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Imminente cambio di guardia

I francesi Demians arrivano all’esordio sulla lunga distanza raccomandati al mondo da nientemeno che Steven Wilson, che ce li presenta come una delle grandi band da scoprire nel 2008.
Già da questo si può iniziare a dedurre come suoni il complesso d’oltralpe. Infatti non siamo molto lontani dal concetto che ha dato vita ai tre splendidi album dei Riverside: un prog molto melodico che punta decisamente sull’emozionalità dei brani piuttosto che sulla tecnica. Sembra che si stia definendo già una nuova generazione di gruppi prog, ispirati dai maestri dell’ultima ondata: Pain Of Salvation, Porcupine Tree ed Opeth su tutti, senza mai dimenticare la malinconia à la Anathema ed aggiungendo ad ognuno qualche altra spezia per rendere il suono più riconoscibile. In questo caso i sapori addizionali sembrano provenire da territori d’oltreoceano, lasciando intuire talvolta, tra le pieghe melodiche della voce, una vaga vena di ciò che venne chiamato “post-grunge”, siano i Creed o i Nickelback. Inoltre qua e là c’è un lieve soffio di ariosità townsendiana che non fa mai male, senza parlare poi del fatto che a tratti si possono trovare dei punti di contatto col capolavoro “Suspended Animation Dreams” dei Subterranean Masquerade.
I pezzi sono ben scritti e ben arrangiati e trovano i loro punti di forza nelle melodie vocali, molto catchy e sentite, sebbene non sempre semplici, e nel gioco dinamico, danzando agilmente tra crescendo e diminuendo che portano da lidi più prettamente acustici ed intimistici ad esplosioni elettriche liberatorie.
Che i brani siano scritti bene non si discute, hanno anche una buona personalità ma soffrono purtroppo di una marcata derivatività nei confronti dei gruppi succitati. Si incrociano spesso linee melodiche da ultimi Anathema (“Shine” o “Spoken”) piuttosto che arpeggi molto Opeth o riff troppo Porcupine Tree, senza contare che ad oggi contiamo già tre dischi dei Riverside e per questo motivo i Demians soffrono ancor di più il confronto con i maestri (specialmente nella lunga e bella “Sand”).
Lungi dal dire che “Building An Empire” sia un prodotto scadente: vale la pena ascoltarlo e consumarlo, i fan dei gruppi citati troveranno sicuramente tantissimi spunti interessanti, l’unica indicazione per l’ascolto è di lasciarsi andare il più possibile al feeling senza stare a giocare troppo a “Indovina Chi”.

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