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Daniele Silvestri: “Argento Vivo è un brano che non resta indifferente” | INTERVISTA

Daniele Silvestri, tra i 24 Big in gara, con la sua”Argento Vivo” affiancato dal rapper Rancore ha dato esempio di grande originalità. E ci è riuscito perfettamente. La sua canzone infatti non passa inosservata, come lui stesso ci ha confermato oggi durante la conferenza stampa. 

Ti sei calato perfettamente nei panni di un adolescente nel tuo ultimo brano. Ti hanno ispirato i tuoi figli?

Non so se ci sono riuscito veramente, ho scritto questa canzone con l’intento di entrare nell’animo di un sedicenne. Credo ci sia una fiamma che debba rimanere viva.

Hai inserito nuove sonorità nel brano. Quanto inciderà sul prossimo disco?

Non sono proprio nuove. La batteria è un elemento della narrazione, il motore pulsante. Caccia dentro ogni singola parola, con violenza. L’orchestra, invece, è tutto il mondo intorno. Mi ha guidato un intento narrativo, ovvero cercare la narrazione della nostra storia. Si tratta di un disco un po’ più puro rispetto al precedente, con interventi volutamente artificiosi.
Non vedo l’ora di farvelo ascoltare.

Qual è il segreto per mantenere l’argento vivo?

Io sono stato un sedicenne fortunato. La passione per la musica per me era come un faro illuminante. E quella roba lì non si è spenta. Il mio argento vivo è concentrato lì.

Cosa ti aspetti da questo Festival di Sanremo?

Mi aspetto quello che è già successo. Volevo raccontare una storia su quel palco. Credo che non sia un pezzo che non resta indifferente, e penso sia il miglior risultato potevamo aspettarci.

In questa canzone sei un po’ più stanco? C’è un passaggio di testimone a Rancore sul modo di esprimere la rabbia?

Daniele: Non mi sento particolarmente stanco, sinceramente.
C’è una sorta di passaggio di testimone. Lo sveglio, infatti. Lui possiede un’energia che io forse non ho mai avuto.

Rancore: Il ragazzino evoca il rancore nel momento in cui si immedesima. Ad essere stanco è il ragazzo di 16 anni.
Ci sono io che parlo nel suo flusso di coscienza. Si trasmette tutta la sfera emotiva.

Quanto c’è di autobiografico in questa canzone?

C’è un unico punto di vista. Quello del ragazzino di 16 anni. L’autobiografia c’è, ma da genitore. Un genitore che si è confrontato con la sua incapacità di essere il padre giusto. In particolare, è una sorta di sguardo sui miei figli e al mondo che li circonda. Non sono d’accordo con quello che dice il 16enne, sia chiaro. Se mio figlio mi dicesse quelle cose io ci starei male. Anche il ruolo degli insegnanti per me è importante. A volte valgono, altre no. Poi ovviamente la mia non è una critica al sistema scolastico.

Rancore: La prima volta che ho ascoltato il pezzo mi è arrivato un pugno. Ero già dentro. Un modo per sensibilizzare il mondo. Avevo canalizzato tutto il mio Argento Vivo in un disco folle come “Musica Per Bambini”.

Qual è il problema di comunicazione tra genitore e figlio? 

La distanza c’è sempre stata. In questa epoca è molto meno marcata, proprio perché condividiamo un mondo diverso. Forse siamo meno autorevoli. E diventa difficile colmare quella distanza. Bello essere anche amici, ma nei suoi limiti.

Quali sono le cose che avete in comune tu e Rancore?

Entrambi parliamo un sacco!

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