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  • Dargaard: Rise And Fall

    Dargaard

    Data di uscita: 05-05-2004

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Dark wave di maniera

I Dargaard, avviatisi come progetto parallelo ai defunti Abigor per mano dell’eclettico Tharen, giungono con “Rise And Fall” alla quarta prova. Non si tratta del classico neo-folk, o della dark wave in stile Cold Meat che ha purtroppo sempre di più promosso sterili combinazioni di suoni, giri di note ripetuti per più di cinque minuti e spacciati per musica. Qui c’è sostanza per l’orecchio, inventiva e mezzi che vanno oltre ai sintetizzatori. La voce di Elisabeth Toriser è davvero gradevole nel timbro e dotata di estensione vocale versatile, tanto da sembrare nei vocalizzi di “Bearer Of The Flame” una nuova Lisa Gerrard. È un raggiungimento importante, per un artista proveniente dalla scena estrema, dimostrare competenza compositiva in un genere come la dark wave, dove tutto rischia di suonare semplicemente bene, e dove la composizione fa davvero la differenza tra una sequenza di suoni ammiccanti e una vera musica che tocca le corde del sentimento. “Niobe” nelle variazioni pianistiche non è semplicemente tecnica, ma ben studiata nella scelta degli andamenti, interpreta correttamente le varie intensità, sottili prima, interrotte da pezzi drammatici poi, sottolineate dalle massicce tastiere unite a qualche reale strumento che conferisce una semiautentica esperienza sinfonica. Le melodie discendenti sono ripidamente delineate dall’appassionata voce di Elisabeth, costantemente all’altezza della situazione. Arpa ed orchestrazioni epiche, unite a cori maschili vengono usate nella title track e in “Takhisis Dance”, quest’ultima sincopata nei ritmi con un incedere di gusto quasi barocco o addirittura rinascimentale; unico difetto, si trascina troppo con i suoi due movimenti in eterna sequenza ricorsiva, ritmati e quindi ben scanditi, ben chiari all’ascolto e di conseguenza ripetitivi.[PAGEBREAK]Un momento di passaggio, dunque, verso la più meditativa “Winter”, basata sul malinconico timbro dei flauti che seguono trame accennate di sfumature decadenti, e su un ritornello più celebrativo interpretato dalla voce di Elizabeth, stavolta più in secondo piano rispetto al campo sonoro coperto dalla musica. Questi brani rendono lampante che i Dargaard non seducono con facili suoni, né i loro pezzi suonano per forza bene all’orecchio. Il loro obbiettivo è mettere in luce il discorso musicale, non sempre intricato, che di sicuro è la chiave di valore di tutto il lavoro. Niente seduzione diretta, niente sound innovativo, ma una sequenza di brani di vari andamenti, umori e momenti di maggiore epicità misti a squarci di intimità e forte senso di solitudine. Chi ascolta musica classica sa che lo stile rinascimentale cerca la sua misura nella maniera, nel bastare a sé stesso, e chiede di essere apprezzato per questo. In fondo anche i Dead Can Dance richiedevano tale attitudine d’ascolto, e nulla impedisce ad un lavoro dignitoso come questo di venire apprezzato come tale.
“Rise And Fall”, album che parla per la qualità del materiale proposto, pur non entrando in competizione con la grandezza geniale di gruppi come gli Elend – avendo, comunque, anche finalità differenti – si merita il suo posto come arte musicale, personale e condivisibile.

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