Home > Recensioni > David Glen Eisley: The Lost Tapes

Alla ricerca dei nastri perduti

Per chi non lo sapesse (e mi auguro siano in pochi), David Glen Eisley è stato in passato la voce dei Giuffria, la band fondata dall’omonimo ex-tastierista degli Angel e che si evolse in seguito in quella splendida entità che furono gli House Of Lords. L’avventura al fianco di Gregg Giuffria si concluse purtroppo nel breve volgere di due imprescindibili album (recentemente ristampati dalla francese Axe Killer) la cui assenza dalla vostra discografia sarebbe – permettetemelo – imperdonabile. Archiviato il capitolo Giuffria, Eisley trovò in Earl Slick (Bowie/Lennon) un nuovo compagno di merende con il quale ritentare la scalata al successo. Dall’unione dei due nacquero i Dirty White Boy, autori di un unico, valido disco in cui la melodia sposava l’hard rock più classico: a marriage made in heaven, come direbbero i colleghi d’oltremanica. Bene, tutto questo accadeva nel periodo a cavallo tra il 1987 ed il 1988, un periodo strepitoso per questo genere musicale, che oggi – a quasi tre lustri di distanza – torna momentaneamente a rivivere grazie a questo “The Lost Tapes”, secondo parto solistico di David Glen Eisley. Attenzione però a non farvi trarre in inganno: per quanto accreditato (molto pretenziosamente, aggiungerei) al biondo vocalist, il disco è in realtà una raccolta che comprende ben 9 inediti dei Giuffria, e 4 demo-tracks dei Dirty White Boy. E scusate se è poco. Musicalmente parlando, non c’è molto da dire: i 9 brani dei Giuffria, pur non raggiungendo le vette – stratosferiche – toccate nei due dischi della band, sono sfolgoranti esempi del miglior hard melodico di quel periodo. Tra l’altro vi sarà possibile ascoltare alcuni pezzi registrati nel periodo di transizione tra il primo ed il secondo album, quando Craig Goldy lasciò il gruppo per essere rimpiazzato da Lanny Cordola (“Are You Ready”, “Don’t Turn Away From Love”), e brani appena abozzati che non furono poi più sviluppati (“Stand Up”, “Golden Town”). Dulcis in fundo, troverete anche delle canzoni composte per il terzo, mai pubblicato album della grande G, tra cui l’immensa “Pleasure Palace” (epocale l’intro tastieristico del divino Gregg), la struggente “Jealous Heart” e la serratissima “Slip Of The Tongue”, 3 tracce che ritroveremo qualche anno dopo nel disco d’esordio degli House Of Lords, reinterpretate dall’altrettanto valido James Christian. Poco da dire anche sui demos dei Dirty White Boy, la cui impostazione poco si discosta da quanto mostrato dal loro unico album, su cui ritroveremo “You Give Me Love”, ovvero l’evoluzione di “The Ballad”, uno dei 4 demos inclusi in questa raccolta. Per concludere, ci troviamo di fronte ad un disco tanto bello quanto anacronistico che probabilmente troverà consensi solo tra i fans più accaniti del genere. Assolutamene consigliato ai più nostalgici tra voi.

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