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Demons & Wizards: Il mondo parallelo di Hansi Kursch

A distanza di ben cinque anni dal debutto, due mostri sacri del power metal, Hansi Kursch e Jon Schaffer, sono tornati insieme per il secondo album del progetto Demons & Wizards, “Touched By The Crimson King”. Anzi, non di progetto si tratta, ma di una band vera e propria, come ha tenuto a sottolineare Kursch nel corso della nostra chiacchierata. Con lui abbiamo parlato della nuova uscita e del suo lavoro con Schaffer.

Sono passati cinque anni dal primo album dei Demons & Wizards e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, tra album e tour dei Blind Guardian e degli Iced Earth. Come è stato tornare a lavorare con Jon e come mai così tanto tempo tra un album e l’altro?
Gli impegni erano davvero pressanti e non c’è stata possibilità per noi di ritrovarci prima. Jon ha iniziato a scrivere qualcosa intorno al 2002, erano cose che riteneva adatte ai Demons & Wizards più che agli Iced Earth. Ha provato a farmi sentire qualcosa ma all’epoca io non avevo davvero tempo. Così attorno all’ottobre del 2002 ho saputo che avremmo fatto un altro album, ma non avevamo proprio idea di quando saremmo riusciti a realizzarlo. Sono riuscito a lavorare un po’ sul materiale l’anno successivo, l’ho rimandato a Jon ma a quel punto era lui in difficoltà perché era in tour con la band. Siamo andati avanti in questo modo fino a quando Jon ha avuto problemi alla schiena che l’hanno costretto a un po’ di riposo tra un tour e l’altro e così abbiamo utilizzato quel tempo per il lavoro dei D&W.

L’impressione è che i D&W siano come scomparsi per quattro anni e poi riapparsi improvvisamente dal nulla, tanto che anche il vostro sito internet è fermo al 2001…
Quello in realtà è solo perché al momento non abbiamo un webmaster che se ne occupi ed è una cosa che comunque sistemeremo. Per Jon e me i D&W sono sempre stati la seconda priorità, una vera band e non un semplice progetto, ma per forza di cose un passo dietro a ciò che sono i Guardian e gli Iced Earth. Non abbiamo mai detto che il primo lavoro sarebbe stato un caso isolato e abbiamo sempre pensato sin dall’inizio che ci sarebbe stato un altro album. Ma non avevamo intenzione di farlo sotto pressione, volevamo prenderci il giusto tempo. Come ho detto abbiamo iniziato a lavorarci nel 2002: ma alla fine l’abbiamo concluso solo quando abbiamo avuto la possibilità di dedicarci alla composizione e alla produzione nel migliore dei modi.

Da un punto di vista musicale quali sono le differenze più rilevanti tra un lavoro e l’altro?
Personalmente dipendono soprattutto dal fatto che ora ci conosciamo meglio e abbiamo più esperienza nel lavorare l’uno con l’altro. Il primo era stato più che altro un tentativo di capire come avremmo potuto funzionare insieme, e non eravamo ancora del tutto focalizzati sui Demons & Wizards come entità autonoma: molte cose erano state composte da Jon per gli Iced Earth. Questa volta eravamo molto più consapevoli, la maggior parte delle canzoni è stata composta direttamente pensando ai D&W. In particolare Jon è stato molto attento a quella che poteva essere la vocalità dei brani, ha cambiato molto le tonalità dandomi la possibilità di lavorare sulle armonie. Dal mio punto di vista invece ho avuto la possibilità di adattarmi meglio al suo modo di scrivere, che è piuttosto diverso da quello di Andrè (Olbrich, chitarrista dei Blind Guardian – ndr). Sono molto abituato a continui cambi di armonia e tonalità e nel primo album dei D&W non avevo fatto abbastanza attenzione a questa cosa, perché invece Jon è abituato a comporre in un’unica chiave. Così credo che alla fine il primo album sia finito con il risultare mono tono, mentre questo è decisamente più ad ampio spettro, più ricco di sfumature. Ha probabilmente perso un po’ dell’intensità del primo album. La forza di quel lavoro è che era molto oscuro ed energico. Questo è più melodico: siamo sempre pieni di energia, ma non così aggressivi.

A cosa ti sei ispirato per i testi questa volta?
Fondamentalmente i testi sono liberi come interpretazione, mi piace tenere questo tipo di possibilità per chi ascolta. Comunque sono ancora una volta ispirati alla letteratura fantasy e in particolare alla saga de “La Torre Nera” di Stephen King. Stavo leggendo l’ultima parte mentre eravamo nel pieno delle registrazioni. Per esempio “Crimson King” e “Terror Train” sono ispirate a essa. Altre canzoni hanno invece riferimenti alla letteratura classica, come “Dorian” che si basa sul romanzo di Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”.

A proposito di “Dorian”, l’hai scritto perché è un tema che ti sta a cuore? Temi di invecchiare?
No, no, non è correlato a una mia volontà di restare giovane. Anzi, mi piace invecchiare. In realtà mi sento ancora giovane e non mi sembra che le cose siano così cambiate rispetto a qualche tempo fa, ma mi piace accumulare esperienza. Non ho nessun tipo di problema in questo senso e anche se l’avessi avuto prima di leggere il libro… una volta letto sarebbe stato spazzato via comunque. In realtà su questo tema volevo fare qualcosa già per “A Night At The Opera”, ma alla fine ho cambiato idea proprio all’ultimo momento. Ho letto il libro più volte e ne sono completamente innamorato. Ogni singola parola in quel libro è magica, esattamente come ne “Il Signore Degli Anelli”. Ovviamente non puoi comparare i due lavori, ma il tipo di magia è lo stesso, ogni parola è fonte di ispirazione.
[PAGEBREAK] Restando sempre al tema delle liriche, ci sono molti gruppi, soprattutto nel power, che si rifanno a un immaginario fantasy, dove ci sono demoni e maghi. Credi che l’ispirazione alla science-fiction possa essere il prossimo livello da un punto di vista tematico?
Dipende dalla band. Quello che è importante è che ci sia sempre un collegamento forte con la musica. Non è solo questione di ciò che parli, ma di come questo si integra con la musica: questa è la ragione della forza dei Blind Guardian e di molte composizioni dei D&W. Per i Guardian non faccio fatica a pensare di poter usare spunti dalla fiction. Ovviamente dipende dal tipo di canzone: non credo verrebbe bene nei brani che hanno un’impronta folk, ma in quelli più “moderni”… è una cosa assolutamente fattibile.

Vorrei tornare all’aspetto musicale del disco. Nelle note hai scritto che avete voluto un bassista old-school, che apprezzi moltissimo il lavoro chitarristico di Jim Morris per il suo stile floydiano e alla fine c’è anche una cover di un brano dei Led Zeppelin. Sembrerebbe quasi che nel comporre questo album foste molto focalizzati sugli anni 70…
È assolutamente una casualità. Per quanto riguarda il basso, Jon ha suonato molte delle parti, in particolare quelle più ritmiche e serrate. Ma ci sono anche parti più morbide, con giri tipicamente 70′s ma anche 80′s e queste hanno richiesto un vero bassista, è per questo che ci siamo avvalsi di Rubin Drake. Per Jim Morris, lui aveva fatto un grande lavoro sul primo album e trovo che si sia ripetuto qui. Ha un gusto della melodia negli assoli che è assolutamente peculiare. Se dovessi consigliare un assolo direi di ascoltare quello su “Seize The Day”, splendido e assolutamente pinkfloydiano, ma il resto della canzone non c’entra nulla con i Floyd. Semplicemente quell’assolo è perfetto all’interno di quel contesto. Per quanto riguarda poi “Immigrant Song” è ancora di più una coincidenza. Avevamo tra le possibilità anche qualcosa dell’Alice Cooper degli anni 70, ma eravamo indirizzati soprattutto su molte canzoni degli anni 80, tipo Twisted Sister e W.a.s.p.. La difficoltà era metterci d’accordo su qualcosa che piacesse abbastanza a entrambi. Alla fine siamo arrivati a “Immigrant Song”, che oltretutto andava benissimo in quanto è un brano dalla struttura piuttosto semplice e non volevamo perdere troppo tempo in studio per una cover, tanto più che era stata pensata come bonus track. Ma poi è venuta talmente bene che abbiamo deciso di inserirla nell’album.

Potremmo dire che per voi i Demons & Wizards rappresentano una sorta di camera di decompressione? Un luogo in cui comporre liberamente senza nessun tipo di pressione?
No, è semplicemente il privilegio e il piacere nel produrre musica e lavorare con Jon. Siamo molto amici e insieme condividiamo la stessa visione della musica, come del resto faccio con Andrè. Se conosci persone, musicisti, come Jon e Andrè, non lavorare con loro sarebbe davvero un delitto, devi sfruttare il privilegio che ti è stato dato. Non c’è nulla che i D&W mi diano che mi sia vietato nei Blind Guardian, eccetto il lavorare con Jon, e viceversa.

Cosa differenzia sotto uno stretto punto di vista musicale i D&W dai due gruppi principali?
Dobbiamo tornare alla questione delle armonie. Il metodo di scrittura di Andrè è basato molto sulle melodie. Quello con cui io mi trovo ad avere a che fare dunque è un gran numero di informazioni sul piano melodico e ritmico. Per un vocalist è molto difficile in quanto devi andare a trovare delle armonie ancora migliori: già è difficile trovare qualcosa che si amalgami bene, lo è ancora di più inserirci qualcosa che migliori il tappeto di base. Jon invece è più un chitarrista ritmico e il suo modo di comporre è influenzato da questa caratteristica. Lui ti dà dei suggerimenti di quella che potrebbe essere la melodia, ma ti lascia molto più spazio di manovra: in questo modo hai l’opportunità di usare lo spazio, il che significa che è anche più semplice arrivare a un risultato. Per questo se confronti i D&W con i Guardian troverai che i brani dei primi sono caratterizzati da strutture più semplici. Mentre rispetto agli Iced Earth la differenza sta nella brillantezza: i D&W sono maggiormente positivi, questo è dato soprattutto dal fatto che negli Iced Earth Jon si concentra anche sulle linee vocali, quindi gli arrangiamenti da quel punto di vista sono decisamente diversi.

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