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Desert Clouds / il tORQUEMADA: Due facce della stessa medaglia

Due realtà musicali emergenti, che vivono le stesse situazioni, o quasi, possono avere una visione diametralmente opposta di come gira la vita. E quale modo migliore di conoscere queste due realtà se non quello di farle confrontare su temi comuni?
A voi il piacere di incontrare e scoprire le differenze di veduta tra Desert Clouds e il tORQUEMADA.

Partiamo da lontano: quali sono i gruppi con cui siete cresciuti?
DESERT CLOUDS: Siamo cresciuti con gruppi dei più svariati generi: da Doors e Pink Floyd fino a Led Zeppelin, Queen, U2, Nirvana etc. Ma qui si sta parlando di quasi dieci anni fa. Ora come ora ascoltiamo molta musica e le nostre orecchie si sono poggiate su artisti come Leonard Cohen, Tim Buckley e ripeto Tim, Syd Barrett, Nick Cave e tanti altri più o meno conosciuti.
il tORQUEMADA: Abbiamo pochi ascolti comuni nella nostra adolescenza, possiamo dire che a parte la passione per i Nirvana e i R.A.T.M., ognuno di noi è cresciuto con un percorso musicale diverso. Ciano è cresciuto a Deftones, Soundgarden e punk. Davide ama i Metallica ma anche i Pink Floyd e i Cream ed è un patito di J. Coltrane. Io (Alfonso/Trigger – chitarra e voce) sono cresciuto con i Doors, amavo (ed amo) anch’io i Pink Floyd, ma anche Bob Marley.

A un certo punto della vostra vita avete deciso di cominciare a fare musica: a quando risale questa decisione? Che cosa vi ha spinto?
DESERT CLOUDS: Risale ad una decina di anni fa, quando abbiamo visto che non andavamo bene per le persone che ci circondavano: quale mezzo più efficace per isolarsi se non quello di fare musica profonda, cupa, ermetica ma soprattutto “vera”? E vuoi sapere cosa invece ci spinge adesso a continuare? A parte le illusioni masochiste e le rassegnazioni, il gusto di vedere che non tutti sono pronti a sentire ciò che va oltre il semplice genere, a partire proprio dalla gente che dice che di musica se ne intende. La nostra non è una scelta professionale ma di vita e come tale senz’etichetta, in tutti i sensi. (ride)
il tORQUEMADA: Quando decidi di cominciare a fare musica è perché ne senti il bisogno fisico ed emotivo. Non ci sono delle ragioni ben precise. Ci è sempre piaciuto suonare. Prima di formare Il tORQUEMADA ognuno di noi aveva alle spalle diverse esperienze in altri gruppi più o meno adolescenziali, questo testimonia che la nostra vita è stata, è e sarà sempre legata alla musica.

Avete scelto di celare la vostra identità dietro a nomi d’arte: hanno un particolare significato?
DESERT CLOUDS: Alcuni sì, alcuni no. Non è un tentativo di celare la nostra identità, anche perché poi alla fine siamo sempre noi. I nomi che vedi sono un modo di ironizzare sull’attaccamento al nome che il mondo “civile” ha: alcune volte, anzi quasi sempre, il nome supera l’anima.
il tORQUEMADA: Nessun significato o messaggio subliminale nascosto. Il titolo e la trama dell’EP ci hanno aiutato ma relativamente. È stato solo un gioco. Ci siamo calati nei personaggi di un ipotetico telefilm cazzutissimo sulla vita da gangsta. Ci faceva ridere e lo abbiamo fatto. Non a caso abbiamo scritto sul cd “…in these circumstances…”; Trigger, Barrel e Caliber sono solo il cast dell’episodio.

Quale peso ricopre l’attività live? Che riscontro avete dal pubblico?
DESERT CLOUDS: Il pubblico spesso reagisce assentandosi. Purtroppo l’arte in Italia è un pericolo costante per la gente. Hanno tutti paura di togliersi le bende e scoprire che anche dentro ognuno di loro c’è molto dolore e molta sofferenza e che la noia non è quel sapore che si avverte quando si sente uno di questi ultimi due sentimenti, ma è quella che ormai colma le loro vite piatte e sature di nulla. La gente ha paura di sentirsi dire che stanno distruggendo l’essenza di questa esistenza e che l’universo li deride.
il tORQUEMADA: Suonare dal vivo è fondamentale per un gruppo. Che sia un localino o un palco enorme, non fa differenza, basta suonare. Dal vivo diamo il massimo, cerchiamo di comunicare intensità ad ogni nota. La location non è importante, molto di più lo è la gente che la occupa. Dove le persone sono state più calorose e partecipi si sono consumate delle serate fantastiche. Noi ci mettiamo l’anima, oltre che il sudore, ma lo spettacolo lo fa anche il pubblico. Per fortuna sono state di più le serate finite bene che quelle mosce. A fine concerto un po’ di dischi e magliette si vendono sempre, e quella è già una soddisfazione, tanto che un bel panino all’autogrill possiamo permettercelo… (risata).

Si dice che la situazione musicale in Italia non sia delle migliori. Voi cosa ne pensate? Qual è secondo voi l’ostacolo più grande per un gruppo italiano nel proporsi all’estero?
DESERT CLOUDS: L’ostacolo più grande è che l’Italia di questi tempi fa disgusto a tutti, un gruppo non avrebbe necessità di andar via se qui vi fossero gli spazi per esprimersi e se il valore di queste espressioni fosse riconosciuto anche all’estero. Purtroppo qui in Italia si è rimasti a “O Sole Mio” o ” Volare”… C’è molta malinconia e attaccamento al passato, mentre le nazioni estere, pur non avendo un passato, piano piano, costruendo sempre il loro presente, se lo sono ritrovato.
il tORQUEMADA: Il problema non è il livello dei musicisti italiani. Gruppi validi ce ne sono a bizzeffe: Afterhours, Verdena e Il Teatro degli Orrori sono la dimostrazione di come il rock italiano sia internazionale quanto quello tedesco o francese. La mela marcia dell’Italia è la cultura che sta vivendo un progressivo degrado morale, di conseguenza la musica, intesa come cultura musicale, si sta perdendo. Il background musicale dei giovani (15/25 anni) sta morendo. Non c’è più educazione all’ascolto, la curiosità è un optional. Te lo dimostra il fatto che la disciplina “Musica” è insegnata solo alle scuole medie. In diversi paesi del resto d’Europa ogni studente finirà il proprio ciclo di studi conoscendo e sapendo suonare uno strumento, perché la Scuola glielo ha insegnato fino all’ultimo ciclo di studi obbligatorio. Ma a quanto pare l’Italia, il paese di Verdi, Puccini e Pavarotti, preferisce investire sul nucleare piuttosto che sulla propria cultura musicale.
[PAGEBREAK] Sempre sulla situazioni dei gruppi italiani, si dice spesso che ci sia troppa rivalità: voi sentite questa cosa?
DESERT CLOUDS: Non crediamo affatto. Rivalità per cosa poi? Non c’è nulla da guadagnare. Certo ci sono dei gruppi che hanno delle belle faccine, ma la rivalità non centra. Noi, personalmente, siamo contenti quando qualcuno emerge da questa melma, anche se solo per qualche mese. Ricordiamo che band come gli Epo, gli Gnut e gli Atari erano gruppi che suonavano nei nostri stessi locali (non che ora non lo facciano più) e il fatto che siano riusciti ad affermarsi, chi più chi meno, a noi reca una grandissima gioia e siamo orgogliosi di loro, soprattutto degli Atari che conosciamo aldilà della musica.
il tORQUEMADA: Non ce ne fotte un cazzo della rivalità. Non la sentiamo per niente, e poi con chi? Una recensione su due ci dicono che abbiamo delle sonorità in comune a O.D.M., dovremmo sentirci in rivalità per questo? Sarebbe da bambini e ormai, a 30 suonati, certe cose le superi. È ovvio, ci sentiamo stimolati dalla presenza di gruppi bravi, ma considerare il tutto come una competizione sarebbe da idioti.

Parlando di band emergenti. Oggi è molto facile fare un cd, più difficile forse è emergere tra i tanti. Secondo voi cosa avete in più degli altri?
DESERT CLOUDS: In più degli altri… Forse, come abbiamo già detto prima, che pochi ci capiscono.
il tORQUEMADA: Onestamente non ci poniamo il problema di avere qualcosa in più degli altri. Il machismo non è nella nostra indole. Dico solo che c’è sempre da imparare dagli altri, non solo da quei musicisti che ami e veneri ma anche da quelli “messi peggio di te”, anzi sono proprio questi ultimi che ti portano a dire: “Cazzo, suona ‘sto pirla che ha preso una tastierina del cazzo in mano da 2 mesi e mezzo ed io, che suono la chitarra da 10 anni, non dovrei?”. Giusto per intenderci, non siamo degli ultra-tecnici-virtuosi dello strumento e non ci atteggiamo a tali, né tanto meno ci presentiamo come innovatori, nonché portatori del nuovo hype del momento. Ormai troppi creano pseudo-musica sintetica con tanto fumo e niente arrosto, mi riferisco a tutta ‘sta gente che pensa di aver scoperto l’America con una Casio del cazzo.

Come avviene il processo creativo?
DESERT CLOUDS: In realtà non è un vero e proprio processo, la creazione di ogni cosa è istantanea e quindi, in sala prove, viene arricchita di altre quattro o più creazioni istantanee, e così nasce il brano. Questo però verrà suonato sempre in modo diverso a seconda delle emozioni momentanee tenendo conto sempre della creazione madre, cioè quella del compositore che nel nostro gruppo alcune volte si traveste da pianista, alcune da chitarrista e nel più frequente dei casi dal cantante-chitarrista.
il tORQUEMADA: All’inizio era tutto un istinto viscerale, tutto ci suonava bene, riff, attacchi, stacchi, fischi: gli inizi di una band sono sempre così! Adesso c’è qualcosa di più intimo, io porto un’idea già ben delineata e la sviluppiamo insieme dopo lunghe session. In poche parole io scrivo e il tORQUEMADA arrangia.

Parliamo un po’ del vostro disco: siete soddisfatti del risultato finale?
DESERT CLOUDS: In realtà non proprio. Questa per noi era una demo. Siamo contenti del riscontro positivo che sta avendo dai vari webzine e magazine, a parte il tuo e pochi altri. Se dobbiamo soffermarci sul disco in sé e per sé sappiamo che potevamo fare molto di più, ma non abbiamo avuto né soldi né tempo per farlo. Andrà meglio il prossimo.
il tORQUEMADA: Abbastanza. Questo EP doveva essere esattamente come è venuto. Potrei stare qui a dire che avrei dovuto rifare qualche chitarra ma sarei logorroico e pedante. Questo EP rappresenta solo una momento di stand-by. Sono tutti dei pezzi che seguono la stessa politica monolitica di “Tales From The Bottle” ma che suonano semplicemente più violenti, grazie soprattutto alla migliore qualità di registrazione.

Quali saranno le vostre prossime mosse?
DESERT CLOUDS: Abbiamo avuto una proposta contrattuale da parte di una casa di produzione toscana, se tutto va bene le cose dovrebbero cambiare. Altrimenti la prossima mossa sarà quella di scappare da quest’ Italia…
il tORQUEMADA: Registrare il nostro prossimo disco che sarà sicuramente il migliore! Abbiamo molti pezzi pronti che proponiamo già dal vivo, altri da arrangiare, tantissime idee. Fosse per noi saremmo già al 4° disco, altro che secondo! Ma sai, i soldi e i tempi son quelli che sono…
Ci saranno ancora dei pezzi col marchio di fabbrica, ma la novità è che sarà più vario. Non vogliamo ricadere nella “monoliticità” dei precedenti dischi. Ci saranno alcune ballate e altri pezzi in cui sperimenteremo con strumenti diversi: piano, archi, e chissà che altro. Di certo non ci interessa limitarci ad un genere. Per essere soddisfatti dobbiamo assecondare le nostre “ondate creative”. Una cosa è certa, la tensione sarà sempre alta… Per il resto si spera che possa uscire presto (inizio 2009), ma la tempistica non è il nostro forte.

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