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Daniele Ronda: l’anima rivoluzionaria della musica

Daniele Ronda ha da poco concluso il tour estivo che da marzo fino al 15 settembre (concerto di chiusura al Carroponte di Milano) ha toccato ben 50 città italiane portando in giro il suo ultimo lavoro, “La Rivoluzione”. In un’intervista Daniele ci ha raccontato com’è andato il tour e cosa dobbiamo aspettarci da quello invernale che tra non molto partirà. Lo abbiamo sentito telefonicamente il giorno dopo il suo live a Piacenza, e qualche giorno prima il suo concerto con Alberto Bertoli. Simpatico e disponibile, la nostra è stata una piacevole e interessante chiaccherata..

Ecco cosa ci siamo detti…

Ciao Daniele! Partiamo dalla tua performance più recente, quella di ieri sera a Piacenza. Com’è andata? Com’è stato ritornare a casa?
Ieri è stato un bel ritorno a casa, una sorta di bis del concerto di chiusura della tournée estiva, che in realtà si è chiusa lunedì 15 a Carroponte a Milano. E’ stato un grande spettacolo, costruito ad hoc, dove sul palco sono saliti tutti quelli che hanno fatto parte del folklub, e quelli che negli anni hanno suonato con noi. E’ stata una serata veramente bella, densa di emozioni.

Per me è sempre un’emozione particolare suonare a Piazza Cavalli, a casa appunto. Se dovessi tirare un bilancio della tournée estiva direi che è andata abbastanza bene, anche sopra le aspettative ecco. Vuoi per le oltre 50 tappe che abbiamo fatto a partire dal 25 marzo, le innumerevoli persone che abbiamo incontrato, i luoghi che abbiamo visitato. Abbiamo girato praticamente tutta l’Italia, isole comprese, e conosciuto delle culture, tradizioni, nuove e diverse. E’ stato un viaggio, un percorso che ci ha arricchito molto.

Quanto è stato soddisfacente , c’è una tappa che ricordi con particolare gioia?
È stato un tour pazzesco. Non ce n’ è una in particolare.. Diciamo che il giro che abbiamo fatto è stato di per sé soddisfacente perché tutte quelle persone che ci hanno accolto, ci hanno trasmesso un calore bellissimo.

Il tuo concerto si è svolto attorno una cornice culinaria con degustazioni enogastromiche della tua terra. Come lo vedi questo binomio musica-cibo?
Non è la prima volta che accade, anche perché io racconto spesso di tradizioni, di culture. All’interno del mio disco c’è, addirittura, la ricetta di uno dei piatti più noti della tradizione piacentina.

Credo che il cibo, tra tutte le tradizioni e culture popolari, sia uno dei punti cardine. Rappresenta un risvolto, un lato culturale dei territori, delle società.

Nemmeno il tempo di finire il tour estivo che sei già partito con quello invernale. Cosa dobbiamo aspettarci?
Sarà un tour diverso. Innanzitutto cambieranno le location e questo ti porta anche a vivere lo spettacolo in maniera diversa. Al momento non ci siamo ancora seduti a tavolino a lavorare sullo spettacolo invernale. Per certi versi avrà dei risvolti più intimi, con dei tempi diversi.. e una maggiore possibilità di parlare al pubblico. Lo spettacolo estivo era assolutamente incalzante, i pezzi si susseguivano con un ritmo diverso.

Non ce n’è uno tra le due modalità che preferisco. Sono due tipi di spettacoli che hanno un approccio diverso, ma entrambi godono di un’emotività importante, e questo mi piace. E’ importante che gli show cambino, si alternino, così come l’alternarsi delle stagioni, in modo da offrire qualcosa di diverso, di nuovo, alla gente che ti viene ad ascoltare.

In un’intervista hai raccontato della nascita del tuo ultimo disco “Rivoluzione”, nato appunto alla voglia di ritrovare quei valori persi, di rialzarsi. E’ un disco di esperienze e di storie, tue e non, come tu stesso hai definito. Quanto la musica ha rivoluzionato la tua vita?
In realtà, la musica c’è sempre stata, non mi ha rivoluzionato. Ha fatto si che la mia vita sia questa. Ho scritto una canzone che si intitola “Gli Occhi Di Mia Nonna”, che tratta di tutte quelle esperienze e delle persone che influiscono sulle tue scelte, anche se il più delle volte non ci fai molto caso.

Credo che la musica abbia avuto questo peso, in maniera esponenziale, nella mia vita. Ho veramente fatto scelte importanti in base a quella che è la mia enorme passione, che poi è diventata il mio lavoro, ma è un pezzo di vita importante.

Il tuo passato è ricco anche di tante collaborazioni, hai scritto testi per Nek, Mietta, Di Cataldo.. Cantautore o autore? Con quale dei due abiti ti senti più a tuo agio e soddisfatto?
Il fatto di salire sul palco e cantare le mie canzoni mi permette di avere un contatto con la gente. Quando scrivi per qualcuno devi fare una sorta di lavoro di ricerca, che per me è sempre stato molto stimolante, molto interessante. E’ come  fare un po’ il lavoro del sarto, dello psicologo.. quindi, “scavare” dentro l’artista per trovare il linguaggio giusto, le sonorità, il mondo giusto.. Questa è una cosa che mi ha dato tanto. L’ho fatto, però su di me.. e mi ha fatto crescere. Toccare le persone, suonare dal vivo è un elemento fondamentale del percorso..

Lo scorso maggio hai anche aperto il concerto di Ligabue a Roma, è stata sicuramente per te un’esperienza unica.. se dovessi descrivere questa emozione in una parola, cosa mi diresti?
Sono tante emozioni, c’è la forza, l’adrenalina..

Quella che prevale?
Beh, avere davanti decine di migliaia di persone.. poi, c’è anche la paura. Sai che queste persone hanno preso un biglietto dove c’è scritto un altro nome. Quando siamo usciti e abbiamo iniziato a suonare, la gente ci ha accolti e ci ha fatto capire che era lì e che c’erano, con noi e per noi.. questo mi ha aperto un mondo. Nei giorni successivi ci hanno anche contattato, e chi non ci conosceva ha voluto scoprirci.

E’ stata un’occasione importante, ma la cosa che mi ha fatto più piacere è che un artista come Luciano Ligabue, senza chiedere qualcosa in cambio, e senza doverlo in realtà, ci ha dato un pezzettino del suo palco e la possibilità di farci ascoltare dal pubblico che aveva preso il biglietto per lui. E’ un gesto da apprezzare perché non è naturale ecco, non capita tutti i giorni. Dovrebbe essere più comune come cosa…

Cosa pensi di Luciano, invece, avevi già avuto modo di conoscerlo in precedenza?
Si, ci siamo conosciuti.. Lui e tutto il suo staff sono stati professionali, gentili.. Ripeto, è stata un’occasione data da una persona che non doveva e non avrebbe dovuto. E con questo acquisisce maggior valore il suo gesto.

Questo sabato, invece, ti esibirai insieme a Bertoli. Quando vi siete conosciuti e cosa ti accomuna a questo artista, oltre la musica ovviamente?
Ci siamo conosciuti nel periodo di maggio, ci conoscevamo già per vie traverse. Siamo diventati amici, è nato un gran rapporto e abbiamo deciso di buttare in piedi questo spettacolo, legati appunto da un’amicizia e da una stima reciproca.
Sono sempre stato un fan di suo padre, di Pierangelo Bertoli, e avere l’opportunità di cantare, rivisitare alcune sue canzoni per me è un momento importante. Ho subito accettato di buon grado. Sono impaziente di capire cosa succede, dal vivo, davanti le persone.. perché alle prove mi sono emozionato!

Sarà uno spettacolo particolare: io farò alcune mie canzoni, Alberto le sue, e poi ci sarà questa rivisitazione.. Pierangelo è sempre stato uno dei miei punti di riferimento, di quelli che ho sempre stimato.

Quali consigli daresti ai giovani di oggi che vogliono intraprendere questa strada?
Il consiglio è quello di stare attenti a seguire i consigli… (ride). A parte questo.. il consiglio che do è quello di fare musica non come carriera, ma come semplice passione, perché ne senti la necessità ecco. Poi, forse, avrai la fortuna enorme che diventi il tuo lavoro. E’ un mestiere che comunque ti porterà a fare dei sacrifici che non sei disposto a sopportare se non è parte integrante della tua vita.

La musica è molto esigente, ti chiede non solo tempo, ma continua presenza. Ti chiede di metterla al primo posto nella tua vita. Consiglio, quindi, di non intraprendere la carriera musicale, ma approcciarsi alla musica, e poi con il tempo si vedrà..

Tra l’altro, il 24 o 25 ottobre sarai di ritorno nuovamente a Piacenza per il tuo compleanno.. sarà senza dubbio una serata da non perdere.. qualche indizio tale da accrescere la curiosità?
Guarda ormai è una “tradizione”, va avanti da diversi anni per il mio compleanno. Sarà un concerto particolare, ma stiamo organizzando in questi giorni. Credo che nelle prossime giornate vi informeremo sicuramente sulla location e su cosa accadrà. E’ questione di tre, quattro giorni.. anche se non sarà semplicissimo decifrarlo, bisognerà esserci per capire com’è.

Hai già qualche idea, o progetto, in mente per il prossimo lavoro?
Ce ne sono tanti.. Quando lavoravo a “La Rivoluzione” già c’erano già delle idee volte al prossimo lavoro. Ci metteremo in studio con la band che è più affiatata che mai.. C’è grande sostegno tra di noi, siamo in famiglia. Soprattutto quest’anno, con questi 50 concerti, abbiamo instaurato un rapporto umano bellissimo, ed è importante questa cosa, e credo si percepisca anche quando ci guardiamo in faccia ecco.

Partiremo prestissimo, non abbiamo ancora deciso.. Sai cos’è, siamo reduci da un tour così fitto che adesso abbiamo bisogno di qualche giorno per sederci e riordinare tutti i progetti futuri.

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