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Dente: L’affascinante viaggio nel passato

La prima parte del tour di Giuseppe Peveri, in arte Dente, sta per concludersi e io ho avuto il piacere di chiaccherare con lui per farmi raccontare un po’ di questo passato che lo affascina così tanto. Per Dente ogni cosa ha il suo tempo, così come l’ultimo disco uscito a gennaio, “Almanacco Del Giorno Prima”.

Ecco cosa ci siamo detti..

A gennaio è uscito il tuo ultimo album, “Almanacco Del Giorno Prima”. Come descriveresti questo disco? Raccontaci un po’ come nasce.
Nasce dalla voglia, innanzitutto, di fare un disco, e questo sembra banale ma non lo è. Non è stato il dovere di farlo, ma la voglia di farlo, e in un modo un po’ particolare. C’era l’idea di realizzare un album con la mia band prendendoci tutti i tempi dovuti e la calma, senza pensare a nient’altro se non a fare un disco come piacesse a me fondamentalmente, e poi al mondo. È un metodo di lavoro che mi piace tantissimo perché ti permette di concentrarti su quello che stai facendo, senza darsi delle scadenze. C’erano una quindicina di canzoni da vagliare e alla fine ne sono finite dodici sul disco.

La cosa principale, che salta subito all’orecchio, è che questo disco sia stato fatto con molta tranquillità. Senza “deadline”, come si dice oggi.

Che rapporto c’è tra “L’almanacco del giorno dopo” di Giorgio Ponti e l’Almanacco del giorno prima di Dente?
C’è un collegamento linguistico, nel senso che viene da lì il gioco di parole che ho creato per il titolo del disco. E si ferma anche un po’ lì: nel mio Almanacco c’è più un riferimento agli Almanacchi antichi, quelli che facevano le previsioni, poco scientifiche diciamo. Da lì nasce l’idea di avere un Almanacco personale, andando, quindi, un po’ indietro nel tempo e vedere che cosa avevamo predetto per il nostro futuro. Capire cosa si è realizzato e cosa no.

Mi affascinava molto l’idea di questi Almanacchi molto antichi, lunari, che sono degli oggetti molto belli e interessanti. Poi, il disco usciva anche a gennaio ed era perfetto.

Anche di questo tour hai già fatto parecchie date. Senza essere politically correct, in quale tappa ti sei divertito di più?
Guarda ieri sera abbiamo fatto un bellissimo concerto a Milano ed è stato il più bello di tutti finora. C’era un bellissimo pubblico ed è andato molto molto bene. È quello in cui mi sono sentito meglio, ecco.

Poi, il concerto che mi è piaciuto forse di più, per un motivo personale, è la prima tappa che abbiamo fatto al teatro di Busseto, perché è un teatro stupendo, piccolino, molto bello e abbiamo voluto fare la prima data lì, nel paese in cui abbiamo registrato il disco. È stato molto emozionante e anche difficile, perché insomma la prima data è sempre un po’ un’esitazione. È stata veramente stupenda, c’erano tutti i parenti poi! Molto divertente! (ride, ndr).

Nelle tue canzoni ricorre spesso il tema dell’amore perduto, a volte non vissuto, o il rimpianto di averlo perso per sempre. Cosa ti spinge a scrivere e cantare di questi temi?
Sono tutte emozioni che riescono a muovermi alcune corde della scrittura. A volte si dice che scrivo solo di quello.. Oppure, quando mi chiedono “Perché non scrivi di temi più sociali piuttosto che di altre cose”, rispondo che i temi sociali, come quelli della politica, mi muovono altre corde, e non quelle della scrittura delle canzoni.

La scrittura delle canzoni è mossa, appunto, da questi sentimenti che dicevi tu.. ovvero dalle cose perdute, dai miei sentimenti che sono quelli amorosi, ma anche i miei ragionamenti, soprattutto in questo disco, sul passare del tempo. Parlo sempre molto poco di futuro, perché anche nella vita penso poco al futuro.

Insomma, tutto molto naturale..
Si si, tutto molto naturale, e personale.

“Invece Tu” è il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. Una frase che mi ha colpito molto è “Oggi cosa resta se l’amore non si fa più sulle nuvole”. Come vivi l’amore?
Ma guarda anche quella frase lì parla un po’ del tempo perduto. Mi sono accorto che anche il modo di vivere i sentimenti cambia nel tempo: io ho quasi 40 anni, però mi ricordo che i primi amori, i primi sentimenti forti che ho provato, erano diversi da quelli che posso provare adesso. Ricorre sempre il tema della cosa perduta.. Un po’ tutti perdiamo nel tempo la forza di quei sentimenti di quando sei adolescente, che arrivano con una potenza e che si muovono dentro di te con una velocità diversa da come avviene dopo.

Non che tu non possa provare più dei sentimenti, ma quelli sono i primi: ti arrivano addosso come un treno, ed è difficile che riesci a provarli nel tempo.

Nel brano “Un Fiore Sulla Luna”, sei anche un po’ surreale, come ad esempio nella frase “ho masticato l’acqua e ho digerito il fuoco”. Ti senti un po’ poeta?
No, credo che la poesia sia un’altra cosa rispetto alla scrittura delle canzoni. La poesia non ha tutta una serie di cose che la canzone ha, e viceversa. La poesia deve muoversi semplicemente, e “suonare” senza musica. È una cosa anche più difficile, quindi. I cantautori vengono spesso accostati ai poeti no.. Secondo me è abbastanza sbagliato. Un cantautore mette anche una melodia alle parole. Lo fanno anche i poeti, ma in un altro modo. Credo che siano due cose diverse, e io non mi sento affatto un poeta.

Sai, mi piace tanto come la pensi. Ho letto qualche intervista in cui dicevi che quando hai realizzato il disco non ti importava di chi l’avrebbe distribuito, o se sarebbe piaciuto o meno, ma che comunque sei contento perché il disco era come lo volevi tu. Perché pensi che qualcuno ti abbia accusato di esserti “venduto” a una major?
Ma, perché la stupidità è sempre dietro l’angolo! (sorride). A volte la gente parla senza sapere quello che sta dicendo e quando hanno visto che il mio disco usciva con la Sony hanno storto il naso, senza sapere che il disco era stato fatto nel modo in cui ti ho detto. Io non avevo nessuno tipo di contratto quando ho fatto il disco perché erano tutti scaduti i miei contratti discografici col booking. Poteva anche non uscir mai questo album, perché ero completamente da solo, fondamentalmente. Ho fatto un disco perché volevo farlo come piacesse a me. Mi sono detto “se ne sono convinto io, me ne frego se a qualcuno piace o meno. Lo distribuisco io, non mi interessa”.

Una cosa importante è che non faccio questo mestiere per fare questo mestiere, non so se ho reso l’idea. Se lo faccio è perché ho voglia di suonare e sento la necessità di scrivere canzoni. Ho pensato “prima lo facciamo, e poi lo facciamo sentire”.

Parliamo di “Meglio Degli Dei”. Un’altra canzone che ho apprezzato molto e mi incuriosisce parecchio, quando dici “i tuoi problemi, i tuoi sentiti sentimenti.. fanno a pugni con i miei”.. cosa mi dici su questo brano? Ho letto che l’avevi in testa da anni ma solo adesso ha trovato posto in un disco, come mai?
Si, è una canzone molto vecchia. Il discorso fondamentale di quella canzone è che spesso tra due persone ci sono tante divergenze e poi, magari, si ritrovano in una cosa sola. Nonostante ci siano delle cose diverse tra due persone, si riesce comunque a comunicare, a incastrarsi in qualche modo.

Per alcuni artisti la musica è un antidepressivo, per altri una valvola di sfogo, cos’è per te?
Sicuramente è una valvola di sfogo perché, come ti dicevo, scrivevo quando avevo voglia di farlo e quando mi sento di dover sfogare una certa cosa che ho dentro. È un modo molto pacifico di sfogarsi.. fortunatamente ho trovato quello e non altri peggiori. Ho pensato, sicuramente, che la musica fosse molto terapeutica. Questo è quello che penso del mio modo di fare le canzoni.

Cosa cambieresti della tua carriera e di cosa vai particolarmente orgoglioso?
Non cambierei niente, e vado orgoglioso del fatto che non cambierei niente.

Tu ti sei sempre detto affascinato dal passato. Hai visto il film di Allen, “Midnight in Paris?” A volte pensiamo che il passato sia migliore solo per il suo fascino vintage?
È una cosa strana, infatti, essere affascinati da periodi che non si è mai vissuti, e anche abbastanza banale se vuoi. Io sono molto affascinato dal tempo passato, ma da tutto quello che non ho vissuto. Mi spiego, non sono affascinato per gli anni ’80 che ho vissuto, ma dagli anni ’50. Non so da cosa derivi tutto questo fascino, onestamente. Qualche giorno fa guardavo qualche fotografia di Milano risalente ai primi dell’Ottocento e del Novecento.. ed era molto più bella di adesso. Poi, non ci ho abitato i primi del Novecento a Milano.. Magari è solamente una suggestione che hanno queste fotografie, non so.

Sicuramente, come ne parlavamo all’inizio, dei bei tempi e del modo in cui ho fatto anche il disco, era un po’ come riprendere quei ritmi un po’ più naturali che un tempo accompagnavano la storia dell’uomo, quel tempo giusto per fare le cose, senza la fretta che c’è oggi, e senza il bombardamento delle informazioni che abbiamo attualmente. In realtà sappiamo tutto, ma non sappiamo assolutamente niente perché leggiamo i titoli del giornali, non gli articoli e non approfondiamo più. Facciamo sempre tantissime cose e una giornata, purtroppo è fatta solo di 24 ore, e alla fine le fai peggio rispetto a quando ne fai una sola. Credo che nel passato l’uomo avesse un abitudine al tempo molto diversa da quella che abbiamo adesso. Se tu andavi dal calzolaio per farti le scarpe, quelle ti duravano 30 anni, oggi ormai da Decathlon e durano due mesi. Vai dai cinesi a comprare le pile da mettere nella macchina fotografica e fai due foto (ride, ndr). Mi piace l’idea di un mondo dove l’uomo e il tempo vanno più d’accordo, di pari passo.

Quest’anno hai rifiutato Sanremo, come ti saresti visto sull’Ariston col senno di poi?
Sono contento di non aver partecipato. Non perché non mi sia piaciuto il Festival ma perché resto convinto, come lo ero prima, di non essere pronto per farlo. Quando l’ho visto ho pensato “se ero lì sicuramente stavo male”. Volevo stare bene. Fare quella cosa lì mi dava l’idea di fare un passo in una direzione sbagliata, rispetto anche a quelli che sono i miei umori e il mio modo di vedere le cose.
Non avevo tanta voglia di farmi venire l’ansia, il nervoso e l’esaurimento.. solo per una canzone. Mi sono detto vado in giro a cantare le mie canzoni nei teatri, e sono tranquillo e contento!

Ti sono piaciuti gli altri concorrenti?
Ma sai, non mi ricordo di un’edizione del Festival tanto da dire “che bella!”. Un po’ perché le canzoni sono sempre legate in secondo piano allo spettacolo televisivo che è lunghissimo, noiosissimo. Non arrivi nemmeno ad ascoltare in fondo tutte le canzoni perché è veramente noioso.

Poi, ti devo dire la verità: la gara dei cantanti, delle canzoni mi è sempre sembrata sciocca. La competizione e la musica non dovrebbero andare insieme. Una volta ho letto un’intervista molto bella di Morricone dove diceva “Se il Festival della canzone è il Festival della canzone, quindi bisogna valutare una canzone, dovrebbero far cantare tutte le canzoni a un solo cantante”. Allora lì, diventa il Festival della canzone perché scegli quella più bella, non il cantante. Se è bello, se non è bello, com’è vestito, se è già stato in televisione, se è famoso o meno: tutte una serie di cose che con la canzone non c’entrano nulla. È una cosa di costume italiano e basta, la musica c’entra sempre meno.

Adesso stai già lavorando a qualche altro progetto? Sei alla ricerca della spinetta per il prossimo disco?
Ahaha.. Ma, sto scribacchiando e ho in cantiere un disco che non so se uscirà mai.

Dai, speriamo di si!
Ahha.. speriamo di si si!

Sto facendo questo disco da un po’ di tempo, anche prima di fare quest’ultimo. È un album fatto in casa di canzoni un po’ così.. strane, con l’anice in bocca e i mezzi rustici di una volta. Va avanti, e me la prendo con molta calma.. Quando ho una canzone che reputo vada bene per quel disco la pianto dentro. Pian piano si sta evolvendo, ma è un disco talmente strano che non so appunto se mai uscirà, e come quando, e dove. Adesso, più che ai dischi, sto pensando al tour teatrale che sta giungendo al termine. Domani saremo a Roma, dopodomani a Napoli, e poi si conclude. Dobbiamo programmare un po’ di cose.. saremo in giro per tutta l’estate e ci saranno anche delle date all’estero.. mmm questo maggio a Berlino! Ci stiamo concentrando più che altro sul live, ecco.

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