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    Démodé

    Data di uscita: 01-01-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Accattivarsi il pubblico senza un frontman

Il processo della musica colta che fa incursioni nella musica popolare va avanti da centinaia di anni e non è stato inventato da Giovanni Allevi, questa sì che è una notizia dell’ultima ora.

Ciò che colpisce in questo concisissimo EP dei Démodé è la loro capacità di enunciare una poetica con poco più di quindici minuti a disposizione. Questi sei udinesi non hanno un cantante, sembrerebbero tutti avere formazioni classiche e alternano, come voce solista, violino clarinetto e sax.

Non sono i primi, né i soli, a farlo. E allora cos’è che fa la differenza? I nostri autoproclamati démodé rielaborano numerosi stili e generi in un pot-pourri personalissimo, non-imitativo e nel contempo gradevolissimo e mai pedante, con brani che hanno più di un tema forte e inclinazioni mutevoli: dallo swing alla fusion allo zingaresco alla musica cajun. Brani su cui volteggia, compiaciuto, lo spirito di Grappelli. Bravi e ne vogliamo ancora.

I Démodé si descrivono in molti modi, tra cui «musica da salopette», «pocket-size orchestra» e «colonne sonore per film personali». Per quanto mi riguarda, estrarrei parti da “Jade” e “Tristeza” per la mia commedia colorata sulla Depressione degli anni ’30.

Pro

Contro

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