Home > Recensioni > Dead Shape Figure: The Grand Karoshi

Furia cieca

Chi siete? Siamo i Municipal Waste. Che genere fate? Old school thrash. Ayeah.
Voi, sbarbatelli, chi siete? Trivium, vecchio. Che cosa fate? Noi facciamo i Metallica.
Tu, laggiù, che fai? Io sono il cantante degli Wolfpack, la nota band modern thrash.
E tu, donna, che c’entri? Sono Cristina d’Avena, ho recentemente scoperto che “Kiss Me Licia” suona molto meglio se riletta in chiave thrash.

Insomma: basta! Qui tutti fanno thrash.
Certo, chiaro, c’è gente onestamente devota al verbo del thrash da anni, e bla bla bla, curriculum, bla bla, onestà…Però la verità è che quello che tanti temevano accadesse alla fine del millennio, con Testament redivivi, Exodus in rampa di (ri)lancio, Terror 2000 e compagnia cantante, sta succedendo oggi.
E il mercato è inondato dai dischi thrash – unico trend in grado di contrastare metalcore e gothic al femminile.
Lo svantaggio è che pure questo filone storico e fondamentale finisce per risultare indigesto, esasperante, molesto. Insomma: ci stanno antipatiche tutte le parvenu goth che ammiccano perché così va il mercato? Odiamo tutti quelli che si chiamano Switchgirl Enrage, Bitchthrill Frontpage, ecc.? Ecco, finiamo per odiare anche il thrash.

E il bello è che i Dead Shape Figure, poveracci, non c’entrano nulla: loro sono in giro da un po’ nonostante la giovane età, probabilmente amano alla follia questo genere e si trovano in mezzo all’oscena onda di piena soltanto per caso. Ma come esistono i vantaggi – qualcuno li pubblica: negli anni ’90 avrebbero suonato in garage – ci sono pure i prezzi da pagare.
Ovvero, la loro musica l’abbiamo già sentita. Risentita. Strasentita.
Evvai di riff rabbioso. Su con la doppia cassa. Sbraita, rallenta, stoppa e riparti.
Thrash ’til death!
[PAGEBREAK] Qualcuno mi dia l’emoticon con la manina che fa le corna.
E poco importa che la musica sia fatta bene (ottimi gli assoli), che ci siano qua e là nascoste citazioni succose (“Burn My Eyes” dei Machine Head devono averlo consumato..), che dal vivo spacchino più di un tornado. Perché – dovere di cronaca – il disco non è malvagio, è discretamente suonato, ha un paio di highlight gradevoli, coinvolge e fomenta. Ma tutto questo, di quante band si può affermare? Se il genere vi piace, senza dubbio “The Grand Karoshi” rappresenta una scelta qualitativamente valida – in fondo si tratta praticamente di “Deathrace King” dei The Crown ripulito della magnifica attitudine da fabbri ubriachi che contraddistingueva la band di Lindstrand.
Resta tuttavia chiaro che oggi come oggi, purtroppo, i Dead Shape Figure si perdono in un marasma molesto di release inutili. Che sfiga, sì: ma se uno dice cose sensate in mezzo a cento persone che sbraitano, o è sfortunato, o ha scelto molto male i tempi.
Oppure dovrebbe meditare su altre strategie di cattura dell’attenzione.
Maledetta Cristina d’Avena.

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