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  • Deer Tick: The Black Dirt Sessions

    Deer Tick

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Diamanti sporchi

Le canzoni dei Deer Tick acquistano un valore importante, alla pari di piccoli diamanti che brillano di luce propria, peculiari per essere stati infettati dalla voce tagliente di John McCauley e da una punta di grunge. E questo ci piace molto.

Terzo album dopo vari cambi di line up per la band del Rhode Island che si perde tra i profondi sentimenti che la musica folk, blues e country possono far nascere nell’ascoltatore. “Hand In My Hand”, per esempio, è influenzata da leggende come Neil Young e Bob Dylan.

Il CD percorre anche momenti intensi basati su giri di pianoforte, il tutto condito con sonorità indie che rendono “The Black Dirt Sessions” qualcosa di prezioso da far nostro e custodire gelosamente.

L’idea del nome del gruppo arriva da un parassita chiamato appunto Deer Tick che il cantante John si è trovato tra i capelli dopo un’escursione nella Morgan-Monroe State Forest, vicino a Bloomington.

Mentre speriamo che l’igiene del gruppo nel tempo migliori, ci godiamo questo ultimo lavoro capace di purificare e rendere più leggera l’anima dell’ascoltatore.

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Contro

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