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De Gregori canta Dylan all’Atlantico di Roma, report live e scaletta

Col concerto del 5 marzo all’Atlantico di Roma, il giorno dopo la data zero di Cascina (PI), Francesco De Gregori dà il via al nuovo “Amore e Furto Tour 2016”, live dell’album De Gregori Canta Bob Dylan – Amore e Furto.

Uscito il 30 ottobre 2015, subito in vetta alle classifiche e certificato disco di platino, l’album è un omaggio ed una traduzione rispettosa (anche negli arrangiamenti) di alcune tra le più belle canzoni di Bob Dylan, artista che De Gregori ammira da sempre. Il titolo traduce “Love And Theft” (2001), opera con la quale Dylan a sua volta indica le influenze che lo ispirano.

Grande attesa in tutti i sensi per il concerto: un ritardo nel soundcheck lascia il pubblico a lungo sotto la pioggia torrenziale, fino all’apertura dei cancelli disposta dalle forze dell’ordine. Ma nulla può scalfire l’affetto del vasto e variegato uditorio, nel quale spicca una cospicua presenza di giovanissimi.

Non c’è da stupirsi: nonostante il passo un po’ dinoccolato, De Gregori fa il suo ingresso con la carica di un ventenne e una voce che non ha affatto perso smalto, vestito da bluesman “duro” come i 10 elementi della sua band, aprendo con “Via Della Povertà”, già tradotta tempo fa con Fabrizio De André. Seguono l’energico blues “Acido Seminterrato” e la dolce ballata “Non è Buio Ancora”. Ancora attualissime per il contenuto di protesta sociale “Servire Qualcuno” e “Mondo politico”, un blues davvero “tosto” al quale le percussioni donano un tocco latino ed africano.

De Gregori invita il pubblico a bere una birra nei 15 minuti di pausa, per separare repertorio “dylaniato” e classico, che nella seconda parte condisce comunque con nuovi arrangiamenti (emozionante quello de “La storia”), grazie all’estrema perizia della band.

Il pubblico, già molto caldo e attivo, si infiamma al suono dei cavalli di battaglia. L’Atlantico è un unico coro sulle note di “Generale”, “Buonanotte fiorellino” e “Titanic” (ottimo l’arrangiamento: intro retrò con pianoforte ragtime e sezione fiati da Cotton Club, rumba finale con il violino). Cascate di applausi. Alle prime note di “Pablo” il canto dell’audience si intensifica ed entra addirittura in anticipo sull’intro di “Rimmel”.

Richiamato con insistenza sul palco, De Gregori concede “La Donna Cannone”, immancabile bis reso ancora più emozionante dall’inserimento del violino di Elena Cirillo, vera arma in più in diversi brani: ci si divide tra chi canta e chi segue in religioso silenzio. Il cerchio si chiude in festa, nel canto collettivo, tornando a Dylan con “Fiorellino”, ispirata a “Rainy day women, #12 & 35 ”.

Concerto lungo, intenso, emozionante, di grande qualità, durante il quale De Gregori e i suoi musicisti non si risparmiano. Ottimi arrangiamenti e traduzioni, fedeli alla traccia di Bob Dylan, eppure allo stesso tempo assolutamente originali. Lo sottolinea, giustamente, il generoso applauso del pubblico pagante.

 

 

Scaletta primo tempo:

Via della povertà (Desolation row)

Acido seminterrato (Subterranean homesick blues)

Non è buio ancora (Not dark yet)

Servire qualcuno (Gotta serve somebody)

Non dirle che non è così (If you see her, say hello)

Mondo politico (Political world)

Un angioletto come te (Sweetheart like you)

Come il giorno (I shall be released)

 

Scaletta secondo tempo:

A Pa

Adelante! Adelante!

In onda

L’Agnello di Dio

La storia

Generale

Cose

Buonanotte fiorellino (tradizionale)

Titanic

I muscoli del capitano

L’abbigliamento di un fochista

Gambadilegno a Parigi

Numeri da scaricare

Pablo

Rimmel

La donna cannone

Fiorellino

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