Home > Recensioni > Deathstars: Night Electric Night
  • Deathstars: Night Electric Night

    Deathstars

    Data di uscita: 30-01-2009

    Loudvision:
    Lettori:

I soldi non fanno la felicità

“Night Electric Night” è il titolo dell’ultimo spudorato lavoro degli svedesi Deathstars.
Spudorato poiché è palese come questo sia solo un mero espediente commerciale per guadagnare facendo presa sui fan e su chi segue la moda glam-industrial, ma andando così a perdere ogni credito presso chi, pazientemente, aspettava un album più deciso e convincente.

Tre aggettivi per descriverlo? Vuoto, inconcludente e ridondante.
Vuoto perché trasuda inutilità e insignificanza, svelando il vero volto di una band fatta unicamente di make-up e stelline, priva di un registro artistico musicale degno di emozioni ed interesse.
Inconcludente poiché, come è stato per i primi due album, vi sono due o tre canzoni orecchiabili e ballabili, chiaramente hits da video, perse nell’apatia più totale delle restanti. Uno brano graziato è la title-track di rammsteiniane memorie ed a “Death Dies Hard” ma… “tutto il resto è noia” (cit.)
Sentimento quest’ultimo sostenuto dalla ridondanza di, per fare un complimento, stile nelle linee vocali e nelle melodie: sono tre album che vengono proposte le stesse identiche variazioni, probabilmente sarebbe stato più proficuo e dignitoso estrapolare i singoli e farne un unico cd.
A questo livello si innesta anche il fastidio istigato da alcuni ritornelli, ad esempio quelli di “Chertrogad” e di “Blood Stains Blondes”, dove la voce di Andreas “Whiplasher Bernadotte” Bergh arriva ad irritare l’ascolto con il suo eccessivo tecnicismo canoro.

In sostanza, seppure non ve ne sia traccia, un pessimo lavoro che dimostra come lustrini e bell’aspetto siano più importanti della musica.

Scroll To Top