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Deasonika: Nuovi dettagli in “Tredicipose” – pt. 1

L’attesa finalmente si sta per rompere definitivamente. Non sono mancate le anticipazioni, i videoclip, la prima video-traccia. Ma tra poco ci potrà sorprendere la vitalità che i Deasonika si stanno portando dietro. Vitalità nel senso di motivazione e di coesione. Vitalità anche nella maturità della proposta, che si impreziosisce di un rinnovato vigore e di maggiore dinamismo. “Tredicipose” è un progetto in divenire piuttosto ambizioso. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Zanotti, toccando quasi tutte le tredici pose del disco e andando oltre. Questa è la prima parte dell’intervista, che ci presenta i Deasonika del 2008, con ben più di qualche novità.

Spieghiamo innanzitutto il titolo. “Tredicipose” significa che una posa, uno scatto, è associato ad ogni brano oppure che la vostra musica continua ad avere un dettaglio fotografico?
Entrambe le cose. Il progetto è nato, anche come concept, attraverso la collaborazione con la fotografa ed artista Alice Pedroletti. Quindi la partenza è stata di fissare un’immagine per ogni canzone. A noi, poi, è sempre piaciuto pensare alle diverse forme d’arte come a vasi comunicanti che fluiscono nella stessa direzione, uno stesso fine, una stessa emozione o uno stesso significato da trasmettere e perseguire. Per questo la cosa si è spinta oltre, andando a costituire il piano attuale dell’opera: per ogni brano ci sarà una video-traccia, dove le immagini intendono interagire con la musica, esprimendone i colori, le sensazioni ed anche il ritmo. Anche la musica finisce a coincidere con le immagini, arrivando al secondo significato che hai esposto.

Edel continua a supportarvi nonostante abbiate preso la direzione del fare ogni cosa che vi convince e vi piace fare?
Edel ha una lunga storia con noi perché per prima ha creduto nelle nostre potenzialità. Però “Tredicipose” rimane una produzione indipendente, nostra, su cui la casa discografica, a cui è piaciuto il disco, ci dà una mano nella distribuzione.

È stato annunciato che Marco Trentacoste non farà più parte della lineup stabile dei Deasonika. Quali saranno le conseguenze?
È corretto quello che dici. Ha collaborato con noi, come sempre ha fatto, alla produzione ed al mixaggio del disco “Tredicipose”, ma non suonerà con noi dal vivo. Adesso, mentre io coprirò di più le parti di chitarra, avremo Gionata Bettini ai synth, un altro musicista di forte personalità. Questa caratteristica l’abbiamo scelta apposta per avere una direzione nella nostra veste rinnovata, e non cadere nell’errore di concetto di dover coprire una mancanza, che per un gruppo non deve esistere. Il risultato sarà molto più collegato al rock che all’elemento acustico, proprio come conseguenza dell’apporto di Gionata. Preciso, inoltre, che il legame artistico con Marco rimane, ed è sempre forte.
[PAGEBREAK] La tua partecipazione a progetti e collaborazioni, come Nina o Rezophonic, mi è sembrata sempre ben congeniata ed ampiamente ponderata. Il tuo marchio di personalità è ben presente in questi pochi casi, e d’altro canto riesci a far emergere e valorizzare l’identità dell’artista con cui cooperi. Come scegli queste attività extra-Deasonika?
Ero molto selettivo fino a poco tempo fa. Mi ponevo costantemente la domanda se quello che mi veniva proposto o quello che mi sentivo di fare era in linea col percorso che avevo intrapreso. Adesso queste cose non le penso più: l’unico limite è se un’idea non è in grado di stimolarmi. Pensa che ultimamente sto portando avanti anche un progetto contaminato di hip-pop, insieme a due professionisti del settore. Ho scoperto quanto bene potessero suonare certe mie creazioni con una ritmica elaborata da due persone molto competenti e di livello, e non mi sono più posto il problema di cosa c’entrassi io con l’hip-pop in Italia. Anche perché, attraverso l’esperienza, mi sono sentito rassicurato dal fatto che il contributo che do è sempre un connotato mio, in cui non perdo personalità. Semmai mi arricchisco di qualcosa che non ho, e riesco a lavorare letteralmente insieme a qualcuno.

Com’è stato per il vostro modo di comporre uscire dalla logica della canzone ed avvicinarvi alla composizione per l’immagine ed il cinema? Mi riferisco, naturalmente, a quello short film “Dovunque, Adesso” che verrà proiettato a Milano prima del concerto.
L’unico rimpianto che posso forse avere è che sia stato vissuto molto di fretta. C’erano delle scadenze da rispettare e siamo stati chiamati dentro a questo progetto in corsa, mentre stavamo registrando “Tredicipose”. La fortuna ha voluto che quattro dei brani pronti andassero molto bene con le scene del film, e sono stati, quindi, adattati per direttissima. Altre nove sonorizzazioni di altre nove scene sono venute fuori con naturalezza inaspettata, forse perché avevamo i muscoli caldi nel momento creativo che stavamo attraversando. Le composizioni sono venute fuori praticamente subito dopo la visione di ciascuna scena e hanno assunto forma definitiva in davvero poco tempo. Essendo la prima esperienza legata al cinema, avremmo voluto dedicarci molta più analisi, ma ci possiamo ritenere soddisfatti di come sia uscito considerata la velocità a cui stavamo andando. Di questo film breve ci ha colpito la sua cruda veridicità, i colori particolari, l’entusiasmo del gruppo di attori e del regista che ci ha contagiato, ed è quindi stato come scegliere le persone prima ancora dell’opera. Per spiegarmi meglio: “Dovunque, Adesso”, lo abbiamo visto solo dopo aver accettato il progetto. L’impeto ci ha fatto pensare che da una simile energia non poteva nascere qualcosa di brutto.

Una domanda che per varie circostanze non sono mai riuscito a farti al tempo in cui questa cosa era un tema caldo: Sanremo 2006. Perché?
(Risate… NdR) Il pezzo “Non Dimentico Più” era già stato registrato per l’album che doveva uscire, “Deasonika”, avente lo scopo di documentare quel lato nostro acustico che era emerso durante il tour di “Piccoli Dettagli Al Buio”. La casa discografica aveva chiesto il permesso di mandarlo a Sanremo, ed il pezzo poi era piaciuto. In quel momento abbiamo avuto la fortuna di inserire questo impegno in concomitanza con altri eventi importanti, non da ultimo l’incontro artistico proprio con Jaz Colemann. Questo non vuol dire che Sanremo sia stata una parentesi. Anzi, la affrontammo positivamente perché era un’occasione di incontro con stampa, media, un ambiente a noi nuovo, ed in cuor nostro sapevamo che l’occasione di piacere più a lungo della prima sera era remota. Conservo però un ricordo speciale delle persone che ci lavorano; prima di tutto perché avevamo registrato “Non Dimentico Più” risaltando l’importanza degli archi. Al Teatro Ariston ci siamo potuti pregiare, per la performance, di un’orchestra di cinquantadue elementi, una cosa che non capita normalmente nella carriera di un’artista, ed è un’emozione rara quella di suonare accompagnati da un ensemble sinfonico. Così forte che la ricordo tuttora. E poi c’è da dire anche che il livello di professionalità dei tecnici che lavorano in questo ambiente è davvero molto alto. Pur non trovando sempre gente motivata, molto spesso invece mutilata nell’entusiasmo dalle briglie di un ambiente come quello, la preparazione è di gran lunga superiore a quella che trovi in alcune nicchie. Il loro unico limite rimane l’essere professionisti nel senso di esercenti di un mestiere. Restano abilità e un ambiente di lavoro che alla fine rimangono a loro estranei, senza la possibilità di esplorarne il fuoco sacro.
[PAGEBREAK] In passato sei riuscito a portare Jaz Colemann a cantare in un brano dei Deasonika. Oggi chi vorresti?
Gianluca Morelli degli Emoglobe ha collaborato in una traccia, “Thank You”, di “Tredicipose”, mentre “Nina”, con cui avevamo già lavorato, ha fatto l’adattamento in inglese di altri due brani. Queste sono le uniche collaborazioni a cui saremmo aperti in ambito nazionale, non vedo altro che possa fare al caso nostro. A livello internazionale non ti dico che non ci siano dei nomi e degli artisti con cui non saremmo onorati di suonare. Ma se raccontassi come è nata la collaborazione con Jaz Colemann nel 2006 forse si capirebbe il nostro punto di vista: lui era arrivato in Italia per promuovere localmente il suo album “Hosannas From The Basements Of Hell”. Passando per gli studi di Edel Italia, gli capitò di rimanere impressionato dalla nostra musica. Fu lui, in un certo senso, a sceglierci. E ha compenetrato, secondo noi, molto bene il tessuto di “00.16″ perché era artisticamente motivato a farlo. Ecco, quello che vorremmo noi non è chiamare qualche nome importante, ma meritare l’attenzione di qualcuno che sente l’interesse di portare qualcosa di suo nella nostra musica, e quindi valutare il genere di collaborazione.

Mentre dici questo ai nostri lettori ti posso lanciare un gossip che puoi raccogliere e farne quello che vuoi. Trent Reznor è ufficialmente in fase di cazzeggio studio e ha mandato un suo sosia palestrato a fare gli show dal vivo. Noi sappiamo dove si trova quello vero. Se ci date due fustini lo volete in cambio?
No, noi non prendiamo disoccupati…

Ti rifaccio un’antica domanda. Cosa si salva del mondo musicale odierno?
La vedo molto duramente. Tutto l’entusiasmo di qualcuno che ha la volontà di fare qualcosa di originale in questo settore viene assopito o fagocitato da chi decide se questi progetti debbano o meno vedere luce. Per chi inizia a fare musica oggi è un Dramma. Gli spazi sono sempre minori, le radio impongono regole per andare in air play, si vendono sempre meno dischi. È necessario superare questa cosa e l’unica dimensione è quella del contatto diretto col tuo pubblico. Infatti “Tredicipose” è un disco registrato e pensato per essere poi eseguito principalmente dal vivo. Oggi l’unico modo che hai per difendere la tua musica, dire qualcosa e farti vedere è quello di salire su un palco ed essere bravo: devi far cadere le orecchie delle persone dentro il tuo incanto. Questo è l’unico modo in cui la musica italiana, almeno di un certo tipo, può risollevarsi. Ad oggi ci sono troppi preconcetti anche da parte di chi suona, del tipo che la presenza in radio è la ragione predominante di successo od insuccesso. Che il look od il dress code sia una preoccupazione fondamentale. In questo senso dicevo che siamo in forte debito nei confronti della musica, e la dimostrazione è che anche in questo caso la musica ha vinto. La sua crisi è determinata dal fatto che si è pensato di poter prescindere da essa dando importanza ad altri fattori che l’hanno fagocitata e l’hanno resa inconsistente e volatile. La sovraesposizione mediatica, poi, di molti protagonisti della scena su cui è perlomeno discutibile il merito artistico, la capacità di comunicare, la tecnica o le emozioni che possono trasmettere, ha portato ad un adeguamento del concetto di qualità tale da alienare la curiosità che naturalmente si dovrebbe provare davanti a qualcosa di valido e nuovo. Oggi ciò che è diverso dal maggiormente esposto è, nel migliore dei casi, strano; non viene vagliato con la curiosità di chi potrebbe trovare in quello che non conosce uno stimolo nuovo, una qualità o un gusto che meglio lo rappresentino. Sembra di parlare della cultura del gusto, è vero, ma il discorso che stiamo facendo interseca molte aree con questa disciplina. Fare della musica un nutrimento è sempre meno reale.

- Fine della prima parte -
Termina così la prima metà dell’intenso scambio avuto con Massimiliano Zanotti. Sarà sempre insieme a lui che, nella seconda (e conclusiva) parte, andremo ad illuminare i dettagli di “Tredicipose”.

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