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Le dernier coup de marteau” di Alix Delaporte – oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014 – è un film per ragazzi grazioso ma probabilmente poco adatto alla sezione competitiva di un festival come questo.

Per la francese Delaporte non è la prima volta al Lido: nel 2006 ha vinto il premio per il miglior cortometraggio con “Comment on freine dans une descente” mentre nel 2010 il suo primo film “Angèle et Tony” è stato selezionato dalla Settimana Internazionale della Critica.

Con “Le dernier coup de marteau” firma il suo secondo lungometraggio: il 14enne Victor (Romain Paul) vive in Camargue con la madre, che sta superando gravi problemi di salute. Suo padre Samuel è un famoso direttore d’orchestra ma il ragazzino non l’ha mai conosciuto. Quando però sente il proprio futuro e i propri deideri sfuggirgli di mano, Victor si fa coraggio e affronta per la prima volta il genitore.

Un semplice racconto di crescita che Alix Delaporte – anche co-sceneggiatrice insieme a Alain Le Henry – mette in scena con sincera partecipazione e senza calcare la mano sugli aspetti più emotivi.

Il rapporto tra Victor e il padre si costruisce non attraverso le parole ma grazie alla scoperta della musica: nella «prima emozione artistica» provata dal ragazzino all’ascolto della sesta sinfonia di Mahler (il “coup” del titolo è proprio uno dei colpi del destino mahleriani), dice l’autrice, risiede la possibilità per Victor e Samuel di (ri)trovarsi e comunicare. “Le dernier coup de marteau” è tutto qui: non è abbastanza, almeno non per Venezia.

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