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David di Donatello 2013: Il vecchio David sceglie Tornatore

Dopo anni di cerimonie pomeridiane, prima sul vecchio Rai Sat e poi su Rai Movie, i David di Donatello ieri si sono riappropriati della prima serata su Rai Uno per celebrare ‘il meglio del cinema italiano’ (QUI l’elenco dei vincitori). Alla conduzione il duo Lillo & Greg, a cui forse è mancata un po’ di verve e che non sono stati in grado di evitare i soliti momenti imbarazzanti. A Roland Sejko, vincitore con “Anija – La nave”, viene detto addirittura «L’importante è che te lo prendi, è sempre un David» perché nessuno sul palco ricorda se “Anija” sia un documentario (lungometraggio) oppure un corto.

I membri dell’Accademia del Cinema Italiano (per i curiosi, QUI c’è la lista completa) si sono tenuti su una linea piuttosto conservatrice, tanto che perfino il volto di Tea Falco, splendida e già indimenticabile protagonista di “Io e te” del Maestro Bernardo Bertolucci, deve essere sembrato troppo nuovo e gli hanno preferito quello più rassicurante di Margherita Buy che, con il premio per “Viaggio sola” di Maria Sole Tognazzi, porta a casa il sesto David della sua carriera.

Perplessità maggiori sul doppio David a Valerio Mastandrea, soprattutto perché nella cinquina dei protagonisti c’era Aniello Arena di “Reality”, l’attore della Compagnia della Fortezza qui al suo esordio nel cinema. Una recitazione diversa, senza vezzi, che nel film tocca vette di (iper)realismo e al tempo stesso di astrazione come solo gli interpreti di Matteo Garrone sanno fare. A “Reality” è andato il premio, meritatissimo, per la fotografia di Marco Onorato, morto l’anno scorso. E alla memoria di Onorato è dedicato “Cha Cha Cha” di Marco Risi, il suo ultimo lavoro per il grande schermo in sala fra pochi giorni.

Diaz” di Daniele Vicari rimane escluso dai premi maggiori ma conquista comunque quattro statuette: miglior montaggio (Benni Atria), miglior suono in presa diretta (Remo Ugolinelli e Alessandro Palmerini), migliori effetti digitali (Mario Zanot con la Storyteller) e miglior produttore (Domenico Procacci).

L’apice del conservatorismo si è avuto con il David a Ennio Morricone, premiato per la colonna sonora de “La miglior offerta” di Giuseppe Tornatore, vero trionfatore della serata con ben sei riconoscimenti, compresi quelli per miglior film e miglior regia. Se in una cinquina che comprende le inquietanti tessiture musicali firmate da Teho Teardo per “Diaz” e l’emozionante, sintetica partitura ‘da camera’ di Franco Piersanti per “Io e te”, si riesce ad avere orecchie solo per l’autocitazionismo di Morricone (che resta sempre un autore immenso, ma non è questo il punto) allora l’Accademia ha davvero qualche problema nel saper vedere il cinema contemporaneo.

Come ogni evento mediatico — o meglio, televisivo — che si rispetti, anche i David ieri sera sono stati molto commentati su twitter. Ed è interessante notare come, mentre gli italiani disprezzano con impegno tutto ciò che anno dopo anno accade su quel palco, una blogger americana appassionata di cinema italiano sia invece rimasta entusiasta dalla brevità degli acceptance speeches e dal ritmo generale della serata.

Questioni di punti di vista. O forse siamo tutti, da un lato all’altro dell’oceano, malati di esterofilia.

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