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David di Donatello 2011: Rossini, sei stato nominato

Nella misera manciata di secondi riservata al David di Donatello per il miglior musicista, come di consueto vengono mostrate brevi clip estratte dalle partiture dei candidati: Rita Marcotulli in coppia con Rocco Papaleo per “Basilicata Coast To Coast” (vincitori), Umberto Scipione per “Benvenuti Al Sud”, Teho Teardo per “Il Gioiellino”, Fausto Mesolella per “Into Paradiso” e Hubert Westkemper per “Noi Credevamo“. Peccato però che nel frammento di film scelto come rappresentativo del lavoro di Westkemper sia invece presente un pezzo del “Guglielmo Tell” di Gioachino Rossini. Del resto tutta la musica strumentale del film di Mario Martone è tratta da opere liriche di Verdi, Rossini e Bellini mentre Westkemper ha firmato i suoni sintetici usati soltanto in alcune scene.

Semplice svista? Ce lo auguriamo. Uno sbaglio così grossolano, tuttavia, la dice lunga sulla disorganizzazione cronica e l’ormai stucchevole trascuratezza di una cerimonia che troppo spesso umilia i premiati e imbarazza i probabilmente pochi spettatori.

Tullio Solenghi, per l’ennesima volta alla conduzione, sembra maturare di anno in anno una rabbia mal nascosta contro chi lo costringe a celebrare un rito sempre più triste, strangolato da una scaletta con i minuti perennemente contati. Ai David non si può ringraziare per le statuette conquistate, non si possono (più) suonare dal vivo canzoni e brani di colonne sonore candidate: si corre e basta, ansiosi di sbrigare prima possibile una formalità fastidiosa.

Numerose le voci che si levano dal palco contro la svalutazione della cultura italiana e a sostegno dei lavoratori del settore cinematografico, da Giancarlo De Cataldo (miglior sceneggiatore con Martone per “Noi Credevamo”) a Elio Germano (miglior protagonista per “La Nostra Vita” di Daniele Luchetti); qualcun altro, più semplicemente, ringrazia mamme e collaboratori.

Un premio ideale per l’eleganza e la leggerezza vorremmo darlo a Renato Berta, miglior direttore della fotografia per “Noi Credevamo” che, con un dolce miscuglio di italiano e francese, si prende tutto il tempo necessario per lodare i suoi attori, dai quali ha «imparato tanto», e l’opera collettiva di costumisti, scenografi, truccatori e acconciatori.
Perché in fondo l’unico buon motivo per ostinarsi ancora a guardare i David è sentir parlare davanti a una telecamera, almeno una volta all’anno, belle persone che fanno cose belle.

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