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Derek William Dick Fish torna a Roma, il report live

Dopo quasi 2 anni dall’ultima uscita discografica solista, Derek William Dick, meglio conosciuto come FISH, finalmente arriva in Italia portando in tour il suo ‘A Feast Of Consequences‘ (2013).
Sarebbe sbagliato pensare ad un live show improntato esclusivamente sui pezzi dell’ultimo album.
Come lui stesso spiega, “prima di ogni tour guardo tutto quello che ho fatto e comincio a scegliere i brani in base a nuovi legami, nuove connessioni che mi vengono alla mente“.
E’ per questo che la scaletta è in realtà una miscellanea, raffinata e di ottimo gusto, di brani significativi della carriera solista di FISH e altri pezzi chiave del periodo legato ai Marillion.

Dopo le tappe di Mestre e Milano, l’11 febbraio è stata la volta di Roma.
FISH si è esibito al Planet Club di Via del Commercio, sulla Ostiense, zona ricca di locali e ristoranti di tendenza – anima modaiola di un quartiere che non è lontano dal centro della città ma sembra vivere, al contempo, fuori dai circuiti turistici e più abbordabili della capitale.

L’orario d’inizio concerti era previsto alle 22, ma già dalle 21 circa il Planet era ben affollato di fans.
Dolce attesa, quella per FISH, con il pubblico trepidante ed emozionato, pronto a far sentire il proprio calore all’ex Marillion.
E devo ammettere che l’ascolto di aneddoti, le opinioni (unanimi) nei riguardi dell’ultimo lavoro (davvero un bel disco, meritevole) e la palpabile eccitazione sono elementi che hanno fatto volare il tempo, complice il fatto più unico che raro che il concerto è iniziato proprio all’orario previsto.

I primi a salire sul palco sono stati Gavin Griffiths (batteria) e John Beck (tastiere).
E sì, se ve lo state chiedendo e siete appassionati di progressive rock, Beck è tastierista degli It Bites e ha fatto parte dei Kino, supergruppo con ex-membri dei Porcupine Tree, Marillion e Arena.
Il tempo di far salire anche Steve Vantsis e Robin Boult (basso e chitarra) ed inizia lo spettacolo.

E’ sulle note di ‘Perfume River’ che FISH fa la sua entrata in scena, accolto da applausi e grida in suo onore.
Non si deconcentra, sorride ma non si scompone: occhi che brillano, carica adrenalinica e movenze lente e magiche.
La prima cosa che noti, guardandolo, è che è davvero un uomo molto alto.
E osservarlo bene significa perdersi nei suoi movimenti, leggeri e ondeggianti, esattamente come se si stesse lasciando trasportare da una corrente d’acqua – d’altronde, lui è un ‘pesce’, no?
Il timbro vocale è sempre lo stesso, quell’affascinante richiamo a Peter Gabriel che non risente colpi nonostante gli anni passino per tutti.
E’ un piacere ascoltarlo sebbene, tecnicamente, l’impianto sia troppo alto riguardo i volumi.
La serata scorre piacevole fra attimi di ilarità (“Mi dispiace, non parlo italiano, sono un fottuto scozzese”) e racconti brevi ed intensi, ma necessari, per capire la natura di certi brani.
Sdrammatizza quando introduce ‘Arc of the Curve’, brano d’amore scritto per la donna che lo ha lasciato a poche settimane dalle nozze.
Lo canta con passione e voce decisa, e sembra voler tranquillizzare il pubblico più affezionato consapevole del periodo buio (privato ed artistico) che segnò l’artista nel 2007.
Toccanti i momenti in cui ha parlato del padre e della sua partecipazione alla guerra in Francia:  ispirazioni che gli sono tornate alla mente osservando, per caso, delle “brutte cartoline dell’epoca, con immagini crude e purtroppo reali”.
Un concerto che è durato quasi due ore, in compagnia di un colosso del neo-progressive rock.

Per gli amici toscani che non lo conoscono, manca una data alla fine del tour, quella del 13 febbraio al Viper di Firenze.
Non temete, non siate timidi: andate, partecipate a questo live e tornerete a casa contenti e con un sorriso stampato in faccia.
FISH è un ottimo artista, ma prima d’esser questo, è semplicemente un uomo che ha saputo più volte rialzarsi dalle disgrazie della vita (non va scordata la lunga malattia), senza perdersi d’animo e andando, sempre più, a rinnovare la sua energia ed il suo carisma.

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