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Denise: Tra fate, boschi e realtà

Denise è una cantante di Salerno con un mondo tutto suo da raccontare e cantare come se fosse una fiaba. E alle fiabe bisogna credere, altrimenti tutti i nostri sogni verranno cancellati. Denise ci aiuta a scoprire come vivere tra fantasia e realtà.
Il contesto del Mi Ami ci fa da cornice.
Si potrebbe incominciare così:
C’era una volta…

Ciao Denise, spulciando tra la tua pagina Facebook e il tuo sito ho letto che i tuoi primi concerti sono stati eseguiti quando eri bambina nella tua cameretta, con i tuoi peluche come pubblico. La musica è sempre stata importante per te.
Sì, fin da piccola ho avuto una forte musicalità. Ho fatto parte di un coro per nove anni. La mia è stata una formazione parzialmente autodidatta perché far parte di un coro non è proprio come aver un insegnante di canto. Ho cantato di tutto, anche canzoni sacre. La cosa che mi piaceva di più era il souno polifonico che ne usciva, mi ha aperto la mente.

Hai reinterpretato una canzone dei Bright Eyes. Che musica ascolti?
Ascolto tantissime cantautrici. Mi piace molto studiare i loro mondi, quello che vogliono comunicare. Su tutti il progetto Feist. Oltre all’ambito acustico ascolto anche gli Editors, i Coldplay. Ascolto un po’ di tutto, anche i Phoenix, mi piace il loro lato danzereccio.

L’ultimo CD originale che hai comprato?
Io più che comprare CD per me, spesso li regalo. Ce ne sono tantissimi che vorrei acquistare, forse troppi, difficile starci dietro. L’ultimo che ho comprato per me è quello di Fionn Regan.

Ci vuoi parlare della tua collaborazione con Maroccolo e Beppe Godano?
Tutto è nato grazie alla M.A.9 Promotion. Con loro abbiamo cercato un aiuto per la produzione del mio disco. Il tutto è stato molto naturale. Gianni mi ha aiutato a scegliere tra una quarantina di brani. Era molto interessato e il progetto gli è piaciuto molto. Ha fatto un ottimo riassunto di quello che avevo in mente. La sua esperienza trentennale mi è stata molto utile.

Abiti ancora a Salerno? Com’è la situazione musicale salernitana?
Purtroppo Salerno è molto piccola e a livello musicale non è molto viva, per esempio rispetto a Napoli. Nelle nostre zone ci sono locali o troppo grandi o troppo piccoli e comunque sono sempre troppo pochi.

Salerno ha inciso in qualche modo nel tuo far musica?
Qualcuno dice che qualcosa c’è. Io penso che la differenza sta nella grandezza della città dove vivi. Per esempio a Milano dove hai tante cose a disposizione comporta un ritorno di benessere a livello musicale. Però è anche vero che a Napoli ci sono dei talenti straordinari che magari a Milano non sarebbero stati così creativi. Influisce molto l’ambiente. Tutti siamo potenzialmente degli artisti e tutti fanno da filtro con le loro esperienze che vivono quotidianamente.

Hai già suonato al Mi Ami?
Sì, è la mia seconda volta. L’ultima volta è stata due anni fa. Tutto è molto bello, poi dispiace che capitano queste cose come la pioggia che rovina un po’ tutto. Suonare in un festival è diverso che suonare davanti al proprio pubblico. La scaletta diventa come una singola mostra di una grossa produzione. L’impatto deve essere forte, ascoltabile e simpatico.

Domani invece suoni in Lussemburgo
Suono in un festival chiamato Italian Night, ci sono anche i Perturbazione. Due mesi fa ho anche suonato in Germania e Belgio. Sono state poche date ma è stata un’esperienza bellissima. La gente soprattutto in Germania è molto positiva, urlava, ballava. Ma soprattutto c’era molta attenzione.

Nelle tue canzoni tratti tematiche fiabesche. Nel futuro a livello musicale vedi delle svolte?
Sto scrivendo dei pezzi nuovi. Il cambiamento spaventa ma è parte della vita di un artista. Ci saranno delle svolte sempre però tenendo la mia identità. Sono sempre io in tutte le mie evoluzioni. La mia visione generale della vita è così. Cerco di avere un lato sognante. Non tutto è grigio, ci sono altri colori e questo nella mia musica cerco di metterlo sempre. Puoi parlare di una cosa in tanti modi, e io preferisco questo mezzo più dolce che spero che arrivi diretto all’ascoltatore. Mi rispecchio in personaggi come Alice Nel Paese Delle Meraviglie. La sua meraviglia negli occhi è lo stesso stupore che ritrovi nei bambini. È una cosa che noi adulti perdiamo e nel tempo ci fa vedere la vita nel modo più noiso e pesante. Certo non è facile, perché non deve essere una cosa imposta, deve nascere in modo naturale e soprattutto non deve essere quantomeno bloccata.

Oltre a cantare che progetti hai?
Studio medicina veterinaria. Adoro fare video e fotografie e mi occupo anche del lato artistico delle mie pubblicazioni musicale. Insieme a mio padre, che è grafico, ho realizzato la copertina del disco. Sono molto pignola in quello che faccio, quasi hitleriana. Questo è dovuto perché per me è molto importante quello che faccio. Qualsiasi lavoro come una canzone è un impegno davvero importante, è giusto che sia così.

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