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Demians: Emozioni al potere

“Building An Empire” è uno dei dischi più interessanti usciti quest’anno in ambito prog, anche se non di puro prog si tratta. Sarebbe più adatto definirlo semplicemente come un disco emozionante e profondo, proprio come Nicolas Chapel, mastermind del progetto, ce lo descrive.

Essendo alla vostra prima uscita ufficiale, vorresti presentarci la band?
I Demians sono nati nel 2001. Ho iniziato semplicemente a scrivere canzoni per me stesso, senza pensare alla realizzazione di un album o ad una carriera. Avevo solo bisogno di scrivere queste canzoni, dovevo farlo. Sono sempre stato una persona molto introversa e lo sono ancora per alcuni aspetti. La mia musica mi ha aiutato ad uscirne per cui mi è sembrato naturale volerla condividere con un pubblico e così ho deciso di registrare questo disco nel 2005 e poi ho speso mesi a cercare musicisti per poterlo riproporre dal vivo.
Ora la band dal vivo include Antoine Phu al basso, Michael Roponus alla batteria e Anthony Broggia alle tastiera mentre io suono la chitarra e canto.

Come hai conosciuto Steven Wilson?

L’ho incontrato l’ultima volta che i Pocrupine Tree hanno suonato a Parigi l’ultimo dicembre grazie al mio manager. Aveva sentito il mio disco e gli era piaciuto molto ma non ci conoscevamo al tempo.
Vorrei davvero avere più tempo per chiaccherare con lui la prossima volta perché è davvero una persona coi piedi per terra con una passione incredibile per quello che fa.

“Building An Empire” è un disco profondamente emozionale, come approcci questo aspetto della composizione?
Mi concentro solo ciò che voglio dire, sui sentimenti che cerco di trasmettere invece che concentrarmi su come deve suonare. Nessun limite, nessuna considerazione per i generi musicali o altro, il fuoco è solo sull’emozione.

Hai sicuramente un background musicale molto ricco, da dove prendi l’ispirazione per le canzoni?
L’ispirazione non deriva dalla musica ma dagli eventi, da situazioni, sentimenti e sogni.
Il mio background musicale deriva dal mio bisogno di provare emozioni attraverso la musica, mi piace ascoltare tutto ciò che scatena le emozioni.

Il tuo stile mi ricorda talvolta quello dei Riverside, essendo il tuo disco prog sempre molto melodico ed emozionale, al contrario di molte band che tendono ad essere autoindulgenti e molte tecniche. Come vedi questo aspetto del progressive?
Non conosco i Riverside ma li ascolterò sicuramente se ne avrò l’opportunità.
Per me sono le canzoni ad essere importanti. L’ego, il voler dimostrare e l’autoindulgenza portano sempre all’onanismo e non sono interessato a inquinare le mie canzoni con queste cose.
Mi concentro sull’emozione e le canzoni nascono in modo naturale da essa.
Se mi servono 16 minuti per sviluppare l’idea, allora mi prenderò tutto il tempo che serve. Se la canzone deve essere di tre minuti allora che sia. Davvero, se dovessi dare una definizione di ciò che è il progressive per me sarebbe questa.

Il suono di “Building An Empire” è molto limpido e cristallino ma mai freddo o distaccato, come hai raggiunto questo risultato? Ne sei soddisfatto?
Sono molto soddisfatto del risultato, soprattutto considerando come è stato registrato e prodotto, senza denaro e senza un vero studio. Volevo solo essere libero di sperimentare quanto volevo, essere in grado di registrare in qualsiasi momento con qualsiasi suono. L’attrezzatura usata è stata perlopiù pessima ma ho cercato di avere il massimo da ciò che avevo.
[PAGEBREAK] La mia copia promozionale purtroppo non dispone dei testi, ti va di raccontarmi di cosa parlano?
La musica e i testi sono completamente collegati. Sono estremamente personali e si riferiscono ad eventi della mia vita piuttosto che ad emozioni o sogni, quindi sono più interessato a sapere ciò che le persone possono trovare in queste canzoni dal loro punto di vista piuttosto che parlare di ciò che significano per me.

Come sta il progressive in Francia oggi? La lezione dei Magma viene ancora tramandata?

Non te lo so proprio dire, non conosco i Magma e non comprendo le scene musicali. Tutto ciò che mi itneressa è trovare gruppi o singoli artisti che abbiano qualcosa di personale da dire, vengano dalla Francia o da qualsiasi altro posto. Non mi sento vicino ad alcuna scena musicale e non posso dire come sia la scena prog oggi in Francia.

Com’è un concerto dei Demians? Come approcciate la dimensione live?
Le canzoni sono chiaramente un po’ semplificate dal vivo ma il feeling e le radici delle canzoni restano le stesse, con l’aggiunta di un’urgenza espressiva naturale della dimensione live.
Siamo solo quattro persone che suonano sul palco quindi siamo molto attenti alle singole parti poiché all’interno dei pezzi succedono molte cose.
Personalmente vedo i concerti come un modo di comunicare col pubblico e le canzoni aiutano decisamente a connettersi con le persone, è una bellissima sensazione.

Farete un tour per promuovere l’album?
Sì, gireremo parecchio per quest’album e stiamo organizzando un tour europeo per quest’autunno.
Non vedo l’ora di iniziare! Questo è tutto ciò che è la mia vita ora.

Grazie mille per il tempo concesso e complimenti ancora per il disco!

Grazie a voi!

Ricordiamo che Nicolas Chapel sarà in Italia coi suoi Demians di spalla agli Anathema per le tre date a Roncade, Milano e Roma rispettivamente il 24, 25 e 26 ottobre.

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