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Delay & occhi a mandorla

Il post rock torna a Roma: i giapponesi Mono sono di scena nella cornice del Traffic Club.
Tra le band post rock più importanti dell’ondata d’inizio 2000, i nipponici hanno girato per più di dieci anni il mondo in lungo e in largo portando la loro musica praticamente ovunque. In questi mesi, forti del loro ultimo album “For My Parents”, uscito lo scorso anno per Temporary Residence Limited, i Mono sono alle prese con un tour europeo che, oltre la data di oggi nella Capitale, li porterà in terra italica a Bologna, Pistoia e Mezzago.

Arrivo nel locale e un sontuoso intro risuona dall’impianto preannunciando l’ingresso dei nostri sul palco. I Mono entrano timidamente, come solo quattro giapponesi sanno fare, accordano i loro strumenti, sistemano le scalette e le seggiole, dove per tutto il concerto si siederanno i due chitarristi, dileguandosi dopo pochi minuti uscendo dalla porticina alle spalle dello stage. Le facce di tutti i presenti sono le tipiche espressioni di chi ha appena subito un simpatico scherzone, anche perché l’intro risuona ininterrottamente da più di dieci minuti e la voglia di vedere la band sul palco è tanta.
La macchina del fumo si aziona, la musica si abbassa pian piano e i nostri entrano con un piglio più deciso sul palco. Questa volta nessun falso allarme, i Mono iniziano il loro show.
I primi brani soffrono di una non eccezionale messa appunto dei suoni, abbastanza confusi e poco chiari, ma il problema viene risolto abbastanza in fretta. La bassista Tamaki Kunishi, l’unica a rimanere in piedi per tutto lo show, si alterna continuamente al basso, al piano e allo xilofono, dimostrando grande duttilità. Caldi e avvolgenti i suoni che escono dalle chitarre dell’affiatatissima coppia Takaakira Goto/Hideki Suematsu, che con i riverberi e i delay a cannone creano atmosfere epiche e sognanti, smandolinando le loro sei corde come neanche nelle migliori pubblicità della Barilla. Con gran sorpresa tanto spazio viene dato all’album “Hymn To The Immortal Wind”, anche più dell’ultimo “For My Parents” da cui verranno estratte solo un paio di brani, il pubblico sembra gradire questa scelta.
Tra climax catartici e dinamiche mozzafiato giungiamo alla fine del live. Uno show lungo, intenso, sicuramente non molto vario, ma questa è la cifra stilistica del gruppo, e tecnicamente ineccepibile. I Mono sono una band rodatissima e il palco è la loro casa.

Legend

Burial at Sea
Dream Odyssey
Pure as Snow (Trails of the Winter Storm)

Follow the Map

Unseen Harbor
Ashes in the Snow
Halcyon (Beautiful Days)
Everlasting Light
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