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  • David Bowie: The Next Day

    David Bowie

    Data di uscita: 12-03-2013

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Mai vecchi, mai stanchi

È unanime l’ottima impressione che l’ultimo album di David Bowie, “The Next Day” sta ottenendo. Certo, i giudizi sono probabilmente ottimi perché Bowie ha tipo 70 anni e tutti i suoi coetanei tendono a realizzare album sfiancati e noiosi. Ma Bowie è sempre stato più diverso tra i diversi.

I brani sono tutti belli, l’album spicca per la sua forza e la sua complessità, ma anche per i suoi riferimenti.
Raccoglie tutti i momenti del Duca Bianco, se è possibile: suggestioni berlinesi, e pure “Scary Monsters” e “Ziggy Stardust”, perfino qualcosa di “Let’s Dance”. C’è funky, ci sono le ballad, psichedelia, c’è soprattutto rock’n’roll. Spiccano le chitarre (si sente la mano di Tony Visconti), così come molti ottimi fiati (“Dirty boys”), l’organo (“Love Is Lost”), gli archi (“Heat”).

L’album presenta pezzi malinconici come “Valentine’s Day”, però poi ci sono pezzi danzerini e velocissimi come “If You Can See Me”. Scanzonato in “I’d Rather Be High” diventa così affilato da lambire la psichedelia robotica. “Dancing Out In Space” gioca sui ritmi pari mentre “How Does The Grass Grow” gioca direttamente con l’ascoltatore, proponendo un incipit alla “Boys Keep Swinging”, gli accordi di “V-2 Schneider” e il ritornello di “Apache” (citato nei credits).
In mezzo riferimenti anche ironici e non troppo velati alla sua assenza e alle voci sulla sua malattia, nascosti dentro racconti in cui apparentemente Bowie non sta parlando di sé.

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Contro

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