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  • The Decemberists: What A Terrible World, What A Beautiful World

    Rough Trade / Self

    Data di uscita: 20-01-2015

    Loudvision:
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A sentirli, i Decemberists li diresti un gruppo di giovincelli, una delle tante piccole indie-band americane in cui prima o poi si finisce per inciampare, se si ascolta un certo tipo di musica. In realtà, il quintetto capitanato da Colin Meloy è in giro da una quindicina buona d’anni, e può quindi vantare – nonostante i quasi inevitabili cambi di formazione comuni a molte band – una certa compattezza e soprattutto una grande esperienza musicale. Tra l’altro, se in Italia i Decemberists rimangono tutto sommato un gruppo di nicchia praticamente sconosciuto ai più, negli Stati Uniti – complice anche il passaggio, a metà degli anni Zero, dall’indipendente Kill Rock Stars alla Capitol Records – sono ormai un fenomeno noto e apprezzato anche dal grande pubblico.

Cosa dire del nuovo album, “What A Terrible World, What A Beautiful World”? Un bel disco, senza dubbio, in cui tutto funziona, in cui non un singolo pezzo non sia riuscito. I cinque Decemberists in fondo ci sanno fare, sono dei bravi musicisti, e su questo non c’è proprio niente da obiettare. I quattordici brani sono una miscela sapiente di pop, folk-rock e country; sono piacevoli, pregevoli, sono le canzoni giuste da ascoltare in questi pomeriggi di febbraio guardando la neve che si scioglie fuori dalla finestra. Poi, però, nient’altro. Niente che non sapessimo già, che i cinque di Portland non ci avessero già proposto. Ma soprattutto niente che lasci veramente il segno, che renda questo un disco memorabile. Ci si assesta, insomma, su una formula già collaudata, su una sorta di aurea medietas senza sbilanciarsi né da una parte né dall’altra (già il titolo, a questo proposito, è interessante), quasi si abbia paura di sconvolgere l’equilibrio, o di stupire. Peccato, perché ok che la virtù sta nel mezzo, ma confonderla con il virtuosismo non è che un passo.

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Contro

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