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Intervista a Davide Shorty: “Sono uno Straniero molto fiero”

Davide Shorty, terzo classificato ad X Factor 9, oltre un anno dopo la sua partecipazione al talent, pubblica il suo primo album di inediti, “Straniero”, in uscita il 24 febbraio per Macro Beats, distribuito da A1 Entertainment. Quella di “straniero”  è in primis la sua reale condizione nella vita, palermitano trapiantato da diversi anni ormai e Londra, ma non basta. “Straniero” è l’artista in Italia negli occhi di chi lo guarda; “straniero” è chi non si sente parte di una società in cui creatività non è sinonimo di innovazione né di evoluzione; “straniero” è chi si sente estraniato da un mondo chiuso in una realtà virtuale. Ci sono infiniti modi di sentirsi straniero, è questo il messaggio racchiuso tra le note di ogni brano. Straniero si è sentito Davide nel suo paese, lo stesso che ha lasciato per seguire il suo sogno di vivere di musica, la sua grande passione. Di tutto questo ci ha parlato in questa intervista.

È passato ormai più di un anno dalla fine di X Factor. Quanto e cosa è cambiato nel frattempo?

Ciò che è cambiato è che per un bel periodo sono riuscito a vivere solo di concerti; poi anche il fatto che molti mi riconoscano, che è una cosa che ancora mi fa ancora strano e a cui forse non farò mai l’abitudine. È cambiato, però, meno di quanto mi aspettassi. Il motivo per cui ci ho partecipato ad X Factor è che pensavo di avere qualcosa di rilevante da condividere e volevo vedere come sarebbe andata se mi fossi presentato per come sono, senza modificare niente. E così è stato. Oggi non mi sento di dover rispondere a delle logiche di mercato, piuttosto mi sento di dover rispondere a delle logiche dell’arte e della creatività.

tommasogesuato_davide-shorty4271Il 24 febbraio esce il tuo album, “Straniero”. Qual è il concetto di “straniero” che volevi esprimere in questo lavoro?

Io sono uno straniero molto fiero. Mi sento straniero qui (a Londra), perché lo sono di fatto, ma mi sento straniero anche in Italia, perché l’Italia ti fa sentire straniero se sei un creativo, che tu sia un cantante, un grafico, un cuoco. Non siamo stati educati ad abbracciare il cambiamento in maniera pacifica. Nel nostro sistema educativo non c’è spazio per la creatività, c’è molto più spazio per l’informazione forzata, quindi tutti sono visti in egual maniera come contenitori di informazioni.Così il sistema scolastico produce una massa di macchine, pronte a dare un servizio al sistema, in un sistema in cui di lavoro ce n’è poco; siamo destinati a morderci la coda e a girare su noi stessi senza evolverci, perché non c’è spazio per l’innovazione.

Il concetto di straniero è sentirsi legato alle radici, alla tradizione. Io sono legato alla tradizione dei cantautori italiani come Tenco, De Andrè, Battisti, Dalla, Pino Daniele, all’hip hop italiano, alla mia lingua, la mia storia. Abbiamo Leopardi, Alfieri, abbiamo prodotto tanta arte da tutti i punti di vista, anche nel cinema, nella moda, nella cucina. Siamo un Paese talmente artistico che è davvero un paradosso vedere come si è ridotto adesso. Per questo mi sento straniero: siamo una nazione che ha rifiutato se stessa, ed è come se avesse perso fede nella sua stessa identità. Per cui come non sentirsi stranieri in un posto come l’Italia?

Quindi il tuo si può definire un rapporto di amore – odio con l’Italia?

Senza dubbio.

Un altro brano mi ha colpito molto, si intitola “Nessuno Mi Sente”: sembra parli di una persona che vorrebbe cercare aiuto, ma non riesce a farlo, proprio perché nessuno riesce a sentirla. Anche questo è un modo per sentirsi “straniero”, estraneo cioè rispetto al mondo circostante?

È un brano che parla di alienazione dalla società. C’è un riferimento al fatto che molti di noi sono chiusi in un mondo virtuale, agli smartphone, ai social media. È una denuncia, più che un riscatto. Vorrei che questo non fosse un piangersi addosso, bensì uno stimolo a cambiare qualcosa. Il mio scopo non è solo quello di rispecchiare il momento in cui sto agendo come artista, ma anche quello di condividere ciò che ho imparato e assorbito. Prima di entrare ad X Factor avevo iniziato a fare l’insegnante di musica; la mia responsabilità era quella non tanto di educare, ma di condividere per poter informare, e poter evolvere e crescere insieme. Nel momento in cui sto condividendo la mia esperienza è comunque un dare – ricevere, è uno scambio di energie, come quando si suona dal vivo: hai sempre risposte diverse dalle persone, finisci sempre per avere un dialogo con il pubblico, più che fare un concerto a senso unico. Io credo molto nella connessione con un individuo e ci tengo a fare una riflessione, più che mettermi su un livello più alto, come se stessi facendo l’insegnante.

Nel tuo album c’è una canzone, “Ci amo”, che io ho interpretato come un’ammissione del fatto che l’amore rende le persone migliori, che è un concetto applicabile all’amore per qualcuno, ma anche per qualcosa: è questo il messaggio che vuoi trasmettere?

Assolutamente sì. Hai colto nel segno. Sicuramente il fatto che le persone vogliano cambiarci non aiuta. Io sono stato molto molto fortunato nel trovare una persona che più che cambiarmi mi ha migliorato. L’amore è soprattutto saper rinunciare a determinate cose, ma con naturalezza; non deve essere una forzatura, né costringere a lasciare una parte di se stessi. Deve essere sempre un guardare avanti, una crescita. Ci amo, non ti amo, nel senso amo così tanto questa unione, questa condivisione, che non è un qualcosa di troppo individualista. L’amore a volte è visto in modo tanto egoistico, dovrebbe essere più bilanciato.

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Nel tuo album ci sono importanti collaborazioni: da Tormento a Daniele Silvestri. Come sono nate?

Tormento è uno dei miei eroi di quando ero più piccolo, indossavo i primi pantaloni larghi ed ero un “rappettaro” che girava per le strade di Palermo. Ci conoscemmo nel 2007 a Palermo, lui suonava a TRL di Mtv. Avevo da poco fatto un album e lui mi fermò; ne fui sorpreso, poi scoprii che glielo avevano fatto ascoltare e gli era piaciuto tanto. Siamo rimasti in contatto e siamo diventati amici. Nel momento in cui ho deciso di fare un disco in italiano è stata la primissima persona che ho voluto coinvolgere, era un sogno fare un pezzo con lui.

Con Daniele, invece, è stato più travagliato. Ho ascoltato il suo album, “Acrobati”, all’inizio dello scorso anno e sono rimasto folgorato. Sono sempre stato suo fan, i miei cantautori preferiti in vita sono lui e Niccolò Fabi; non mi aspettavo di poter arrivare a lui. Conoscevo di persona Nicolò Fabi, avendo aperto un suo concerto in passato e da quel momento ci siamo sempre sentiti. Verso aprile dello scorso anno mi trovai a Palermo nello stesso giorno di un concerto di Daniele, ci conoscemmo e seppi che mi aveva seguito ad X Factor; prima e dopo il concerto abbiamo parlato molto. Oltre ad una collaborazione artistica è nata anche un’amicizia e di questo sono molto felice. Lui è una persona umile e poi è un genio.

Sebbene appunto tu viva a Londra, ti senta un fiero cittadino del mondo, i testi sono tutti in italiano. Come mai?

Perché non lo facevo da tanto tempo. La mia cifra artistica inglese l’ho rispettata con i Retrospective For Love, la mia band londinese: usciremo con un album in inglese il 10 marzo con un’etichetta inglese. Non sentivo l’esigenza di scrivere pezzi miei in inglese perché Davide Shorty è un altro progetto, un altro percorso. Sicuramente non smetterò di scrivere in inglese anche usando il nome di Davide Shorty, però quando ho iniziato a pensare di partecipare ad X Factor l’idea era quella di fare un album in italiano per l’Italia, perché mi mancava fare rap in italiano, scrivere in italiano e sentivo di avere delle lacune. È un po’ come affrontare un demone, quello della lingua italiana. Trovo molto più facile scrivere in inglese. L’italiano è una lingua dolce per certi generi, ma molto spigolosa per il soul, e le sillabe sono difficili da usare. Bisogna fare un uso strategico della lingua.

La ricerca, lo studio della composizione delle parole è stato un bel viaggio e mi sento ancora di doverlo affinare e sviluppare. È stata un’esigenza, ma anche un esperimento: mi dovevo mettere alla prova.

Per concludere, quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sarà un tour?

Ci saranno degli instore questo mese a Milano, Roma, Firenze e Palermo. Spero di girare molto con il tour; ho deciso di suonare con la band al completo, di portare in giro con me i musicisti che hanno collaborato all’album. Voglio suonare l’album esattamente com’è, magari rendendolo solo più forte. Voglio dare una sfaccettatura dell’album più naturale possibile, e vorrei che le persone si fermassero ad ascoltare non solo la musica, ma anche le parole e che si lasciassero abbracciare e coinvolgere dal concerto.

 

Foto Credits: Tommaso Gesuato

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