Home > Recensioni > Desert Clouds: Dharma Bums

Anime turbate

È la lentezza che prende forma e si trasforma in canzone. È la tristezza, che eri appena riuscito a scalzare, che torna in agguato appena si parte con “Around Us”, prima traccia di “Dharma Bums”.
La voce di David of Alayza – così si fa chiamare il cantante – prende direttamente in prestito dai Nirvana e dai Radiohead, mancando però di quella rabbia, di quella grinta, di quell’empatia, e sì, anche di quel groove tutto loro, che hanno portato Cobain e Yorke al cuore e allo stomaco delle persone.
Le melodie denotano la passione del combo italiano non solo per il grunge, ma anche per il rock psichedelico, così si creano situazioni surreali in cui Cobain e Yorke diventano cantanti di un gruppo che scimmiotta i Pink Floyd, come nel caso di “Frank And Tom Are Walking On Jimi’s Beach Searching For Love” (?), situazioni in cui la cacofonia viene confusa con l’armonia. Eppure le idee ci sono. Sarà forse a causa della scarsa produzione, ma le sei tracce che compongono “Dharma Bums” risultano disomogenee e difficili da digerire. Esce dal coro “A Reason To Die”, che, come nel migliore degli ossimori, stupisce nel suo up tempo, con un riff iniziale quasi sabbathiano.
Si dice che un requisito fondamentale per ritenersi pronti a dare agli altri sia l’essere consapevoli di se stessi. Facciamo nostro questo pensiero e consigliamo di completare la fase dell’ascolto, perché non si smette mai di imparare e perché bisogna arrivare maturi e consapevoli di ciò che si ha, per poterlo trasmettere con la musica.

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