarà molto bello.

Conclusa questa amichevole intervista ci è sembrato che Daniel dimostri una sicurezza ed una consapevolezza che contrasta con l’immagine del giovane emergente con cui spesso viene presentato. Ci auguriamo che con la sua personalità possa continuare a portare sonorità fresche ed interessanti nel panorama della musica pop.

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