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Debutto al cinema per The Pills – Sempre meglio che lavorare

È stato presentato a Roma “Sempre meglio che lavorare“, il film di The Pills, il trio di trentenni emerso direttamente da YouTube, che cura anche la regia.

L’atmosfera in sala è decisamente goliardica. Oltre ai giovani protagonisti, a raccontare questo debutto sul grande schermo è il produttore Pietro Valsecchi, che introduce subito l’argomento portante del film, che arriverà nelle sale il 21 gennaio.

Pietro Valsecchi: Direi che “Sempre meglio che lavorare” parla di gente che non vuol lavorare (ridono, ndr)! Ho incontrato The Pills circa due anni fa, con l’intento di raccontare una realtà che a me non appartiene, facendo parte di un’altra generazione. Il compito del produttore è cercare nuovi talenti, per dare linfa nuova al cinema italiano. Questi tre ragazzi mi sono stati segnalati da chi bazzica la rete… Io no di certo! Ad ogni modo può sembrare semplice iniziare al cinema dei giovani abituati a pubblicare sketch su Internet. In realtà il lungometraggio è molto complicato. È stato un grande lavoro, perché vanno seguiti e accompagnati, ma è stato anche soddisfacente vedere il lavoro ultimato. C’è chi pensa che, arrivato ad una certa età, ci si dovrebbe riposare, ma non è il mio modo di vedere la vita! Ogni nuova scommessa è una nuova avventura.

Parlando ai giovani The Pills: quali sono state le vostre paure, speranze e fatiche?

Matteo Corradini: Un’esperienza molto diversa. Mi ha insegnato tanto. La nostra speranza è di avere un riconoscimento e che sia un film che trovi la sua fetta di pubblico.

Luigi Di Capua: Abbiamo cercato di trasferire al cinema il linguaggio da noi usato su Internet. Luca e tu vuoi aggiungere qualcos’altro? È stato più faticoso che girare i video in cucina con i tuoi amici (ridono, ndr)? Scherzi a parte, è stato molto impegnativo e faticoso!

Luca Vecchi: È stato un bel battesimo di fuoco, ne porto ancora le cicatrici (ridono, ndr). Spero, con umiltà, che sia stato un buon primo tentativo, augurandomi che ce ne siano di altri.

Pietro Valsecchi: Durante la proiezione abbiamo sentito gli addetti ai lavori ridere sinceramente. È un film fresco, nuovo. E spero che cavalchi un’onda generazionale. Loro, The Pills, sono molto romani… speriamo vengano accettati anche al Nord-Est.

Quanti litri di caffè, canne, e birre sono state consumati durante la lavorazione del film?

Matteo Corradini: Stiamo cercando di stimarlo, pare che ne uscirà un numero algebricamente ancora non scoperto (ridono, ndr).

Da dove siete partiti per costruire la trama?

Luigi Di Capua: Abbiamo scritto una storia in parte autobiografica, volevamo riportare sullo schermo qualcosa che fosse nostro. Quando è iniziato The Pills eravamo appena laureati, nel 2011, e non riuscendo a trovare lavoro, piuttosto che stare in un ufficio otto ore al giorno per uno stipendio miserrimo, abbiamo voluto provare a fare le cose che ci divertono. Da qui anche il titolo “Sempre meglio che lavorare“: per noi è stata una spinta nel tentativo di fare della nostra passione un vero mestiere. Quando abbiamo cominciato col progetto, ci sono stati almeno un paio di anni di profonda miseria, ma il desiderio di restare compatti ci ha aiutati ad essere perseveranti. Quindi c’era una sorta di tacito accordo per cui sarebbe stato un guaio se uno di noi avesse iniziato a lavorare: si sarebbe interrotto The Pills e il cardine dei nostri sogni.

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