Home > Recensioni > Del Sangre: Il Ritorno dell’Indiano
  • Del Sangre: Il Ritorno dell’Indiano

    Latlantide Promotions / none

    Data di uscita: 08-04-2016

    Loudvision:
    Lettori:

Il rock è morto, sentiamo spesso dire. Una frase che mi ha sempre fatto arrabbiare, qualunquista e superficiale. Certo, gli anni ’70, per molti la vera e propria Età dell’Oro, sono passati. Oggi sul mercato delle major passano generi poco assimilabili al Rock (la maiuscola non è un caso) nel suo senso più classico. Nonostante ciò, spulciando sul web, qualcosa si trova. Qualcosa di valido, puro, sincero, che ci riporta con la mente a quel decennio che molti (compreso il sottoscritto) non hanno mai vissuto.

È il caso dei Del Sangre, band fiorentina ormai attiva da diversi anni, che non si è mai vergognata di rispolverare certe sonorità inevitabilmente etichettate come ‘vecchie’, ‘datate’, ‘demodé’. Ma –diciamocelo- i Del Sangre non hanno l’aria di chi si lascia influenzare da pregiudizi di ogni sorta.

Il nuovo album si chiama “Il Ritorno dell’Indiano” ed è una raccolta di brani che mischiano con sapiente perizia cantautorato italiano e rock anni ’70. Bordate chitarriste dal suono vintage sapientemente registrato, canzoni orecchiabili, assoli a ogni piè sospinto e l’ottimo connubio tra melodie e impianto ritmico (perfetto il dialogo tra basso e batteria) sono gli elementi essenziali di un album che in fin dei conti non vuole regalare grosse sorprese. In alcuni tratti si respira aria da déjà vu, ma –fondamentalmente- poco importa, perché ciò che si avverte sin dalla prima traccia è una passione infinita nel suonare.

Se a livello musicale i nostri si presentano a tratti come epigoni di vecchie glorie, questo non vale per quanta riguarda i testi, vero e proprio valore aggiunto del disco. Profondi e in certi momenti geniali (“L’indiano”, “Gaetano Bresci”), i Del Sangre ti prendono per mano e ti raccontano una storia, come il miglior De Andrè. Emerge una visione anti-sistemica un po’ “da Primo Maggio”, tuttavia arricchita con sapiente gusto personale e pregna di umiltà.

Tirando le somme, “Il Ritorno dell’Indiano” è un buon disco suonato da gente profondamente nostalgica. Da un punto di vista prettamente musicale, se all’elevato bagaglio avessero aggiunto un tocco di originalità in più, l’album sarebbe risultato perfetto. Ma, alla fine, basta suonare, divertire e divertirsi, . E, aggiungerei, far riflettere.

Pro

Contro

Scroll To Top