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Dente: “Vi racconto ‘Canzoni Per Metà’, un album coraggioso” [INTERVISTA]

All’alba dell’uscita del suo nuovo disco “Canzoni Per Metà”, ci ritroviamo nuovamente a chiacchierare con Dente circa questo suo nuovo “viaggio” fatto in musica, sulle sue scelte artistiche che sembrano subire una inversione di rotta e sull’audacia nel presentare venti canzoni apparentemente inconcluse in cui si alternano testi fatti di soli ritornelli ad altri di sole strofe.
Parliamo così con Dente di scelte folli ma convinte, vediamo lui come ci presenta questo lavoro.

Ciao Dente, ci ritroviamo di nuovo dopo un anno, dopo una lunga intervista e un precedente “CruciDente” che ricordiamo ti era piaciuto molto. Ora ti ritrovi faccia a faccia (o meglio voce a voce) con noi, ti senti cambiato in molte cose o sempre lo stesso?

 Io mi sento uguale, certo con qualche anno in più, ma sempre uguale, e sento uguali e carichi anche voi (ndr:ride)

 

“Giuseppe Peveri, in arte Dente” è la frase che leggerai ad ogni inizio di intervista o recensione, e già questo nomignolo ( o nome d’arte per non sminuirlo) è indicativo della tua arte: ironia e sarcasmo, come a volessi togliere un “dente” nei confronti della vita. Ti ci ritrovi in questa definizione?

 Si questa frase mi precede! In realtà, la definizione che hai dato tu ha un senso, ma è del tutto casuale. “Dente” non lo  sminuisci definendolo “nomignolo” perchè è di quello che si tratta, è un vezzeggiativo curioso che mi è stato addossato quando ero piccolo, e da allora mi veniva del tutto naturale rivolgermi alle persone presentandomi come “Dente”.

 

??????????????????????????????????????????????Di questo album “Canzoni per metà”, tu ci hai già parlato, tra le righe nella sopracitata intervista, lo raccontavi come un album che “sto scribacchiando, ma non so se uscirà mai, un album fatto in casa di canzoni un po’ così, con l’anice in bocca… Ma è un album così strano che non so se uscirà mai, come e quando”, diciamo che finalmente ci siamo. Questo disco mette un punto alla fine del primo decennio di Dente e ci prepara ad una evoluzione  artistica diversa?

 Bah, un punto l’ho messo sicuramente. Il prossimo disco, che ho già in cantiere (scoop), con delle canzoni già scritte ecc, sarà senz’altro un disco molto diverso, un’evoluzione.

 Cosa è cambiato rispetto alla prima idea di registrarlo in casa e con mezzi di fortuna, rispetto alla scelta compiuta di registrarlo in uno studio “tradizionale”?

 E’ cambiato un bel po’. Inizialmente ho messo davvero in pratica l’idea di inciderlo in casa e con mezzi di fortuna, l’ho ascoltato, sono un perfezionista, il risultato era scadente, non soddisfaceva le mie aspettative e ho deciso di rifarlo, in uno studio vero. E il risultato mi è piaciuto, mi ha convinto e alla fine è uscito.

 

“Autocitazionismo e tributo ai cantautori del passato che hanno fatto la storia di questo paese” può essere il sottotitolo di questo album. Se questa definizione la si affianca al fatto che hai rinunciato alla “Sony” come etichetta mayor, lasciandole solo da distribuzione dell’album, per poi produrlo con la tua etichetta “Pastiglie”, hai fatto fuori la vecchia band e hai lasciato spazio solo a te stesso nella musica e nella poetica… Potremmo parlare di un progetto estremamente egocentrico?

Assolutamente egocentrico, direi addirittura in preda a “deliri di onnipotenza”.
Sai, quando iniziavo a registrarlo in casa, tutti gli strumenti li suonavo io, i testi li avevo scritti io, io me la suonavo e io me la cantavo. Andando di nuovo in uno studio, i mezzi di fortuna diventavano strumenti più sofisticati, e il risultato sempre migliore.  Mi sono davvero sentito in preda a deliri di onnipotenza.

 

Tra le autocitazioni quella che più colpisce è “Senza testo 2.0” che rimanda a “Senza testo” estratta dall’album “Anice in bocca”. Nella prima versione si sente il rumore  della matita che striscia su un foglio, nella versione 2.0 si sentono le dita battere sulla tastiera. Indice dei tempi che cambiano e dell’evoluzione social?

 Certo! E’ un po’ un divertimento. Quella canzone registrata dieci anni fa, rifatta adesso con un computer. Sì, necessariamente è indice dei tempi che cambiano, un nuovo modo di comunicare è stato messo in atto in questo decennio, ed un nuovo seguirà nel prossimo.

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Una cosa di questo album veramente singolare, e posso immaginare sia il motivo che ti faceva dapprima nutrire dubbi rispetto alla sua pubblicazione, è la corposità numerica dei brani, ma la loro brevità. Molti sono strofe senza ritornelli, altri ritornelli senza strofa. Stai inventando un nuovo genere? Del resto sei il precursore anche in altre poetiche in cui ti sei cimentato, sto pensando al tuo libro edito da Bompiani.

 Non è che sto inventando un genere, ho fatto un disco con canzoni particolari, ed era anche stupido camuffarle per qualcosa che non sono. Sono canzoni nate così e lanciate così, senza esigenza di genere.

 

Ogni volta che mi trovo davanti questo genere di cantautorato sono portata ad etichettarlo come “Indie”. Se penso che ai tempi di “Dalla” e “De Gregori” non serviva uno stile per definirli, bastava il più consono epiteto di “Cantautori”, ci leggi un declassamento della musica di genere in questo periodo storico musicale? I passaggi in radio che, rispetto all’inizio sono aumentati, ti posizionano nell’olimpo della “Main-indie” (mainstream-indie)?

 Non mi piace la parola “Indie”, mi piace semplicemente il “cantautorato italiano”. Indie sta per “indipendent music”, cioè per quella musica che rinuncia alle mayor etichette per autofinanziarsi e autolanciarsi, io in questo sono stato fedele solo alla mia arte, anche quando ero sotto etichetta nessuno diceva cosa fare o come fare. Ma se facciamo questo discorso sono molto più “indie” i Modà o i Negramaro che i Ministri!
Sai, esistono due soli generi di musica: la musica bella e la musica brutta, e io faccio la prima. (ride)

 

Se potessimo rifare il “CruciDente”, quale parola ti piacerebbe fosse inserita e associata a quale numero? In verticale o in orizzontale? Quale definizione ci suggeriresti per farla indovinare al pubblico?

“Coraggioso”, mi piace molto questo aggettivo per descrivere in una parola il mio album. Ho avuto coraggio a farlo, me ne sono fregato del “se  vende” e del “se piace”,  sarebbe dovuto piacere a me, e così è stato.

 

Beh, abbiamo parlato di decennio, che tu hai festeggiato con un mini tour, un decennio da “Anice in bocca”, nel decennio prossimo a quale altra spezia lascerai spazio nella tua bocca?

Quanto sei “marzulliana” tu come giornalista?
Lo zenzero, senza dubbio lo zenzero. Il futuro decennio lo immagino con quella dose di piccantezza in più.

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