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    Destroyer

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«I was twenty years old in 1992»

Dan Bejar, meglio conosciuto come uno dei fondatori dei New Pornographers (o anche, per aggirare lo snobismo dettagliato, come «quel canadese dal nome esotico»), ha creato Destroyer nel 1995, ed è da allora che fa uscire, più o meno a intermittenza, dischi su dischi, EP su EP. “Kaputt”, per dire, è il suo nono LP.

Come al solito, il disco ha il suo andamento ondivago, con trovate musicali tanto complete, talvolta, da fondersi perfettamente alla voce stridente di Bejar e alla sua tendenza ai testi aspri e disincantati (o meglio, tutto il bello dei testi è che, non appena imboccano la strada del lirismo, vengono smorzati da una nota, una coda, una singola parola ironica).

Altre volte, però, “Kaputt” è staccato, privo di direzione, si avvicina alla lounge, al pop atmosferico, al synthpop con una spolveratina (insufficiente) di fiati.

Il paragone con i New Pornographers, nonché il discorso «Dan Bejar fa meglio coi New Pornographers» è controproducente dato che, hey!, Destroyer è un progetto tutto diverso. E, a costo di smentire il titolo, non è la freschezza a mancare, in “Kaputt”. Piuttosto, il problema è un elemento che c’è ed è sempre stato presente in Destroyer: l’essenza adirezionale, le mega-ramificazioni apparentemente complesse e il fatto che ogni disco, per quanto sia ben confezionato, non riesca a coinvolgere dall’inizio alla fine l’ascoltatore. Detto questo, ci si inchina di fronte a “Blue Eyes” e all’ammirevole persistenza di “Bay Of Pigs” (undici minuti di peregrinazioni da genere a genere).

Pro

Contro

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