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La mitologia di Derek

Siamo alle solite: un nuovo album solista di Derek Sherinian che significa, di nuovo, un disco destinato non soltanto a tutti gli amanti dei tasti d’avorio o delle loro varianti tecnologiche, ma un valido ascolto, interessante e piacevole, anche per tutti gli altri strumentisti, chitarristi in particolare. Per rendersene conto basterà dare uno sguardo alla line up e fare qualche nome: Zakk Wylde, Steve Stevens, Steve Lukather, John Sykes e Allan Holdsworth. Più Simon Phillips alla batteria e Tony Franklin al fretless bass, solo per citarne alcuni.
Le premesse per un gran bel disco, quindi, ci sono tutte e “Mythology” all’ascolto non delude, pur non rivelandosi una pietra miliare della musica rock strumentale, complici alcune composizioni, in special modo fra quelle più hard, che non sembrano funzionare a dovere. “Mythology” si fa ascoltare con piacere, forte della maestria strumentale dei musicisti coinvolti e del suo carattere estroverso e sfacciatamente rock, che non disdegna virate nel metal o in ambientazioni insinuate tra blues, fusion e latin. Proprio questa la ricetta progressiva che propone l’album: tecnica, quel tanto che basta, stile plurisfaccettato e un po’ d’ironia, che non guasta mai. Sherinian realizza così un’opera solista che sembra, anche qui, il lavoro di una band vera e propria, che non mette in primo piano le tastiere e/o l’ego di chi ha impresso il proprio nome in copertina. Ottimo dunque il lavoro di amalgama compiuto dall’estroso tastierista nel tentativo di dare una matrice comune a tutte le composizione del disco, un elemento determinante per la riuscita dell’opera, pur essendo più nascosto: c’è e non si vede, ma se non ci fosse se ne sentirebbe la mancanza. Perché altrimenti non riuscirebbero a convivere le influenze hard’n’heavy di “God Of War” o “The River Song” (nella quale Zakk Wylde prende in mano anche il microfono per intonare e suonare un pezzo a metà tra Pride & Glory, Black Label Society e Ozzy), con le atmosfere latin di “El Flamingo Suave”, i sapori blues di “Going To Chuch ” con i momenti più melodici di “A View From The Sky”.
L’abbiamo detto, “Mythology” non è proprio il capolavoro che verrà ricordato nei secoli, ma un onesto compagno.

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