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    Denied Light

    Data di uscita: 01-01-2011

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Mezz’ora di sperimentazione post-rock

Quattro tracce strumentali per un EP carico di energia e melodia, distribuite in egual misura. Lunghe dilatazioni sonore ambient, cadute rumorose come nella miglior tradizione post-rock e incursioni elettroniche abbastanza interessanti.

È questo, in breve, il contenuto del secondo lavoro dei Denied Light, band romana molto sperimentale che sta cercando di inoltrarsi in esperimenti sonori che rimandano agli ultimi Mogwai così come anche ad Hammock e God Is An Astronaut. Nel panorama italiano degli ultimi anni possono rappresentare un’interessante novità, visti anche i cambiamenti dei pionieri Giardini Di Mirò.

Rispetto all’EP omonimo d’esordio siamo un passo avanti, anche se non chilometrico. Attendiamo la prova dell’LP.

Il sound che viene fuori da questa mezz’ora non è nulla di innovativo, ma tutto un rifarsi a gruppi pionieri di elettronica e post-rock, anche se il tutto non risulta un plagio ma un gradevole omaggio a questi generi. Il capolavoro sono i tredici minuti di “Jacques Cousteau”, numerose variazioni stilistiche all’interno del brano, partendo da un’electro-dance alla Errors passando per più semplice elettronica per finire in un’esplosione di distorsioni che poco ha a che fare coi generi precedentemente citati.
Gli ultimi sei minuti, che chiudono brano e disco, rappresentano i più classici e dolci canoni del post-rock strumentale, così come le tracce che precedono. Un lavoro per niente male: buone e ben sviluppate idee.

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Contro

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