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Davide Shorty: “La mia musica è sincerità e voglio condividerla” [INTERVISTA]

Molti di voi ricorderanno sicuramente il talento di Davide Shorty (oltre ai suoi folti ricci), nome d’arte di Davide Sciortino. Classe 1989, Davide ha partecipato a X Factor 9 ed è arrivato tra i finalisti. Il giovane, di origini siciliane, ma trasferitosi a Londra per studiare (dove attualmente vive), ci ha raccontato in un’intervista dei suoi progetti, tra cui il singolo “Cosa Vorrei“, uscito di recente. E’ sempre bello scoprire che chi ha talento molto spesso deve scendere a compromessi, tra questi quello di stare lontano da casa per investire in un futuro migliore. Shorty è uno di quei giovani che la musica non ce l’ha solo nel sangue, ma nel cuore soprattutto.

 

È uscito da poco il singolo “Cosa Vorrei”, ci racconti come nasce?
Avevo voglia di sperimentare su un genere nuovo, che non avevo mai provato che ricorda un po’ Anderson Paak. Mi sono messo alla prova perché volevo scrivere in italiano da un po’ di tempo. Da italiano sentivo il dovere di dare qualcosa. Ho scritto il pezzo insieme a Karme Caruso, un amico siciliano anche lui a distanza (a Londra). Successivamente, insieme a un altro conterraneo, Gheesa, abbiamo ribaltato il tutto. Ma non ero molto soddisfatto del sound e sentivo il bisogno di lavorare con dei musicisti veri e mi sono affidato al basso di Emanuele Triglia che ha collaborato all’arrangiamento del brano. Poi è arrivato Francesco Stokka Romito che ci ha aiutati nel video di “Cosa Vorrei”.

Una domanda per sdrammatizzare un attimo sul Brexit: come ci si sente nei panni di un artista indipendente ed extracomunitario?

C’è poco da sdrammatizzare (ride, ndr). Siamo in una situazione veramente pessima. Essere consapevoli del fatto che il futuro di una generazione così giovane sia stato deciso da una che è agli sgoccioli è una beffa. Non sono né un esperto di economia né di politica, ma tutto ciò che ti posso dire che da quando si è scoperto il risultato del Brexit, diversi gruppi xenofobi e razzisti sono usciti alla scoperto come se si sentissero autorizzati a parlare. Questa è una sconfitta non solo per la democrazia, ma anche per l’umanità stessa. Non è una questione politica, ma umana, appunto.  È una situazione molto delicata, io da immigrato mi sento molto rifiutato, ma d’altro canto sono molto speranzoso. C’è talmente tanto miscuglio di culture diverse che mi auguro che questa idea di società multiculturale non muoia mai. Lo spero vivamente.

Come ti trovi a scrivere a Londra? Quali le differenze, dal punto di vista artistico e musicale, con l’Italia?
In realtà credo che principalmente sia l’apertura mentale: allo scoprire, alla novità. L’Italia è un Paese molto conservatore dal punto di vista musicale. Ma al di là di questo, credo che si faccia influenzare molto dall’eccessiva semplicità. Qui c’è più spazio per la scena indipendente e per la sperimentazione e si ricerca sempre di minare all’emozione. Le differenze sono anche nell’approccio di considerare i lavori creativi come vere e proprie carriere.

La creatività è un servizio per la società, fa parte dell’essere umano. Nel momento in cui si tagliano le gambe alla creatività dell’essere umano, si taglia l’essere umano stesso. Questa è una pecca della mentalità italiana, di cui personalmente mi vergogno.

DavideShorty_3072mph_ElanvivienneNel 2012 hai fondato a Londra  ai Retrospective For Love. È stato facile in terra straniera dare vita a una band? Quali sono le difficoltà che può incontrare un artista indipendente all’estero?

Wow che bello che mi fai questa domanda!

Fino a questo momento non mi era mai capitato di sentirmi così straniero. Mi sentivo molto a casa e ho avuto la fortuna di circondarmi di persone che mi hanno fatto sentire parte di questo sistema e quindi di integrarmi velocemente. È stata una bella avventura e ho trovato dei ragazzi per la maggior parte siciliani: il pianista, il chitarrista e il bassista sono anche loro di Palermo. Alcuni di loro erano miei colleghi di università, tra questi la vocalist parigina di origini caraibiche, Leslie Phillips, che sta anche lei qui a Londra. Abbiamo deciso di fondare questa band al motto di “uccidere l’ego, spingiamo alla famiglia”. La musica non ha niente a che fare con quelle che sono le attitudini da “primadonna” delle quali sono in possesso alcune stelle emergenti nel panorama. Fortunatamente siamo stati educati con l’idea che la musica deve essere in primo luogo espressione del collettivo per essere condivisa con altre persone. All’inizio siamo partiti da nove, per poi passare a sette e ora siamo sei. Per una questione pratica, più che altro. Non abbiamo litigato, è stata una scelta logistica. Abbiamo un disco pronto che uscirà intorno settembre – ottobre con un’etichetta inglese.

Ci tengo a sottolineare che è un progetto diverso da quello mio da solista. Ho scelto di tornare e partecipare a X Factor proprio perché volevo scrivere in italiano e poter lavorare in Italia. Uno dei pochi canali da poter sfruttare era quello. È partito come gioco e man mano ha assunto un’accezione più seria e più realistica… Le mie aspettative erano pari a zero.

Tra l’altro hai riscosso parecchio successo, che ricordi hai in particolare di questa esperienza?

Sono veramente felice, è stato inaspettato e più che gradito. La televisione è uno strumento molto potente da cui io mi sono sentito sempre distante. Credo che sia un peccato vedere il talent show come unico mezzo di affermazione nel panorama musicale italiano. In Italia abbiamo tanti talenti.
La musica deve avere degli scopi molto più nobili, il talent show deve essere semplicemente un canale. È un’opportunità per sviluppare delle capacità che magari sono innate e che vanno coltivate con lo studio.

La soddisfazione più grande finora nel tuo percorso artistico?

Quella di condividere la musica con così tante persone che l’ascoltano con attenzione. Ce ne sono diverse. Sto lavorando con persone che fino a poco tempo fa erano degli eroi irraggiungibili. Per farti un nome: Daniele Silvestri.
Una volta suonavo con un amico in un piccolo club a Milano, c’erano circa una 50ina di persone. C’era un silenzio di tomba, le persone ascoltavamo nota per nota. E per un artista non c’è nulla di più bello. In quel momento stanno apprezzando la tua musica, ed è una sensazione meravigliosa.

Quali sono state le tue influenze musicali, un artista o un gruppo che segnato la tua carriera?

Vengo dalla cultura hip-hop, da quello italiano a quello americano e con quest’ultimo sono cresciuto maggiormente. Per farti qualche nome: J Dilla. In Italia le mie influenze sono molto cantautorali: De André, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Tormento e Ghemon per uno stile più affine al mio. Ascolto moltissimo jazz e soul.

 

DavideShorty_3039ph_ElanvivienneIn  questo periodo che musica ascolti?

Ascolto molto Anderson Paak, è un artista americano scoperto da Dr. Dre. Mi piace tanto quello che fa e cerco di tradurre in italiano quello che sta facendo lui per prenderne spunto, non mi piace scopiazzare. E ancora James Black (scena inglese). Un produttore che mi piace tantissimo SBTRKT (nome d’arte di Aaron Jerome).

Un aggettivo per descrivere la tua musica…

Sincera, senza la pretesa di piacere. La cosa che amo più al mondo è condividerla e avere questa possibilità è un dono che non va mai dato per scontato.

Qualche accenno al nuovo disco da solista che stai preparando?

È un disco interamente italiano. Quello con i Retrospective è in inglese e non sono il solo vocalist, ma c’è anche Leslie Phillips. Nel mio disco solista sto collaborando con Gheesa, Daniele Silvestri, Funk Shui Project (Mr. Moon e Nutty Dub) di Torino, e un gruppo di ragazzi di Roma: i ThrowBack. Loro sono la band con cui sto girando per l’Italia. Tengo a nominare il bassista che è la mente, Emanuele Triglia.

Progetti per il futuro?

Siamo in tour per tutto luglio per promuovere un sound system della Sony. Ci sono delle date che sono in chiusura. Spero di girare il più possibile con la mia band, sia quella italiana che con i Retrospective (soprattutto dopo l’uscita del disco). Vorrei far capire che non sono un artista da talent che si mette a fare karaoke.

Inoltre, il 20 agosto suoneremo al Festival Pas de trai, organizzato nel mezzo del bosco dei Nebrodi, e ci saranno vari artisti provenienti da tutta Europa e sono molto felice di farne parte. Si tratta di un bel progetto, totalmente indipendente e che non ha alcun tipo di partnership con il comune. Nell’ottica di creare qualcosa sul territorio siciliano che possa dare spazio alla creatività e alla condivisione della multiculturalità.

 

 

Credit foto: @elanvivienne

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