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Devastazioni emotive

Fiumi di sensazioni per un concerto in cui mi aspettavo il concetto principale ruotasse intorno all’essenzialità del Sentimento contrapposto all’eterogeneità del Suono di un gruppo mostruoso quale ora è l’entità chiamata Converge. Ironico ma non troppo, il magma di sensazioni e sentimenti della serata sarà semplicemente inestricabile per complessità, ironico ma non troppo, il suono sarà assolutamente scevro da barocchismi gratuiti, ma anzi lucidamente minimale e dritto al cuore.
Sorpresa della serata, il locale relativamente pieno e, soprattutto, un pubblico caldo, partecipe e pieno di aspettative. Adrenalina ai massimi livelli, ciò a cui stiamo per assistere è un vero e proprio evento, funestato da un fulmine a ciel sereno qual è stato sapere che il chitarrista Kart Ballou si è rotto la mano pochi giorni prima, provocando quindi una riduzione della set-list in quasi tutte le date italiane e costringendo il suddetto a suonare seduto. Gran peccato e piccolo rammarico, ma è da ammirare la tenacia dei ragazzi (e la tecnica spaccaculi di Kurt) che hanno deciso di portare a termine almeno le date italiane, per poi tornarsene a casa con le pive nel sacco.
I primi ad esibirsi sono i Paint The Town Red, gruppo tedesco dedito a un metal-core abbastanza canonico ma la cui votazione complessiva risente positivamente dell’energia messa nell’esibizione. Certo, nessuno o quasi li caga, ma è comprensibile.
Turno dei Converge, entrata in sordina, i musicisti si sistemano i propri strumenti da soli e il buon Jacob Bannon, consacrando la serata al pubblico in sala, spiega diligentemente i problemi del chitarrista e ringrazia di cuore i presenti, un “Thank you so much for stickin’ around!”, ripetuto un bilione di volte nel corso della serata e si da il via alle danze. “Concubine”. Ed è il delirio. Sguardi spiazzati, neuroni triturati uno dopo l’altro, il climax perfetto per tutto ciò che i Brutal Truth hanno mai composto. A seguire la meravigliosa “Bitter and Then Some”, altro esempio di sintesi sopraffina dell’estremo musicale odierno, ancora, un inedito senza titolo che mostra come il grind deviato e bastardo dei Nostri abbia raggiunto nuove ed efficacissime forme espressive all’insegna della pragmaticità più ricca possibile. Il numero psycho-sludge di “My Great Devastator” tratto dallo split con gli Agoraphobic Nosebleed, “Conduit” da “Petitioning the Empty Sky” e, infine, “The Saddest Day” da “When Forever Comes Crashing”.
Corpi sudati, crowd surfing, tatuaggi in bella mostra, e un pubblico che annovera nelle sue schiere la più disp(e/a)rata rappresentanza della gioventù cittadina. Poco più di mezz’ora di musica, tante parole spese da Jacob e dal bassista Nate Newton; un batterista completamente fuori (sul suo viso un’unica espressione, assolutamente da, ehm, ebete. Sguardo fisso perso o sulla batteria o sul pubblico) che non è un batterista è una macchina omicida tritacannoli. Un bellissimo momento di comunione di intenti e di emozioni, al di là di tutto.
Che poi i signori Converge abbiano sottolineato ancora una volta (nonostante le sfighe varie e la mancanza, inesplicabile, di un chitarrista) di essere praticamente LA band del momento e il nodo attorno a cui si staglieranno i futuri terremoti musicali, be’, magari non è nemmeno così importante.

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