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Derek Sherinian: Utopie strumentali

Un versione americana e aggiornata di un dandy inglese, questa l’idea che dà di sé Derek Sherinian. Soprattutto quando gli chiedi da dove sta chiamando e lui ti risponde “Hollywood!” – e tu t’immagini uno dei talenti più raffinati del panorama musicale americano al sole di Los Angeles, occhiali da sole, un cocktail in una mano e telefono dall’altra a rispondere con buon umore alle domande che gli vengono fatte a proposito del suo nuovo disco, “Black Utopia”. E poi dicono che la vita del musicista è difficile…

Quali sono secondo te le maggiori differenze tra “Inertia” e “Black utopia”?
“Black Utopia” è un album più oscuro e pesante rispetto a “Inertia”. Non è che ci sia stata una decisione a priori nel realizzare un disco così, è semplicemente venuto in questo modo lavorando con Brian Tichy.
Vedi, entrambi siamo molto influenzati da Randy Rhoads (chitarrista, alcuni di voi lo ricorderanno alla corte di Ozzy Osbourne ndr) e di conseguenza ci è piaciuto mettere tanto dell’attitudine di quell’epoca dell’Heavy Metal…

Nella copertina mi sembra sia possibile però intravedere un segnale di speranza raffigurato dall’angelo posto al centro della cover…

Sì, hai ragione. Il senso è proprio quello.
Credo che per questo disco si sia realizzata un’ottima copertina!

Quando scrivi una canzone, scrivi le parti per ogni singolo strumento, e poi chiami qualcuno a suonare quello che hai già scritto tu, oppure lasci che il musicista che dovrà suonare in una certa canzone arrangiasi da sé ciò che dovrà effettivamente suonare?
Una specie di via di mezzo! (ride)
In realtà io scrivo delle parti abbozzate, giusto per dare l’idea di quello che voglio ottenere dal musicista al quale chiedo una collaborazione. Do una idea molto vaga sulla parte, poi sta allo strumentista di turno scrivere la partitura definitiva e regalare la sua magia al pezzo.
Non ti nascondo che lavorando con gente come Al Di Meola, Yngwie Malmsteen o Zakk Wilde il risultato finale spesso va oltre le più rosse aspettative! La chiave è scrivere pezzi che siano assolutamente adatti al loro stile, in modo che possano suonare in modo assolutamente rilassato e senza forzature – semplicemente come meglio sanno fare e più piace loro.
È come in un film di Hollywood, in cui un attore recita in una scena costruita esattamente per lui.

Penso sia una lavoro non facile scrivere pezzi che riescano ad adattarsi allo stile di musicisti così stilisticamente diversi tra loro…
Più o meno… prendi per esempio Zakk Wilde, su “Nightmare Cinema” e “Black Utopia”: conosco Zakk da 12 anni, ho tutti i suoi dischi, dunque conosco piuttosto bene il suo stile così energico e aggressivo e mi piace tantissimo! Io so che quello che può fare meglio di chiunque altro è quello di suonare in una canzone e spaccare il culo a tutti! Bisogna scrivere un pezzo che gli permetta di farlo.
Pensa anche a “Gypsy Moth”, che ha un appeal molto classico, quasi zigano, perché doveva andare bene per lo stile di Al Di Meola.
Non è così difficile semplicemente perché sono tutti stili musicali che non solo conosco, ma che mi hanno influenzato! Quello che ho fatto è andare semplicemente allo fonte di questa influenza e trasporla nel mio mondo musicale. È questo a creare il mio sound!
Ed è sempre per questo motivo che credo che “Black Utopia” sia un disco storico almeno per la musica strumentale! Ci sono tantissimi musicisti dall’indubbio talent e, credo ottime composizioni… pensoche verrà ascoltato per molto tempo, sì!
[PAGEBREAK] Ora arriviamo all’angolo dei gossip: un paio i domande sui Dream Theater.Tanta gente crede che la svolta più “easy” di “Falling Into Infinity” sia dovuto in gran parte alla tua presenza, quasi come se avessi traghettato tu la band verso quelle soluzioni sonore.
A me sembra unn po’ una stupidata ma tu potresti dirci quello che all’epoca realmente successe all’interno della band?

Fammi dire una cosa: John Petrucci e Mike Portnoy possono fare qualunque cosa vogliano! Non hanno le barriere imposta dalla label che altri artisti hanno!
Ora, pensare anche solo per un minuto che possa arrivare un tastierista e cambiare il loro modo di fare musica o cambiare la loro idea del Dream Theater style è totalmente ridicolo.Se ci si pensasse un po’ su, si vedrebbe tranquillamente quant’è ridicolo pensare che io possa essere stato al causa di quel cambiamento! Senza contare che i pezzi ai quali io ho dato il maggior contributo, da molti fan dei Dream Theater sono indicati come i pezzi più progressivi del disco…
Il punto è che ogni disco rappresenta uno specifico momento della vita privata e artistica di un musicista. “FII” rappresenta quel periodo della band. Non voglio però rinnegare quel disco: secondo me ha degli ottimi momenti. Per esempio “Trial Of Tears”, “Hell’s Kitchen”…
Tra l’altro “Trila Of Tears” credo sia tra le migliori canzoni che i DT abbiano mai scritto.

Ma ti sono piaciuti i loro ultimi due studio album?

Onestamente non ho mai ascoltato quei dischi…

Ok, cambiamo argomento: visto che “Black Utopia” è molto incentrato sulle chitarre, hai mai pensato a iniziare a suonare la chitarra?

Vedi, per me non è tanto importante figurare nei credits come unico musicista di tutto un disco. Magari sarebbe anche bello, ma come compositore e produttore quello che più mi interessa è realizzare al meglio l’idea che io ho in mente. In realtà era in particolare per questo disco che per le idee che avevo in mente, c’era bisogno di così tante chitarre…

Jughead: come vi è saltato in mente di realizzare un disco del genere (power-pop tipo Foo Fighters)?
Ehm… veramente non mi ricordo neanche di averlo realizzato!
L’abbiamo realizzato parecchio tempo fa, qualche anno fa addirittura, ma non so perché ho un completo vuoto di memoria di quelle sessions!…

Credo sarebbe molto interessante, e per te gratificante, se tanta gente si avvicinasse ad artisti come Malmsteen, Zakk Wilde, Steve Lukather dei TOTO avendoli conosciuti tramite un disco solista di Derek Sherinian. Magari saranno in pochi, ma se ci fosse tra i tuoi fan qualcuno che non conoscesse nessuno di quei tre, quali dischi tra le loro discografie consiglieresti?
Ah, be’, “No More Tears” (Ozzy Osbourne) per Zakk Wilde – quel disco penso sia assolutamente un classico, e Zakk fa un ottimo lavoro, sebbene non canti. Per i dischi nei quali si cimenta anche alla voce, dico che il prossimo dei Black Label Society sarà davvero un grandissimo disco, lo penso davvero!
Per Yngwie sicuramente “Rising Force” e “Marching Out”. Ma mi piace molto anche “Trylogy”. In realtà penso che anche l’ultimo disco, “Attack” abbia dei momenti davvero molto interessanti. Per i TOTO il mio preferito è quello che contiene “Hold The Line”, non mi ricordo il titolo, però…

Il primo, omonimo.
Ah! Be’, comunque non mi considero un gradissimo fan dei TOTO. Lo sono di Lukather come chitarrista, ma dei TOTO mi piace qualcosa sì e qualcosa no – non li citerei tra i miei gruppi preferiti, insomma.

Ora l’intervista è proprio finita.
Ok, voglio solo dire due cose in conclusione: sul mio sito www.dereksherinian.com ci sono alcuni Mp3 delle canzoni di “Black Utopia” – perciò check them out!
Inoltre spero di riuscire a fare un bel tour per questo disco e magari tornare anche in Italia, dalla quale manco da un bel po’!

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