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  • Deptford Goth: Life After Defo

    Deptford Goth

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La paura di farsi sentire

Non so se vi sia mai capitato di mettervi a suonare e/o cantare nella vostra camera mentre non eravate i soli in casa; quel che si prova, a meno che non siate istrionici esibizionisti, è una sommessa vergogna mista ad imbarazzo che tinge le guance di rosso nel momento in cui vostra madre apre la porta per dire “Bravo!”. L’esordio di Deptford Goth non si spinge troppo in là da questa visione di timida performance intimista.

“Life After Defo” è l’esempio di come il genere R&B, gorgheggiatissimo negli States, possa incupirsi per dar vita a una musica quasi spettrale, certamente meditabonda. Daniel Woolhouse è il londinese che sta dietro a siffatto marchingegno, intento a pigiare le leve del lo-fi e a inserire educati effetti sonori.

È la gioia contenuta e dimessa, taciuta per non infastidire l’ascoltatore, a far breccia nei cuori. Ultimamente siamo stati abituati a sentire voci maschili riservate in numerosissime produzioni indipendenti, eppure Deptford Goth non rimane nell’ombra del già sentito.
“Guts No Glory” e “Objects Objects” paiono omaggiare The xx, ma raggirando l’ostacolo della mera imitazione manierstica.
I malinconici musi all’ingiù hanno appena trovato il loro album del 2013.

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