Home > Report Live > Dave Grohl sfida la leggenda

Dave Grohl sfida la leggenda

“Stasera assisterete allo show di cui si parlerà per i prossimi 20 anni”, promette Dave Grohl.
Non parla a caso, né per eccessiva confidenza: ha proprio l’asso nella manica. Anzi, due.
I due assi nella manica salgono sul palco verso le 9.50pm, e si chiamano Jimmy Page e John Paul Jones. Metà Led Zeppelin.
Dave Grohl si piazza alla batteria, lasciando al microfono il miracolato Taylor Hawkins, e i quattro si lanciano in “Rock And Roll”. Lo stadio di Wembley esplode.
Non basta: Taylor Hawkins si riprende il suo posto abituale alla batteria, il buon Dave si impossessa del microfono e i Foo Zeppelin / Led Fighters regalano una “Ramble On” che dà a modo a Jimmy Page – fisicamente sempre più somigliante a Beethoven – di dimostrare con un paio di licks perché la storia del rock ha un capitolo fondamentale scritto grazie alle sue dita.
Sono tocchi di pura, ipnotizzante, mistica magia.
“Benvenuti al momento più bello di tutta la mia vita”, congeda Dave.
Le due leggende lasciano il palco, gli altri Foo Fighters riprendono il loro posto, chiusura con una “Best Of You” che sembra stata scritta in attesa di questo istante, fuochi d’artificio.

Un piccolo passo indietro: sono le 8 in punto quando, dopo diligenti show d’apertura da parte di Futureheads e Supergrass, l’ex batterista dei Nirvana sale sul palco, fissa gli 86.000 di Wembley e dichiara “How the fuck this band got so fuckin’ big?!”.
È chiaramente lo show della sua vita.
Parte con quattro proiettili senza soluzione di continuità (“The Pretender”, “Times Like These”, “No Way Back”, “Cheer Up Boys, Your Make-Up Is Running”) e tra una corsa e l’altra infila un greatest hits che, in oltre dieci anni, è diventato sempre più succoso.

Onestamente i problemi non mancano, e non sono piccoli.
Ad esempio, l’idea iniziale era di fare un palco rotante e piazzarlo esattamente al centro dello stadio, in modo che la capienza aumentasse e tutti vedessero allo stesso modo: al lato pratico lo stage – una specie di grosso gazebo da parchetto – è regolarmente piazzato contro la curva est, con una lunghissima passerella al centro. Il risultato è che chi sta dietro si vede l’80% dello show alle spalle, godendo di tre misere e veloci rotazioni totali.
L’altro effetto collaterale è l’insistenza del generoso Dave a correre spesso e volentieri lungo tutta la passerella, il che costringe a lunghe e insipide jam session per dargli il tempo di farsi vedere da tutti, e il ritmo dello show risulta inesorabilmente spezzato.
Il terzo problema, ma qui possono intervenire anche i gusti personali, è che il repertorio è sempre stato piuttosto leggerino, e sebbene il tiro sia alto fatica ad arrivare l’apoteosi a cui Dave visibilmente aspira.
C’è un’altra trovata carina, come i 30 secondi di assolo di triangolo, e una chicca come “Marigold”, vecchia b-side di “Heart-shaped Box” e unico pezzo dei Nirvana scritto da Grohl senza alcun input da Kurt Cobain. Ci sono i pezzi forti, “My Hero” e “Everlong”, in formato scarno, una acustica e l’altra suonata dal solo Grohl al centro della passerella.
“Monkey Wrench” e “All My Life” chiudono infine il set con la dovuta botta di adrenalina.
Poi arriva il momento che, almeno per chi c’era, farà parlare di questo show ancora tra 20 anni.

Scroll To Top