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L’undicesimo giorno Dio creò i Faith No More

I Day Eleven sono un quintetto finlandese, di Tampere, che si presenta come gruppo con radici nella scena grunge dei primi ’90 che gioca però a sporcare il suono con attacchi punk-rock colorati di melodie pop.
Di grunge in verità, tralasciando i discorsi sull’esistenza o meno del genere musicale, ci sono tracce ridotte al minimo, più che altro sprazzi qua e là che ricordano vagamente qualche passaggio dei Nirvana più puliti e qualche riff di derivazione soundgardeniana. Quello che invece si nota in varie parti dell’album è una ricerca melodica molto vicina alle ultime produzioni dei Faith No More, “King For A Day” ed “Album Of The Year”. La voce del cantante e chitarrista Janne Aleksi Pajari si avvicina all’ariosità delle linee pattoniane di quel periodo (sentire l’inizio di “Coma” ad esempio), senza scadere nel plagio ma rimandando spesso in modo netto a quelle sonorità.
Purtroppo però per il resto non si notano particolari che infondano una grande originalità al disco che, musicalmente, va ad avvicinarsi alla scena emo-screamo-indie-rock-etc rimandando spesso a composizioni di gruppi come Thursday o i Thrice meno sperimentali. Gli attacchi punk-rock che sono disseminati nei brani si propongono di attaccare l’ascoltatore con un assalto sonoro che tuttavia fallisce nel suo intento a causa di una produzione eccessivamente pulita e curata per poter ottenere tale effetto. Produzione ad opera di Jens Bogren che comunque risulta essere a livelli eccellenti, soprattutto sul piano meramente sonoro, quando il gruppo esalta le sua vena più melodica, malinconica e “pulita”.
Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole quindi; chi apprezza il genere troverà senza dubbio di che gioire in vari brani dell’album come “Dissonance Fading”, “Blood Runs Thick” o “Whenever You Say You Love Me” (quest’ultima uno dei momenti più palesemente Faith No More del disco). Gli altri possono tranquillamente passare oltre.

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