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Deadpool 2” si apre con uno gigantesco spoiler su “Logan” (siete avvisati) e mette subito le sue carte in tavola: più meta-cinematografico del predecessore, più sfacciato, più divertente, più inventivo, più autoreferenziale, più tutto.

La storia è semplice: Wade Wilson (Ryan Reynolds) aka Deadpool, ex mercenario delle forze speciali curato dal cancro attraverso “geni mutanti”, che lo hanno reso immorale, si vedrà costretto a riunire una squadra chiamata X-Force per proteggere il giovane Russell (Julian Dennison) dal misterioso Cable (Josh Brolin), venuto dal futuro per ucciderlo. Un po’ “Terminator”, un po’ “Looper”, e, naturalmente, parecchio “X-Men”.

Se il Wade Wilson di Ryan Reynolds del primo “Deadpool” diretto da Tim Miller (tratto dai fumetti creati da Fabian Nicieza e Rob Liefeld e diversissimo dalla sua precedente incarnazione cinematografica nel disastroso “X-Men le origini – Wolverine”), mi era sembrato quell’amico che si sforza di essere simpatico e brillante ad ogni costo, non sempre con buoni risultati, a questo giro ho trovato l’umorismo del personaggio gestito meglio, meno sguaiato, pur nella sua dimensione triviale, supportato da una regia più convincente.

A dirigere “Deadpool 2” arriva, infatti, l’ex stuntman David Leitch, co-regista non accreditato di “John Wick”, che ha esordito ufficialmente con la regia di “Atomica bionda”. E si vede, soprattutto nelle scene d’azione mai confuse, più pulite e coerenti rispetto a quelle del film di Tim Miller. Leitch, che ormai è una garanzia in questo senso, ha un suo stile consolidato e riconoscibile, che preferisce puntare sulle coreografie e sulle capacità fisiche degli stunt, invece di affidarsi ai soli effetti visivi.

Alla sceneggiatura ritroviamo Rhett Reese, Paul Wernick, affiancati dallo stesso Reynolds, che riescono ad inquadrare perfettamente lo spirito del Mercenario Chiacchierone cartaceo, con continue strizzate d’occhio ai fan. Tutto questo, senza rinunciare a una storia non priva di qualche sorpresa, soprattutto nella gestione dei personaggi, in particolare della X-Force. 

Senza nulla togliere a Ryan Reynolds, che risulta – concedetemelo – meno urticante nel suo modo di sparare battute a raffica, soprattutto per la buona dose di autoironia, è Zazie Beetz a brillare inaspettatamente nel ruolo di Domino. Un personaggio scritto in modo scarno ed essenziale, a cui l’attrice, che avete sicuramente visto in “Atlanta” di Donald Glover (se non avete visto “Atlanta”, smettete immediatamente di leggere e correte a recuperarlo), riesce a infondere un’energia inattesa. Anche Julian Dennison, con la sua particolare espressività apprezzabile nel delizioso “Selvaggi in fuga” di Taika Waititi, convince totalmente nel ruolo di Firefist.

E Josh Brolin, che abbiamo da poco lasciato nei ben più minacciosi panni di Thanos in “Avengers: Infinity War“, a guardare il tramonto? Qui è Cable e, con quella faccia da cinema, sarebbe perfetto per il ruolo di questo antieroe severo e con lo sguardo truce anche non aprendo mai bocca. In effetti, il suo è un personaggio di poche parole, che fa bene da contrappeso  alla parlantina di Deadpool. 

Quindi? È necessario stare al gioco per godersi questo “Deadpool 2”, accettare di buon grado di essere bombardati da continui ammiccamenti e riferimenti a tutto un mondo, Marvel e non, che esiste al di fuori di “Deadpool”. L’umorismo non è sottile, il gioco di meta-citazioni costante, ma siete pronti a tutto questo, si ride, si ride forte.

Pro

Contro

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