Home > Recensioni > Daughn Gibson : Me Moan

Il baritono che faceva il batterista

Se cercate “Daughn Gibson” su Google immagini una delle prime foto che vi si palesano alla vista è quella di un tizio in camicia che da una parte imbraccia un fucile, dall’altra impugna un candelabro. Quest’uomo, che appare buffo e inquietante al contempo in tale grottesca cornice, è l’ex batterista dei Pearls and Brass, dotato di una caldissima voce baritonale che riuscirebbe a convincere la Santanchè a votare PD. Senza nemmeno troppi problemi.

“Me Moan” è il secondo album dell’artista statunitense, il cui esordio era avvenuto lo scorso anno con “All Hell”- disco sicuramente meno curato e più tendente al low-fi rispetto all’odierno. Si tratta di undici brani immersi in afosi paesaggi western, dove il sole batte, la vita è dura e tutti sudano.
Ma Daughn è lì che canta come un dio.

Il cantautorato mesto e cupo di Gibson, all’estremo del fascino in “The Pisgee Nest”, ce la fa pure ad abbracciare svolte energiche quali l’overture “The Sound Of Law” (perfetta per incarnare armonicamente i titoli di coda di un recente film di cow boys) e “Kissin On The Blacktop”.
La delicatezza di Daughn si mostra invece in “Franco”, dove i pizzichi di chitarra creano un’atmosfera di nostalgia amplificata.
Se stavate cercando il vostro nuovo artista un po’ freak preferito, beh, eccolo accà.

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