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Deus al Carroponte per festeggiare vent’anni di attività

Domenica 26 luglio va in scena al Carroponte di Milano l’ultima data del mini tour italiano dei Deus. Dopo essere stati a Genova sul palco del Mojotic Festival e a Roma a Villa Ada, il Carroponte illuminato a festa è l’ultimo testimone di questo tour celebrativo della band. Sono infatti passati vent’anni ormai dal disco d’esordio “Worst Case Scenario” del 1994 e Tom Barman e soci sono ancora sulla scena, con la stessa forza e la stessa grinta di tanti anni fa.

Contro ogni pronostico la temperatura è accettabile e qualche nuvola minacciosa sopra le nostre teste fa pensare male i più pessimisti tra noi. Persino le tanto celebri zanzare del Carroponte questa sera sembrano essersi pacate o momentaneamente addormentate.

Si comincia prestissimo, che il sole è ancora alto e questo vanifica ogni possibile aiuto scenico da parte delle luci. La band che sale sul palco non ha bisogno però di nessuno trucchetto per conquistare tutti i presenti. Sono i Balthazar e anche loro provengono dal Belgio. Formazione indie pop, che ha da poco pubblicato il terzo disco “Thin Walls” ottenendo un buon successo. Facce giovani, formazione stilosa e tanto talento in campo. Brani come “Bunker” e “Decency” fanno subito presa e se all’inizio le teste degli spettatori si muovono timidamente, alla fine del loro set tutti si lasciano andare e conquistare da questi cinque ragazzi. Chitarre ruggenti, un’eleganza di fondo e cori intonati all’unisono fanno di questa band una delle più promettenti per gli anni futuri. “Blood Like Wine” conclude la loro esibizione, con le loro voci che salgono insieme al cielo e qualche brivido che corre sulla nostra spina dorsale.

La luce del sole è ormai scesa e il Carroponte spicca in tutto il suo splendore. Scendono i Balthazar per lasciare spazio ad una delle band più significative degli anni ’90. Una band che forse non ha avuto i giusti riconoscimenti nel corso degli anni, ma che è stata in grado di fondere diversi stili musicale e dare vita a grandi canzoni che hanno lasciato il segno.

I Deus salgono sul palco ed è subito una partenza esplosiva con “Slow”. Tom Barman sprizza energie da tutti i pori. Si muove in modo convulso e si agita senza sosta. Quando da un calcio volante in prossimità dei fotografi sotto di lui, qualche dubbio sul suo tasso alcolemico passa nei pensieri di tutti. “The Architect” è un pezzo travolgente, con una cadenza serrata che strizza l’occhio alla dance. Un brano che i Kasabian di oggi se lo possono solo sognare di notte.

Barman e il polistrumentista Janzoons rappresentano i due membri storici della band, ma anche gli altri hanno un’energia pazzesca. Mauro Pawlowki alla chitarra si muove come un dannato e allo stesso tempo ha un eleganza bohemien d’altri tempi.

“Quatre Mains” dell’ultimo disco del 2012 è uno dei pochi brani della band completamente in francese. La voce di Barman è profonda ed avvolgente, quasi un incantesimo nella notte scura milanese. “Theme From Turnpike” sembra uscita da un film noir francese, quelli in cui c’è tanto fumo, la Senna sullo sfondo e i lampioni che fanno una luce strana.

Un set serrato, senza pause se non quelle per rifiatare un attimo e bere un sorso d’acqua. Scendono e risalgono sul palco per concludere in bellezza con quella “Sud & Soda”, che è una bomba esplosiva e che ha la capacità di liberare tutte le ultime forze che avevamo risparmiato per questo momento.

Vent’anni di Deus e non sentirli. Quello che possiamo augurare a loro è di continuare con questa energia per altri vent’anni e di mantenere sempre viva la stessa magia. Quello che possiamo augurare a noi è di non smettere mai di emozionarci davanti alle cose belle.

 

La scaletta dei Deus al Carroponte 2015

Slow

Via

The Architect

Constant Now

Stop-Start Nature

Instant Street

Fell Off the Floor, Man

Girls Keep Drinking

Sirens

Little Arithmetics

If You Don’t Get What You Want

Quatre Mains

Serpentine

Hotellounge (Be the Death of Me)

Sun Ra

Theme From Turnpike

Roses

Bad Timing

Suds & Soda 

 

 

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