Home > Recensioni > Dantalion: Call Of The Broken Souls
  • Dantalion: Call Of The Broken Souls

    Dantalion

    Loudvision:
    Lettori:

Santa Compaña is an announcer of death

Il catalogo Det Germanske Folket si distingue per una traccia di coerenza e intelligenza: le band prodotte da questi signori sono tutte accomunate da concept che si rifanno a tradizioni locali e che mostrano un attaccamento per la loro terra. Come dire, un modo un po’ più sveglio di fare black metal e supportare certe idee che non sia fermo a rappresentazioni goliardiche di satanassi in stile Venom, o alle spade di plastica della recita scolastica.
Non fanno eccezione i galiziani Dantalion.
Questo “Call Of The Broken Souls”, a un solo anno di distanza dal precedente “When The Raves Fly Over Me”, è un concept basato su una credenza popolare, un culto dei morti profondamente radicato ed antico noto come Santa Compaña, di probabile retaggio celtico e riconducibile ad altri culti mistici del tempo antico.
Si narra di una processione di anime errabonde guidate da una persona che porta una croce e l’acqua santa, senza poter rinunciare al proprio compito, senza potersi voltare; l’unica possibilità di libertà è quella di trovare qualcuno che prenda il suo posto.
Come in ogni mito sono presenti elementi sovrannaturali e drammatici, elementi che la miscela sonora dei Dantalion sottolinea egregiamente, dove sfuriate di scuola scandinava (“Forest Of Laments” e “Prophecy Of Sorrow”) si fondono con un sound più riflessivo che rimanda agli Shining, dai quali sicuramente ereditano una propensione a melodie scure e dal feeling decadente, essenziali per descrivere bene il dualismo del concept: da un lato il quieto e silenzioso avanzare, dall’altro l’inesorabile evento atteso.
Una ricerca musicale che punta a definire atmosfere desolanti, costruite con rallentamenti e mid tempos suggestivi che non perdono mai di vista la melodia come evidente in “A Corredoira das Animas”, unico brano cantato in spagnolo. L’acustica “…As The Candle Fades”, in chiusura, è forse l’episodio più debole, dimessa, laddove vorrebbe essere melanconica, finisce per essere un momento incolore e fuori contesto.
Un disco (che ben si presenta fin dal curato artwork) di ottimo black metal con tutti i crismi, con i pregi e difetti di un genere che vive di sé stesso… l’originalità non abita da queste parti, se per voi non è un problema.

Scroll To Top