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  • Depeche Mode: Songs Of Faith And Devotion

    Depeche Mode

    Data di uscita: 15-11-2005

    Loudvision:
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Meno altisonante di “Violator”, ma pregno di gemme

1993: con quest’uscita, i Depeche Mode si trovano a doversi confrontare con l’enorme successo ottenuto dal precedente “Violator”, e dall’hit instancabile “Enjoy The Silence”… Ed escono a testa alta, altissima. Sì, perché questo “Songs Of Faith And Devotion” è, diciamola pure tutta, un piccolo capolavoro. Di semplicità, d’equilibrio, di buon gusto. E possiede, inoltre, groove e piglio impareggiabili, pensando ad esempio alla sola opener “I Feel You”, col suo incedere da piccola marcia che si concede ad aperture inaspettate d’atmosfera tastieristica nel ritornello. L’album è piuttosto lontano da quello che comunemente definiremmo “rock”, vestendosi invece d’una rotondità elettronica soffusa e persistente, che quasi tende ad avvolgere il consueto minimalismo chitarristico con la sua presenza invasiva, ma mai invadente. Profuso nell’interezza della durata, come una sorta di riverbero ai suoni, che paiono in tal modo provenire da lontano, senza essere nemmeno definit(iv)amente giunti. Ma l’incertezza riguarda soltanto l’idea della distanza sonora: ogni singolo brano infatti, risulta essere perfettamente strutturato nella sua intrinseca semplicità; semplicità, questa dei DM, tale soltanto nell’aspetto esteriore, non certo negl’intenti evocativi. Perché se è vero che le texture elettriche ed elettroniche di “Walking In My Shoes” sfuggono in riverberi o distorsioni spaziali a culminare nella fusione delle voci di Gahan e Gore, è anche vero che tale brano si iscrive al godimento della vostra memoria alla maniera delle grandi, geniali pietre miliari. Le canzoni, ci cantano d’amore e peccato in maniera irriverente e, come sempre, diretta e puntuale; sotto molti aspetti quasi mistiche, le liriche ipo(e)tizzano profondi, talora allegorici dialoghi, con Dio (cori dal gusto fortemente gospel in “Condemnation” sottolineano quest’avvicinamento alla religione già preannunciato da “Faith” and “Devotion” menzionati nel titolo), con l’amata, con se stessi. Soffusa e multistratizzata, “Judas” fonde bene un ispirato cantare filtrato dalle percussioni battenti ed echeggianti, contrastate dal sentimento degli archi fino al culminare dei cori. La sensazione che lascia sulla pelle, è d’una dolcezza meditata e riflessiva, in alcun modo stucchevole né tediosa, e che spesso si tinge di sconcertante spessore (si prenda ad esempio, l’assoluta serietà tematica di “Walking In My Shoes”). Ma non mancano le romanticherie più suadenti, quali l’incantevole “In Your Room” (a parer mio, una delle canzoni più belle che la storia della musica abbia mai scritto), o la soul-eggiadra “Get Right With Me”, o ancora la delicatissima “One Caress” (che vede, come spesso accade per le ballate più zuccherine, cimentarsi Gore in una patetica, toccante interpretazione vocale).
Lasciate che invada la vostra stanza, con la sua pelle complessa e la sua intimistica, sentimentale vena. Lasciate che vi sfiori, vi accarezzi, vi penetri… E respiratelo, assaporatelo.

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