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Nebbie d’Albione

Finalmente abbiamo tra le mani l’attesissimo (almeno dal sottoscritto) nuovo lavoro della band capitanata dall’ex-Thin Lizzy Darren Wharton, un nome che è sempre stato una garanzia di qualità. Tre anni sono trascorsi dal precedente “Calm Before The Storm”, un disco splendido in cui all’AOR patinato degli esordi vennero preferite atmosfere più riflessive ed intimiste: una scelta coraggiosa e ‘adulta’ che purtroppo non raccolse consensi unanimi, neanche tra gli hard-core fans della band, spiazzati da un album in apparenza poco grintoso, ma i cui contenuti andavano ben oltre gli stereotipi troppo spesso evidenziati da un genere gravemente in crisi come l’AOR. Wharton comunque è un personaggio la cui coerenza non ha mai conosciuto cedimenti, come conferma l’uscita di questo bellissimo “Belief”. Spulciando qua e la su Internet mi è capitato di leggere le prime contrastanti recensioni di un disco ancora una volta destinato a dividere critica e fans, da cui si evince una netta divisione tra chi approva il ‘nuovo’ sound del gruppo, e chi invece continua a sperare in un ritorno alle origini di quella che forse è la più importante realtà AOR inglese. La mia opinione? Al primo ascolto l’album mi è ‘soltanto’ piaciuto. Al secondo l’ho trovato decisamente buono. Al terzo, sono capitolato: siamo in odore di capolavoro. Si tratta di un disco immenso, affascinante e carico di feeling come da molti anni non mi capitava di ascoltare. La splendida voce di Wharton è diventata ancora più calda ed espressiva, ed ha trovato un perfetto complemento nel chitarrismo efficace per quanto essenziale di Andrew Moore. Dal punto di vista compositivo, “Belief” affonda a piene mani nella più classica tradizione britannica, incorporando in un sound di per se rarefatto ed atmosferico, elementi celtici e richiami filo-progressive (ascoltate la floydiana title-track) che necessitano ben più di un ascolto superficiale per essere pienamente apprezzati. Provate ad immaginare ad un immaginario ibrido tra i Thin Lizzy, i Dare più intimisti di “Out Of The Silence” e gli ultimi Marillion, ed avrete un idea di cosa ci si può aspettare da “Belief”. Non ho citato a caso i Marillion: a tratti le tonalità di Darren Wharton richiamano molto da vicino quelle di Steve Hogarth, per non parlare di certi passaggi della chitarra di Moore, che non può non richiamare alla memoria lo stile di Steven Rothery. Non chiedetemi di citare i pezzi migliori, sarebbe uno spreco di tempo: questo album va ascoltato, assaporato e goduto nella sua globalità, dal primo all’ultimo secondo: la bellezza di “Belief” non la troverete infatti nelle singole canzoni, ma nel caleidoscopio di emozioni ed atmosfere che ne permeano la struttura. Da ascoltare più volte, a mente aperta.

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