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  • Deep Purple: Perfect Strangers

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Il Mark II ritorna

Nel 1984 i Deep Purple tornavano in formazione storica, dando alla luce un album che s’imponeva come uno dei migliori mai rilasciati da quella line-up. Non che i Nostri avessero passato un periodo di beata vacanza, sfruttando e scialacquando la fortuna accumulata nella prima metà degli anni ’70, tutt’altro: tra Rainbow, Whitesnake, guizzi in album dei Black Sabbath e progetti solisti vari e assortiti, nessuno aveva perso le tracce di nessuno – nessuno era sceso completamente dal piedistallo, fermo restando, però, che il marchio Deep Purple rimaneva unico e ineguagliato nel suo splendore (anche commerciale), al di là di questioni e gusti personali. Il mitologico Mark II, denominato per l’occasione Mark IIb per chissà quali delicatissime e imprescindibili ragioni di catalogazione filologica (…), di Gillan, Glover, Blackmore, Paice, Lord, pensò di avere ancora un pezzo di strada da fare insieme, raccolse i cocci dell’unione che fu, dimenticò il periodo Coverdale-Hughes, si rimise a suonare insieme e “Perfect Strangers” fu, nel novembre 1984.
Una line-up che torna insieme dopo dieci anni può provocare un terribile puzzo di stantio, potrebbe se non altro fare vecchio e malandato – quasi un grido di dolore e allarme di conti in banca di musicisti bolliti con mogli e figli da mantenere e conti da far quadrare. Loro però sono i Deep Purple e la classe, oltre a possederla, sanno anche come utilizzarla al meglio. “Perfect Strangers” non ha l’odore amarognolo di lacrime di malinconia, è un nuovo disco di un band rinata, che riproponendo i propri cliché stilistici, tenendo ben presente quanto fatto nel periodo di separazione, sa rimescolare le carte e dare vita a qualcosa d’inedito.
È un album che risulta vitale, ben congegnato, costruito, suonato e confezionato, focalizzato su un Hard Rock diretto, quello più vicino alla tradizione della formazione (abbandonate quindi sia le inflessioni rhythm’n’blues e funky del Mark III e IV, sia il gusto epico dei Rainbow con R.J. Dio – ma non una certa attitudine generale, che rimandava ai Rainbow di “Bent Out Of Shape”), che risulta però sicuramente aggiornato e svecchiato. “Perfect Strangers” ha classe da equilibrista nel saper giocare tra passato e presente, gettando uno sguardo al futuro, e lo fa affidando la propria reputazione a canzoni che diventeranno classici senza tempo quali la granitica title track, la dinamica e melodica “Knocking At Your Back Door” o “A Gypsy’s Kiss”, quasi un’impressione di quello che sarebbero potuti essere i Rainbow con Gillan al microfono. Proprio Ian è il mattatore di una ballata come “Wasted Sunset”, entrata nei cuori dei Purple fan sparsi sul globo.
In aggiunta a tutto ciò, oggi, con la ristampa in CD, è possibile avere un pezzo in più rispetto alla versione uscita nel 1984: “Son Of Alerik”, pubblicata in primis come b-side del singolo di “Perfect Strangers”, una strumentale di dieci minuti che si immerge in un feeling crepuscolare, romantico, velatamente malinconico ed elegante. Distinto.
Le vette di “In Rock”, “Fireball” e “Machine Head” rimangono altrove (sebbene non così lontane come si potrebbe pensare in un primo momento), ma “Perfect Strangers” era ed è tuttora lo strumento con il quale un gruppo di musicisti tornavano nel 1984 a reclamare il proprio posto di leader del panorama rock mondiale e a dimostrare i motivi di tale atto di propriet

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