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Daniela Roma: Lezioni di piano

Il 25 aprile, il Teatro Rendano di Cosenza era di solo pianoforte vestito. Sul palco due imponenti strumenti a coda si ergevano maestosi, di un nero brillante che il contrasto col velluto vinaccia del sipario faceva scintillare ancor di più. Con fierezza i tasti bianchi, ma anche quelli neri, aspettavano gli interpreti: i maestri Daniela Roma e Rodolfo Rubino. Rodolfo Rubino diresti subito che è un pianista; anche incontrandolo per strada o in qualsiasi altro posto, si capirebbe: ha troppo i capelli da pianista. Daniela Roma, invece, magari non avrà gli stessi capelli ma, del grande pianista, ha tutto il resto. Ed è proprio lei che si è sottoposta alle nostre domande.

Ciao Daniela, benvenuta su Loudvision!
Una madre insegnante e un padre professore con la passione per l’archeologia. Su queste basi, il tuo amore per la musica non sembra certo indotto. Allora ti chiediamo, quando e come nasce dentro di te?
Quando avevo quattro anni, a volte mio padre mi portava con lui all’Università; nel suo dipartimento c’era un pianoforte verticale che mi divertivo a “provare” a suonare. Crescendo, una sera, dopo aver visto in tv un concerto di Maurizio Pollini, ho detto ai miei: “Da grande voglio fare questo!”, e così ho iniziato a studiare pianoforte.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento e perché?
Amo Svjatoslav Richter. Coniuga grande forza e padronanza della tastiera con una grande sensibilità ed emotività. Quello che mi sento di condividere maggiormente con questo Genio della musica è sicuramente questo suo pensiero: “La musica nella mia vita è la cosa più importante, eppure non è tutta la mia vita… Sono un essere onnivoro, e non perché mi disperdo, ma semplicemente perché amo molte cose”.

Ti sei esibita in tantissime manifestazioni, sia in Italia che in Europa. La tipologia di pubblico che approccia la musica classica in che cosa differisce dai seguaci della musica leggera e qual è la ricetta per avvicinarsi alla musica classica?
La ricetta per avvicinarsi alla musica classica è sicuramente quella di non avere pregiudizi. Molto spesso sento descrivere la classica come musica noiosa e vecchia; se si pensa a tutti i temi tratti da brani classici cantati dai giovanissimi, appresi anche attraverso gli spot pubblicitari, si evince che non è così. Sicuramente molto dipende dai programmi da concerto che vengono scelti e si dovrebbe cercare di eliminare quella distanza austera che intercorre tra esecutore e pubblico. Il pubblico che segue la classica è sicuramente costituito da intenditori o da coloro che la amano particolarmente.

Come nasce l’idea di uno spettacolo con Rodolfo Rubino?
Avendo deciso di incidere il concerto per pianoforte e orchestra di Alfonso Rendano nella riduzione per due pianoforti, così come fu eseguito a Weimar da Alfonso Rendano e Ferenc Liszt, ho chiesto a Rodolfo se l’idea di suonare e registrare dal vivo il Concerto potesse interessarlo e lui si è mostrato subito entusiasta. Io sono stata ovviamente felicissima, in quanto ho avuto la fortuna di suonare con un bravissimo concertista.

Che rapporto hai con la musica leggera?
Ascolto volentieri tutti i tipi di musica, senza nessun problema, non mi limito assolutamente alla classica.

La musica classica sembra, almeno dall’esterno, disciplina rigorosa, solenne, quasi austera. Allo stesso modo, di rimando, possono apparire anche i suoi interpreti. Quanto c’è di vero in questo?
Sicuramente la musica classica richiede moltissimo studio e sacrificio, è una dura disciplina, ma quando la si ama, alla fine diventa un gioco. La musica è divertimento, non a caso “to play” in inglese e “jouer” in francese significano sia giocare che suonare.

Capita che alcuni elementi della musica classica siano ripresi in mondi del tutto distanti da esso. In particolare, elementi classici si rinvengono in alcune tipologie di metal e rock. Come vedi questa commistione tra generi?
Non mi dispiace affatto, è giusto che mondi diversi si incontrino e si confrontino.

Sei direttore artistico della Associazione Culturale “A. Rendano” a Carolei. Quali sono le maggiori difficoltà che si trovano ad affrontare le associazioni artistiche nazionali per la loro sopravvivenza? Secondo te c’è qualche aspetto che dovrebbe essere modificato nella regolamentazione del fenomeno?
In un’Italia, che da sempre è considerata la “culla” della cultura, dove ormai la fanno da padrone veline, letterine e dove si pensa che per diventare qualcuno basti andare in tv senza una seria e valida preparazione alle spalle, non c’è spazio per la Cultura con la C maiuscola. Mancano i finanziamenti per le attività culturali, molto spesso non si concepisce il fare musica come una professione a tutti gli effetti ma solo come un hobby e tutto ciò mortifica chi svolge con amore e dedizione questa attività.

Good luck Daniela.
Vi ringrazio. Un caro saluto a tutti voi.

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