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Death Rock?

Drone-Psych, Doom-Punk, Death Rock: queste le più divertenti tra le svariate etichette utilizzate per tentare di definire il genere dei Sex Church, uno dei gruppi più interessanti dell’odierna scena canadese. Se tali eccessi di fantasia possono lasciare il tempo che trovano, non si può comunque negare un’effettiva refrattarietà del suono del gruppo alle tradizionali etichette di genere. Atmosfere nebbiose, male illuminate, dense di riverberi e vapori elettrici: un bradicardico blob musicale in cui pulsano con equilibrio alternato le più eterogenee esperienze.

Pere Ubu, Spacemen 3, Neu e Cheater Slicks: queste le influenze più importanti citate dal gruppo, importanti tracce da seguire nell’indagine sul possibile genere. Nello stesso calderone finiscono il Post-Punk, lo Space, il Krautrock ed il Garage Punk più nervoso ed angolare degli anni 90; la forza dei Sex Church sta però nell’esser riusciti a rimaner liberi da eccessive somiglianze e parallelismi pedissequi, ritagliandosi uno spazio ed una dimensione fortemente propri.

Il loop e la ripetizione sono le cifre stilistiche del gruppo, l’ipnosi l’effetto da ottenere. Riff monotoni si ripetono sino a raggiungere effetti stranianti, come nella eccezionale “Dead End”, a metà strada tra il garage punk e la jam psichedelica. Wave umida che parla di depressione ed ansia, come quella di “209”. Space punk ad alto tasso di concretezza, come quello di “Mistaken”. I Sex Church hanno la capacità pratica necessaria a dare forma ad una poliedrica ed ampissima conoscenza musicale e la qualità indispensabile a renderla unica ed essenziale.

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