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Dellera nella colonna sonora di Senza Nessuna Pietà, l’intervista a Venezia 71

Dellera, o Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours e cantante solista, ha partecipato col brano inedito “Ogni Cosa Una Volta” alla colonna sonora di “Senza Nessuna Pietà”, che vede Pierfrancesco Favino nella doppia veste di protagonista e produttore. Il film, del regista Michele Alhaique, è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2014, ed è da oggi, giovedì 11 settembre disponibile nelle sale italiane. Dellera ci ha raccontato come è iniziata questa avventura e il suo sbarco al Lido di Venezia, nonché qualche anticipazione sul suo secondo disco da solista, presto nei negozi.

Ti è piaciuto “Senza Nessuna Pietà”?

Si, molto! Io avevo visto un premontato in macchina, ma anche un paio di attori mi hanno detto che sono arrivati a Venezia senza aver visto il film chiuso. Il premontato mi è piaciuto, ma si vedeva che c’era ancora da lavorarci su e infatti è stato cambiato abbastanza. Mi è piaciuto molto, lo definirei un film d’attori, le loro performance sono tutte eccezionali.

Cosa pensi del personaggio di Mimmo, interpretato da Pierfrancesco Favino?

Evita qualsiasi forma di stucchevolezza nel film. Non c’è mai sensazionalismo. Anche quando succede qualcosa la camera non va mai nel buco dell’emozione, è sempre periferica e questo è figo, perché tanto non hai bisogno di spingerla: se un’immagine deve suscitare un’emozione in chi la guarda lo farà comunque. Ci sono dei momenti molto potenti, molto coinvolgenti.

La tua scena preferita?

Mah, a parte i momenti potenti emotivamente c’è tutta la prima parte che è immersa in un’emozione violenta. Quando lui entra per la prima volta a casa di Pilar, la cubana, c’è un cambio di motivo che è bellissimo: di colpo è amore, dolcezza, c’è un cambio di mood totale. E poi la scena successiva, quando lei fa il bagno al mare… a me piace proprio questo cambio di mood, non è facile trovare nei film un contrasto emotivo così forte.

“Ogni Cosa Una Volta” come si è ritrovata nel film?

Michele (Alhaique,ndr), il regista, ha sentito alcuni miei pezzi tramite un amico comune e mi ha invitato a incontrarci a Roma per vedere se potesse saltare fuori una collaborazione. Io gli ho spiegato che personalmente scrivo canzoni, ma non le adatto per specifiche circostanze, come ad esempio un film. Gli ho proposto delle cose ed si è instaurato uno scambio di idee. Gli ho proposto varie canzoni e poi la scelta è ricaduta su “Ogni Cosa Una Volta”. Ovviamente il premontato è arrivato molti mesi dopo, noi ci siamo incontrati un anno fa. Credo che sia un genere di film molto aperto all’interpretazione musicale, anche se ha una colonna sonora completamente elettronica per cui piazzare una canzone suonata con strumenti tradizionali (basso, chitarra elettrica e batteria) non è semplice, ovunque la metti è un po’ un pugno in faccia. Era abbastanza bassa nel mix, infatti. Quando Mimmo va a incontrare per la prima volta la ragazza nel bar, c’è il cronista radiofonico che lancia la canzone ed è divertente. È una prima esperienza ed è stato molto emozionante farne parte. Non ero mai stato al Festival del Cinema di Venezia!

Come hai reagito quando hai saputo che il film sarebbe stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia?

Molto contento! Non ero mai stato al lido di Venezia, infatti ero curioso. Mi fa pensare a Visconti, fine anni ’60 ma già decadente. Solo che domani già riparto quindi non avrò modo di vedere altri film.

Hai appena visto per la prima volta la tua canzone, “Ogni Cosa Una Volta”, inserita nel film. Che sensazione ti ha dato?

Molto emozionante. Io sono un grande amante delle colonne sonore, le colleziono. E amo anche i musical, come quelli degli anni ’50, da “Guys and Dolls” a “Hair” a “Jesus Christ Superstar”. Di recente ho visto “West Side Story”, un’opera bellissima, poi il cinema non è come la musica. Portare a termine un disco e portare a termine un film sono due cose ben diverse. Per portare a termine un film ci sono talmente tante parti che interagiscono (gli attori, il regista, lo sceneggiatore, i tecnici)…. Deve essere estenuante portare a termine un ‘opera cinematografica, soprattutto se è un’opera prima come “Senza Nessuna Pietà”. Magari dopo anni che fai questo lavoro hai gioie e dolori sotto controllo, ma quando sei alla tua opera prima è una faticaccia.

Tra l’altro il tuo primo disco da solista aveva come titolo proprio “Colonna Sonora Originale”. Quando si dice le coincidenze!

Si, tra l’altro mi è stato chiesto “Ma il film?” e io per scherzare rispondevo “C’era anche il film ma hanno finito il budget e non è mai uscito”. (ride, ndr) O la verità: è la colonna sonora di un film immaginario o della mia vita.

Presto un nuovo disco da solista?

Certo! Non ci si può fermare altrimenti siamo fritti! (ride, ndr). Questo disco sarà un pochino più abrasivo, più scuro rispetto a “Colonna Sonora Originale”, che ha un tipo di narrazione più, come dire, epico. Nell’ultimo anno della mia vita sono successe molte cose, tra cui la nascita di una figlia (non mancano i nostri auguri a Dellera, ndr), per cui ho spurgato tante emozioni, sia belle che brutte. È un disco che parla di cose un po’ universali, un po’ anche molto personali. Sono molto contento di questo prossimo disco… tanto lo dicono tutti del nuovo disco, no? Anche quando è il peggiore! (ride, ndr) Non c’è ancora una data di uscita ma dovrebbe essere entro la fine dell’anno.

Secondo te qual è il rapporto tra musica e immagini?

È totale. La musica come vibrazione pura è già un’immagine. Brian Wilson dei Beach Boys era sordo da un orecchio per cui ha continuato a fare il mix mono, per lui la stereofonia non esisteva. Secondo lui la monofonia era molto più interessante, ti si fissava in mente un’immagine sonora, mentre la stereofonia decide per te dove mettere le cose, per cui influisce nella relazione di un’immagine, ma anche di una tua immagine mentale senza che necessariamente ci sia una foto o un film. Per me la musica è tutta la mia vita, sono completamente perso nella musica. In tutti i grandi momenti della mia vita compare la musica intorno a me ed è un po’ come essere dentro un film. Purtroppo l’Italia non è un Paese rock ‘n roll nel senso che la musica legata al divenire e all’arte non penetra il tessuto sociale del nostro Paese. Il rock è sempre stato fatto meno che nei paesi anglosassoni, no?

Però c’è anche chi accusa gli italiani di esterofilia…

Secondo me l’esterofilia innata è legata al fatto che l’Italia ha 150 anni, per cui ancora non è un paese unito, abbiamo sempre avuto un rapporto psicologico con lo straniero molto pesante. Come sappiamo il rapporto di sudditanza porta sempre un legame emotivo molto forte, no? La gente spesso si innamora di chi la tratta male. C’è questa idea che lo straniero sia sempre più bello, ma non è così. Dal dopoguerra non solo siamo stati al passo coi migliori registi e i migliori cantanti a livello mondialema abbiamo fatto anche da modello. Poi c’è stato un terremoto da qualche parte nella nostra storia, non so cosa sia successo esattamente, ma abbiamo perso il passo su certe cose.

Come si conciliano gli Afterhours con la tua carriera solista?

Sono famiglie diverse, con dei legami emotivi diversi. Gli Afterhours sono un’entità ben precisa, si pone in Italia in modo abbastanza particolare… però per me è più facile suonare davanti a 7.000 persone quando siamo in gruppo che davanti a 100 persone da solo.

Divertito al concerto al Rock in Roma dello scorso luglio?

Si, Roma è sempre un bel pubblico. Un misto tra un pubblico molto attento, pseudointellettuale con la capacità di cogliere alcune sfaccettature della performance ma allo stesso tempo è un pubblico molto caldo. Roma è la mia città di adozione, anche se non ci ho mai abitato, sono sempre lì.

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