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    Depeche Mode

    Data di uscita: 14-04-2009

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Tutto, ma non “Wrong”

Finalmente diamo il benvenuto al dodicesimo album dei maestri del synth, che giunge a quattro anni di distanza dal magnifico “Playing The Angel”.

“Sounds Of The Universe” è un disco interessante, sicuramente maturo e molto curato, ma di certo non immediato: possiamo interpretarlo come un regalo per gli amanti del genere elettronico e per i fan della band, ma ai più occorreranno diversi ascolti per apprezzarne la qualità e la bellezza. Solo “Wrong” (non a caso primo singolo) arriva dritto ai sensi ed esplicita le intenzioni di un gruppo che regala emozioni da quasi 30 anni e che, probabilmente, intende farlo ancora per un po’, ma senza strafare, o almeno non per questa volta.

Le dodici tracce che compongono il platter in qualche modo si equivalgono: nessuna mediocre e nessuna tanto eccellente da rimanere indelebile, ma tutte raffinate e di grande atmosfera. A dimostrazione di quanto sia consolidato il loro sound, il risultato è omogeneo, nonostante la composizione non sia stata affidata interamente a Martin Gore: tre infatti sono i brani che portano la firma di Dave Gahan.
La ritmica è moderata, il mood non troppo cupo risulta meno graffiante del precedente lavoro, il tutto corredato da suoni assolutamente ricercati. Le armonie create col sapiente uso dei sintetizzatori si amalgamano a belle melodie e a vibranti, anche se brevi, assoli di chitarra, come accade in “Little Soul”; “Fragile Tension” (e non solo) è la gioia e la sorpresa dei nostalgici, così simile nei suoni agli ormai lontani esordi.

L’indiscutibile corposità vocale del Dave Gahan solista trova conferma canzone dopo canzone, ma non perde di certo lustro anche nei sempre accattivanti duetti e controcanti che interpreta con Martin Gore, artefice di una notevole prova canora nella poetica “Jezebel”.

Lo stile e il sound inconfondibile che hanno permesso allo storico gruppo di distinguersi, di avere una lunga e onorata carriera, di resistere agli innumerevoli tentativi di clonazione, rendono ora lecito ai Nostri la stesura di un album come questo, in cui offrono soltanto il loro marchio di fabbrica (che non è certo poco) e che a noi può anche bastare. È sufficiente indossare una cuffia, alzare il volume e chiudere gli occhi per essere catapultati in pochi minuti in un altro spazio terreno, temporale o cosmico.

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Contro

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